Una finestra aperta sulla «grande époque»

Dragoni

Agli inizi del 1800 Napoleone Bonaparte potenziò gli effettivi dei dragoni elevandone l’organico e portandolo a 30 reggimenti dai 20 precedenti. Nel 1806 anche la guardia imperiale fu dotata di un reparto di dragoni (circa un reggimento col nome di Régiment de dragons de la Garde impériale conosciuto anche come Dragons de l’Impératrice). Ogni reggimento era costituito da 1055 uomini.

I dragoni erano armati di moschetto, a differenza degli altri reparti che erano armati con la classica carabina. Il moschetto adottato dai dragoni era il modello 1777, ma già nel 1801 fu sostituito da una versione di maggior qualità su cui si poteva anche innestare una baionetta, fu in seguito assegnato anche ad altri reparti di cavalleria.

Nel combattimento ravvicinato a cavallo usavano la stessa sciabola in dotazione a tutti i reparti di cavalleria pesante. I dragoni francesi erano inoltre dotati di pistola modello 1777 verso la fine dell’impero napoleonico uscirono anche delle versioni migliorate con l’impugnatura accorciata.

Le cavalcature dei dragoni dovevano essere più robuste rispetto a quelli degli altri corpi militari; caratteristica che si ritrovava negli esemplari del Calvados e sulle rive della Manica e della Mosa.

I reggimenti di dragoni, servirono essenzialmente in Spagna, e tranne rare eccezioni non combatterono più a piedi.

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Il dragone indicava, nel XV secolo, un archibugiere a cavallo; più tardi questo vocabolo si utilizzò per designare un soldato di una specialità della cavalleria.
I dragoni erano organizzati non in squadroni come la cavalleria ma in compagnie come la fanteria, da cui i loro ufficiali provenivano. La flessibilità derivante dall’essere in pratica una “fanteria a cavallo” li rese un’arma efficace, specie quando impiegati per quella che oggi verrebbe definita “sicurezza interna” per fronteggiare il contrabbando, la guerriglia o i disordini civili. Un reggimento di dragoni era anche meno costoso da costituire e mantenere rispetto ad un reggimento di cavalleria; d’altra parte in rapporto a quest’ultima i dragoni si trovavano in condizioni di svantaggio, perciò costantemente cercarono di migliorare la propria capacità equestre, i propri armamenti, ed anche lo status sociale, ai livelli della “sorella maggiore”.
Durante il XVII secolo e gli inizi del XVIII secolo un dragone era tradizionalmente un soldato addestrato al combattimento a piedi, ma che si muoveva a cavallo. Il nome deriverebbe dalla principale arma utilizzata, una carabina o moschetto corto chiamato dragon per il fumo che emetteva allo sparo. Un’altra ipotesi fa risalire il nome a Guillaume de Gomiécourt, signore di Wailly nell’XI secolo, che ricevette l’appellativo di Dragon da Enrico I di Francia per la sua determinazione nel combattere gli inglesi. Più tardi suo figlio, Raoul Dragon de Gomiécourt, reclutò una truppa di soldati addestrati a combattere sia a piedi che a cavallo, che presero il nome e il vessillo dal loro comandante. Gustavo II Adolfo di Svezia nel XVII secolo introdusse questo tipo di truppe nel proprio esercito. Allora il dragone era armato di una sciabola, di un’ascia e di un fucile. La maggior parte degli eserciti europei imitò il sovrano svedese. Per tutto il secolo successivo il carattere di fanteria della specialità continuò ad attenuarsi per poi scomparire.
Il termine “dragoni” finì per indicare la cavalleria media a partire dall’epoca delle prime guerre combattute da Federico il Grande, alla metà del XVIII secolo.

Dalla fine del XVIII secolo alcuni reggimenti iniziarono a ricevere la denominazione di dragoni leggeri, poiché montavano cavalli più leggeri e rapidi, e portavano sciabole leggere. Erano addestrati alla esplorazione, alla schermaglia e ad altri compiti in cui era essenziale la velocità.

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