Una finestra aperta sulla «grande époque»

Breve sosta salendo

Stefano Manni 

Breve sosta salendo

Breve sosta salendo

Breve sosta salendo

Dragone dell’Imperatrice, tenuta da campagna 1806-09

Il soggetto qui rappresentato appartiene al Reggimento dei Dragoni dell’Imperatrice (cavalleria media della Guardia Imperiale), dedicato dall’Imperatore alla propria amata consorte e costituito ufficialmente nel 1806. Il taglio dell’uniforme, che al contrario di quanto avvenne per i dragoni di linea, variò assai poco nel corso degli anni fino al 1815, constava di una giubba a falde allungate color verde scuro (cromatismo caratteristico dei dragoni, è noto, peraltro, che fosse il colore preferito di Napoleone) con risvolti scarlatti guarniti con fregi di granata aurore (oro per gli ufficiali) sottopannati bianchi. Le spalline erano color aurore e senza frange (per sottufficiali e truppa) e frangiate e dorate per gli ufficiali (doppie o solo a sinistra a seconda del grado) e, da quella destra, pendevano le cordelline anch’esse aurore distintive per ogni membro della Guardia imperiale. Colletto e paramani erano verde scuro nei surtout, mentre negli habit-veste i paramani erano scarlatti con patte a tre bottoni bianche. Le falde della tunica recavano lunghe false tasche verticali a tre punte con altrettanti bottoni dorati profilate in scarlatto. Il nostro gentiluomo ha sostituito, come previsto per la circostanza, i suoi pantaloni di pelle (delicati e riservati all’alta tenuta) con un paio in tela grezza biancastra che, unitamente alle ghette di tessuto bianco, danno una migliore aderenza agli stivali alti e muniti di paraginocchio, che sembrano essere del tipo morbido. Ovviamente ha anche rinunciato a sfoggiare l’alto pennacchio scarlatto che, in altre circostanze, avrebbe svettato sul suo elmo con cimiero pesantemente istoriato e turbante leopardato (visiera compresa; altro elemento distintivo del reggimento). Al cinturone, con fibbia dorata e guarnita da fregio con aquila, è appesa la baionetta per il moschetto Mod. 1777. A tal proposito, si ricordi che tutti i reparti di dragoni (della Guardia compresi) nascono come “fanti montati”, in grado, cioè, di operare sia appiedati che in sella. Nel corso degli anni, situazioni tattiche ed eventi bellici li accomuneranno sempre più alla cavalleria pesante (rispetto alla quale mancavano solamente del corsetto a piastra dorsale e pettorale…la corazza). Il nostro porta, sganciata dal cinturone, una sciabola ricurva (mentre i suoi commilitoni dragoni di linea erano armati con lame diritte assai simili, per non dire identiche, a quelle che armavano i Grenadiers a cheval) ed una bandoliera in cuoio tinto bianco cui è appesa la giberna in cuoio nero d’ordinanza, con pattina d’apertura ornata da placca dorata romboidale recante lo stesso fregio della fibbia del cinturone. Il nostro uomo sembra aver assicurato i pendagli in cuoio bianco della sciabola, con l’allacciatura del fibbiame a 180° rispetto all’usuale. Anche se la posa e l’espressione sono di fiera marzialità, il fango su stivali ed uniforme denunciano che la giornata è stata tutt’altro che rilassante e l’uomo si concede una breve sosta, per l’osservatore, salendo i gradoni in legno di una scala o di un palco, lasciandoci fantasticare sulla sua destinazione.

Olio su tavola

Cm 16 x 50

Collezione dell’Autore

Inserimento 26 settembre 2006

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