Una finestra aperta sulla «grande époque»

In avanscoperta

In avanscoperta

In avanscoperta

Stefano Manni  (dell’Isola di Torre Maìna)

In avanscoperta

Ussaro del VI Reggimento in alta tenuta, 1807 Omaggio ad Edouard Detaille e a Lucien Rousselot.

Rivisitazione situazionale ed uniformologica tratta da un lavoro del Detaille, con particolari cromatismi iconografici desunti dalle tavole sinottiche illustrate del Rousselot. La scena è databile intorno al 1807 e mostra un ussaro del VI Reggimento in alta tenuta. Il soggetto, pur impegnato in una delle caratteristiche modalità operative della cavalleria leggera, la ricognizione, ha ugualmente deciso di sfoggiare la sua sgargiante alta tenuta. Va specificato, per completezza di informazione, che altri compiti affidati frequentemente ai reparti di Ussari erano l’esplorazione e la protezione dei fianchi delle colonne in marcia. L’uomo (che mostra un dettaglio estetico tipico degli Ussari, i capelli raccolti in un codino sulla nuca ed in due trecciole ai lati) indossa il suo dolman scarlatto con mostre al colletto e paramani indaco profilati aurore  (per quest’epoca, quello del VI Reggimento era a 3 file da 18 bottoni semisferici dorati con alamari aurore anziché 5, secondo l’esegesi iconografica del Rousselot) e gli eleganti pantaloni da cavallo indaco, guarniti da gallone aurore lungo la cucitura esterna e sul retro e da fioroni ungheresi sul davanti delle cosce (anch’essi aurore), qui non visibili in quanto coperti dalla gualdrappa copri fonde in vello di pecora bianca gallonate a denti di lupo scarlatti. Gli stivali, corti, o comunque sotto il ginocchio come previsto per la cavalleria leggera, profilati a cuore, gallonati aurore e guarniti di fiocchetto centrale, sono pure del tipo detto “all’ungherese”, con sperone brunito  fissato al tacco. In campagna, di norma, i delicati calzoni di cui poc’anzi, sarebbero stati sostituiti da sovra pantaloni lunghi indaco, chiusi lungo la cucitura esterna, da 18 bottoni dorati su gallone scarlatto e rinforzati internamente in pelle profilata a denti di lupo. La pelisse, color indaco con bottoni dorati, bordi in pelliccia nera o scura ed alamari aurore, che solo in caso di tempo inclemente veniva indossata, è qui portata, nel rispetto della più pura tradizione, fluttuante sulla spalla sinistra e fermata grazie ad una cordellina doppia che gira sulla spalla destra, assicurata ad un’olivetta cucita sul lato opposto del colletto. La giornata, anche se non soleggiata, è chiara e non sembra rigida, consentendo sicuramente questo assetto formale. In merito al copricapo, il nostro ha optato per lo shakò d’ordinanza con placca romboidale dorata e fregiata, guarnito con cordone e racchette aurore e pennacchio nero con punta scarlatta (effetti di impatto, che, in campagna, non si sarebbero di norma veduti) in luogo dell’altrettanto familiare colbacco in pelo d’orso con fiamma ed eventuale pennacchio, scarlatti. Il moschetto sembra essere quello Mod. 1786, che frequentemente equipaggiò gli ussari, per essere poi gradualmente sostituito con il Mod. An IX. La sciabola è, ovviamente, del tipo a lama ricurva e, in questo caso, dotata di impugnatura detta “a staffa” con dragona in cuoio bianco. L’andatura del cavallo (al piccolo trotto), fa fluttuare anche la sabretache, appesa al cinturino tramite gli appositi pendagli e le cui patte sono visibili sulla sinistra dell’uomo. Sotto la gualdrappa, si indovinano le fonde con le 2 pistole (secondo fonti autorevoli, tuttavia, erano contenitori non di rado vuoti…). Bandoliera e rangona, in cuoio naturale tinto di bianco, mostrano anche l’interessante dettaglio del moschettone di fissaggio per l’arma da fuoco lunga. La bardatura del cavallo è quella d’ordinanza per la cavalleria leggera, con facciale a “X” e pettorale ad “Y” dotato di giunzione centrale a cuore in ottone recante il numerale del reparto. Il tempo, probabilmente, non volgerà al bello, data la quota bassa a cui volano i passeri visibili sulla destra.

Olio su tela Cm 35 x 50 Collezione dell’Autore

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