Una finestra aperta sulla «grande époque»

Lancier rouge

Lancier rouge

Lancier rouge

Stefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

Lancier rouge

Lanciere olandese del 2° Reggimento Cavalleggeri Lancieri della Guardia Imperiale, uniforme di servizio 1810-1814

La piccola tela che ho dipinto, raffigura, a mezzobusto, un Lanciere Olandese della Guardia Imperiale (i celebri “Lancieri Rossi”), che indossa la più nota e tipica delle varianti alla loro uniforme con cui la tradizione iconografica ce li ha tramandati, quella di servizio.
Prima di esaminare i dettagli uniformologici, qualche brevissimo cenno storico su questa famosa unità straniera della Guardia Imperiale.
Quando l’Imperatore annetteva o incorporava uno stato, tendeva ad attuare una politica che prevedesse l’integrazione, nella Grande Armèe, delle locali forze armate.
Il Regno d’Olanda non fece eccezione e, nel settembre dell’anno 1810, vide la luce il “2e Régiment Chevau Legers Lanciers de la Garde Imperiale”, assai più noto, appunto come “Lanciers Rouges” per la tonalità delle loro uniformi, come trasformazione del preesistente Reggimento Ussari della Guardia Olandese, di Re Luigi Bonaparte, fratello dell’Imperatore.
All’atto della costituzione, il reggimento aveva una forza di 58, tra ufficiali e sottufficiali, ed 881 tra graduati e uomini di truppa, organizzati in 4 squadroni.
Quando poi, nel 1811, fu aggiunto un quinto squadrone, si raggiunse il numero di 1400 uomini.
Il reggimento prese attiva parte alla sfortunata Campagna di Russia, al termine della quale, superstiti e reclute furono riorganizzati su otto squadroni aventi una forza di 250 uomini ciascuno; sei di questi squadroni entrarono a far parte della “Vecchia Guardia”, mentre 2 furono aggregati alla “Giovane Guardia”.
Al ritorno dell’Imperatore dall’Elba, e fino alla vigilia della Battaglia di Waterloo, i “Lancieri Rossi” potevano dire di essere l’unica unità di cavalleria leggera della Guardia ancora in quasi totale efficienza operativa, tanto che al reggimento, nell’inferno di Waterloo, era stato aggregato anche l’ultimo squadrone superstite dei “Lancieri Polacchi” (altro splendido e celebre reggimento straniero della Guardia, nato nel 1807, le cui uniformi influenzarono massicciamente quelle dei commilitoni olandesi), che le precedenti vicende belliche avevano praticamente cancellato.
L’uomo che ho dipinto, dal tratto distinto e fiero, riveste il grado di semplice lanciere (che, però, non si è negato, per qualche meritata “tirata”, un elegante e certamente assai costoso vezzo, rappresentato dalla pipa in avorio) ed indossa la tipica tunica (detta kurtka) confezionata in panno scarlatto con colletto, risvolti al petto ed alle falde e paramani blu scuro e bottoni semisferici in rame ottonato.
La tipica cordellatura segno di appartenenza alla Guardia, sulla spalla sinistra (per non risultare di troppo intralcio nel maneggio della lancia) e la spallina frangiata a destra, sono in lana giallo ocra, così come i cordoni e le racchette che guarniscono il copricapo (il caratteristico “czapska”), la sola mezzaluna della spallina è in tessuto blu scuro.
In caso di tempo piovoso o rigido, i lancieri indossavano abbondanti mantelle celesti, dotate di maniche e con il colletto scarlatto.
Il czapska, che in caso di clima avverso sarebbe stato ricoperto con una apposita foderina in tela cerata, presenta filettature in lana giallo ocra lungo le cuciture (ed a croce sulla sommità) ed è stato guarnito come previsto con l’alta tenuta… assieme a cordelle, fiocchi e racchette, infatti, nelle grandi occasioni veniva sfoggiato, sulla sinistra sopra la coccarda, un vistoso pennacchio bianco (cordoni, fiocchi, racchette e pennacchio, in caso di pioggia o anche semplicemente per l’assetto di marcia o in operazioni, avrebbero trovato alloggiamento nel portamantello, dietro l’arcione posteriore della sella).
Una spessa banda di gallone in tessuto giallo ocra, ricopre la giunzione tra la parte superiore del copricapo ed il coppo in cuoio nero.
L’imponente fregio a placca frontale, mostra una raggiera in rame ottonato con placchetta centrale in peltro (argento per gli ufficiali) recante il monogramma imperiale “N” coronato in ottone.
Il soggolo è in cuoio ricoperto in tessuto scarlatto-cremisi (guarnito, all’esterno, da anelli in rame intrecciati) da fissarsi, alla bisogna, alle due rosette laterali in ottone, a testa di leone.
Passando a parti dell’abbigliamento che il “mezzo busto” non consente di vedere, possiamo dire che i calzoni, anch’essi confezionati in panno scarlatto, erano a tubo, provvisti di stringa sotto-scarpa ed abbastanza aderenti e recavano una doppia banda di gallone blu scuro lungo la cucitura esterna…ma veniva frequentemente utilizzato anche un pantalone in tessuto blu scuro, con resistenti rinforzi in pelle nera all’interno delle gambe, chiuso all’esterno delle stesse da 18 bottoni semisferici fissati ad una banda di gallone scarlatto.
La calzatura era costituita da un corto stivaletto in cuoio alla caviglia che, in armonia con la tradizione della cavalleria leggera, aveva lo sperone (in rame ottonato con rotella in ferro), fissato al tacco.
Gli effetti di buffetteria e l’armamento comprendevano un cinturino con pendagli per la sciabola, bandoliera e rangona in cuoio bianco, con fornimenti in ottone, per il moschetto e relativa giberna.
La lancia, con puntale in acciaio, era costituita da un’asta in legno, spesso verniciata di nero ma lasciata talvolta anche in tinta naturale, con una banderuola a doppia punta, bianca su scarlatto.

Olio su tela, 30 x 20, collezione dell’autore

Una Risposta

  1. matteo

    matteo sta osservando i capolavori, complimenti.

    18 aprile 2012 alle 21:04

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