Una finestra aperta sulla «grande époque»

Lancier polonais

Lancier polonais

Lancier polonais

Stefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

Lancier polonais

Lanciere polacco della Guardia, grande tenuta 1809 – 1814

I lancieri polacchi furono il primo dei reggimenti di cavalleria leggera, interamente stranieri, ammessi all’onore della Guardia Imperiale. L’unità fu costituita nel 1807 con effettivi la cui età poteva variare tra i 18 ai 45 anni, che provenivano dalla classe agiata della società polacca, generalmente dalla casta dei latifondisti; dovevano, infatti, essere in grado di provvedere in proprio a munirsi di cavalcatura, esserne esperti nella monta e sostenere le spese relative all’acquisto del costoso equipaggiamento ed armamento. Il reggimento si distinse particolarmente in quella che è passata alla storia come “Guerra Peninsulare” spagnola, mettendosi  in particolare luce con l’ incontenibile carica di Somosierra (novembre 1808). In quell’occasione i polacchi, su ordine preciso di Napoleone, caricarono con impressionante slancio e, nonostante la pesanti perdite subite, l’impeto e lo sprezzo del pericolo con cui agirono, rimase impresso negli occhi, nei cuori e nei ricordi di chi assistette all’episodio. In quel frangente Napoleone appuntò, sul petto di numerosi cavalleggeri, le prime onorificenze della Legion d’Onore, giudicando questi uomini senz’altro degni di essere ammessi nei ranghi della Vecchia Guardia. Le cordelline in lana bianca (argento per gli ufficiali) che inizialmente pendevano dalla spalla destra, furono spostate sulla sinistra a partire dal 1809, anno in cui agli effetti d’armamento, si aggiunse anche la lancia (a Wagram ne erano ancora provvisti). Va notato che gli ufficiali ed i sottufficiali più anziani, non essendo dotati di lancia, continuarono a portare la cordellatura sulla spalla destra. All’atto della loro costituzione, questi cavalleggeri erano armati con sciabole da cavalleria leggera modello An XI, moschetti modello An IX ed una coppia di pistole e, a proposito della lancia di successiva acquisizione,  secondo alcune fonti, pare che proprio durante i durissimi scontri di Wagram, i polacchi abbiano caricato e disperso gli ulani dell’Imperatore d’Austria, raccogliendo, quale preda bellica, le lance austriache abbandonate sul terreno. Quando poi essi fecero richiesta a Napoleone di conservare ed aggiungere al proprio equipaggiamento anche questi insoliti, ma certamente meritati trofei, l’Imperatore non ebbe ad obiettare. Non può inoltre essere sottaciuto il fatto che uno squadrone di questi versatilissimi cavalleggeri (materialmente formato dai superstiti del reparto che le precedenti vicende belliche, e in special modo la durissima Campagna di Russia, avevano pressoché annientato), ebbe l’onore di accompagnare l’Imperatore all’Elba e, rientrato con lui, si riunì ai commilitoni rimasti sul suolo francese, prendendo poi parte attiva alle eroiche quanto inutili cariche contro i quadrati inglesi a Waterloo.

Il soggetto che ho dipinto, indossa la caratteristica uniforme prevista dall’alta tenuta; un kurtka blu scuro con paramani, colletto, risvolti al petto e alle corte falde cremisi. Bottoni in peltro. Cremisi sono anche le filettature posteriori del kurtka, mentre i risvolti al petto sono guarniti da passamaneria in argento. Cordelline e spallina frangiata sono in lana bianca, come pure i cordoni, i fiocchi e le racchette che guarniscono l’elegante ed imponente czapska. Avendo io dipinto un mezzobusto, diversi effetti restano non visibili in questo ritratto, tuttavia, proseguendo nel dettaglio dell’impianto uniformologico, possiamo dire che i calzoni indossati con questa tenuta erano blu scuro, di foggia tubolare ed abbastanza attillati, con doppia banda di gallone cremisi lungo la cucitura esterna.  La “tubolarità” veniva esaltata grazie all’utilizzo di un sottoscarpa in cuoio che andava ad assicurare il pantalone al corto stivaletto in cuoio nero (al cui tacco era fissato lo sperone), aumentando eleganza ed aderenza alla gamba. In caso di avverse o rigide condizioni climatiche, l’uomo avrebbe indossato un pratico mantello in tessuto biancastro dotato di un alto colletto cremisi (questo prima del 1809)…la dotazione ed il conseguente impiego della lancia rese ovviamente assai scomodo e limitante il succitato mantello che, infatti, venne ben presto rimpiazzato da un altro capo provvisto di maniche e di una mantellina cosiddetta a “rotonde”; all’interno, lungo i bordi, quest’ultimo modello di “manteau-capote” era foderato in tessuto cremisi. Il vistoso copricapo dei lancieri polacchi era, appunto, il czapska, rivestito in tessuto color cremisi, profilato, filettato e gallonato in bianco. La visiera, in cuoio nero, era dotata di un bordo di rinforzo in argento mentre sul frontale dardeggiava una elaborata placca semi ellittica a raggiera in ottone, attorno ad un’altra, più piccola, semicircolare, in argento e recante il monogramma imperiale “N” coronato, in ottone. Il soggolo, in cuoio rivestito di panno cremisi e guarnito da una lunga catenella ad anelli in argento, era adattabile ed assicurato agli orecchioni (in argento a testa di leone) tramite due gancetti ad uncino. La coccarda, nei tre colori di Francia, recava al centro la Croce Ottagona. L’alta uniforme prevedeva che il già imponente copricapo (che in campagna veniva quasi sempre protetto da una foderina in tela cerata) venisse guarnito con cordoni, fiocchi e racchette (in lana bianca per truppa e sottufficiali giovani; argento per ufficiali ed argento e cremisi per sottufficiali anziani). U n alto pennacchio bianco completava il tutto. Effetti di buffetteria erano il cinturone con pendagli per la sciabola (in pelle di bufalo trattata e tinta in bianco, con fibbia in ottone recante in rilievo l’aquila imperiale coronata), guanti alti alla moschettiera, bandoliera con giberna e rangona per il moschetto in cuoio naturale tinto in bianco. La lancia era una semplice asta in legno normalmente verniciata in nero, con punta in acciaio, sotto la quale era fissata la banderuola in tessuto bianco e cremisi, con il lato flottante tagliato a coda di rondine. Inizialmente, quando videro la luce nella loro terra di Polonia, a questi uomini furono distribuite sciabole di preda bellica prussiana ma, all’arrivo in Francia (marzo 1809), queste vennero dismesse e rimpiazzate con altre lame modello cavalleria leggera (dotate di fodero e fornimenti in ferro) e, in qualche caso, con sciabole analoghe a quelle distribuite ad alcuni reparti ussari, con elsa e fornimenti in ottone.

Olio su tela, cm 30 x 20, collezione dell’Autore

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