Le drapeau pris à l’ennemi
Stefano Manni
Le drapeau pris à l’ennemi
Dragone del IV Reggimento
Omaggio a Jean Baptiste Edouard Detaille
La scena è ambientata in uno dei campi di battaglia della Campagna 1806 -1807 e raffigura un dragone del IV Reggimento di linea che, sopravanzando fumi e clamori di un combattimento appena concluso od al suo epilogo, e vittorioso per l’Imperatore, galoppa brandendo ed ostentando, probabilmente ai suoi stessi commilitoni più indietro, un vessillo nemico catturato. L’uomo indossa la tunica d’ordinanza per i reggimenti di dragoni, nel tipico colore verde medio (con falde piuttosto allungate, risvolti e mostre nel colore reggimentale, in questo caso scarlatto, aperta a triangolo con vertice al centro del petto e recante sui risvolti alle falde un fregio di granata verde medio) che, a parte piccoli cambiamenti, restò pressoché identica fino al 1812, quando venne introdotto il cosiddetto habit-veste, abbottonato fino in vita, più attillato e con le falde sensibilmente accorciate. Panciotto, pantaloni e cinturone, con fibbia metallica ottonata, sono anch’essi effetti d’ordinanza. La bandoliera pare essere quella modello 1801, assai familiare e di largo uso tra la truppa. Sopra le ghette il nostro indossa stivali con paraginocchio (comuni alla cavalleria pesante e media) che sembrano essere del tipo morbido. Le mani sono protette da guanti alla moschettiera. L’elmo è quello tipico dei dragoni, con coppo e cimiero in lega di rame, ornato di crine di cavallo nero (bianco per i trombettieri) e turbante di pelliccia. Si ha notizia di numerosissimi modelli e varianti di questi elmi da dragone (persino da reggimento a reggimento e da squadrone a squadrone), soprattutto in merito alle fogge e sbalzi dei cimieri ed al turbante di pelliccia. L’elmo veniva assicurato al capo mediante un sottogola in cuoio od a scaglie di rame fissato a dei rosoni ai lati del turbante. Davanti al rosone sinistro è visibile la tulippa reggipennacchio (che, data l’azione di combattimento e la conseguente uniforme da campagna, è stato riposto nella valigia dietro la sella). Quasi superfluo sottolineare il fatto che anche i suddetti pennacchi meriterebbero un corposo spazio a parte, data la loro infinita varietà per foggia, colori e dimensioni. L’espressione del ragazzo tradisce l’ovvia stanchezza ma anche il giusto orgoglio per l’azione compiuta senza neppure dover “svincolare” il suo moschetto (modello 1777) ben fissato con cinghiame e fondina da sella. Sotto i copri fonde della sella, anch’essi in tessuto verde medio e gallonati in bianco, si percepisce la fonda destra della coppia di pistole, generalmente modello 1793, di cui erano dotati i dragoni e che servì loro per l’intero periodo napoleonico. Della sciabola a lama diritta, è visibile la sola parte finale del fodero ma, dal rinforzo in rame, potrebbe trattarsi di quella modello An XII da truppa, con elsa a tre guardie, dragona in cuoio bianco e foderino per baionetta. La sella è quella d’ordinanza da truppa modello 1801, con copertina verde medio gallonata in bianco e valigia recanti il numerale del reggimento. I finimenti del cavallo sono in cuoio nero mentre gli staffili, come previsto per la truppa nei dragoni, sono in cuoio ungherese bianco. Il pettorale del cavallo orizzontale era distintivo della cavalleria pesante e dei dragoni, mentre le cavalcature delle varie specialità della cavalleria leggera, avevano in genere pettorali ad ipsilon con fibbie di varie fogge. Curiosa e frequente pratica, limitata quasi esclusivamente alle situazioni di campagna, quella di annodare le code dei cavalli per evitare si impigliassero in rami od arbusti.
Olio su tela
Cm 40 x 50
Collezione dell’Autore
Inserimento 4 agosto 2009
