Una finestra aperta sulla «grande époque»

Dernier soleil

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Stefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

Dernier soleil 

VII Reggimento Ussari, alta tenuta di servizio 1808 – 1809

Un collinare e compartimentato paesaggio, in un tardo pomeriggio, fa da sfondo a questi due effettivi, un ufficiale subalterno ed un ussaro del famoso e celebratissimo VII Reggimento, i cui componenti erano noti anche con l’appellativo «Les Hussards de Lasalle».

L’ufficiale sembra aver arrestato l’andatura del suo cavallo e, nella gestualità, pare invitare l’uomo che lo sta raggiungendo, a fare altrettanto.

Entrambi mostrano, nell’abbigliamento e negli accessori, i colori tipici del 7° Ussari: dolman e pelisse verde medio/scuro ed eleganti calzoni scarlatti, con passamanerie, distintivi di grado ed alamari (che sottendono 5 file di 18 bottoni semisferici in rame ottonato) rispettivamente in oro (per l’ufficiale) ed in ocra-aurore (per il militare di truppa).

L’ufficiale, in particolare, appartiene ad uno squadrone d’elite, dato il pennacchio interamente scarlatto (che per i colleghi degli squadroni ordinari, sarebbe stato scarlatto con punta verde), che orna il suo abbondante e vistoso colbacco (scelto in alternativa allo shakò, preferito invece dall’ussaro).

I nostri stanno, probabilmente, svolgendo un’attività di ricognizione ed è facile presupporre che qualche altro commilitone stia seguendo, a qualche lunghezza, l’unico ussaro visibile sulla tela, in secondo piano, che, nel raggiungere al galoppo il proprio superiore, sta costringendo la sua cavalcatura, dal mantello sauro, al salto di una bassa siepe di arbusti.

Il movimento del cavallo che ho dipinto, nell’atto di questa modesta prestazione (in termini di difficoltà),  mi consente una piccola “digressione tecnica”:

  • il Capitano in Cavalleria Federico Caprilli, (Livorno 1868 – Pinerolo 1907), che osservando un cavallo scosso al salto, fu l’ideatore del Sistema Naturale di Equitazione, (basato sul principio di permettere al cavallo un movimento il più naturale possibile), nascerà circa 60 anni dopo la scena da me dipinta… prima della sua geniale intuizione, infatti, l’equitazione militare, rimasta invariata per secoli, consisteva, in pratica, nell’addestramento a “squadroneggiare in campagna”, con un assetto del cavaliere sostanzialmente eretto, se non addirittura proteso indietro, soprattutto durante i salti, ed il cavallo, conseguentemente, costretto a movimenti in rigidezza, senza poter arcuare il corpo e distendere l’incollatura e soffrendo, inoltre, della durezza della mano del cavaliere, saldamente “attaccato in bocca”, attraverso morsi rigidi e piuttosto dolorosi per l’animale.

Tornando ai nostri protagonisti, nonostante l’impegno in campagna, i due indossano, come detto, l’alta tenuta: l’ufficiale, infatti ha ornato il suo colbacco con cordone, fiocchetto, racchette e pennacchio, mentre l’ussaro, pur avendo rinunciato a cordone, fiocchetto e racchette per il suo shakò, ha ugualmente fissato l’alto pennacchio nero al pon-pon azzurro, che sovrasta la coccarda e la placca romboidale in ottone (recante un’aquila ed il numerale del reparto, intuibili, ancorchè non esattamente visibil, per dimensioni e distanza della figura).

I delicati ed eleganti calzoni scarlatti, in campagna sarebbero generalmente stati protetti o sostituiti, con sovra pantaloni o pantaloni lunghi, a tutta gamba verde scuro, con fissaggio  sottoscarpa, rinforzati in pelle all’interno delle cosce e chiusi, lungo la cucitura esterna, da 18 bottoni in rame ottonato su gallone scarlatto.

Il motivo di passamaneria detto “a bastione” sulla coscia dell’ussaro, è alternativo all’altro motivo ornamentale a “fiorone ungherese”, ugualmente assai popolare sui calzoni degli ussari di ogni reggimento…nel caso dell’ufficiale, tale soluzione rappresenta, come sui paramani della pelisse, il distintivo di grado.

Gli stivali calzati da entrambi gli uomini, sono in cuoio nero, bassi sotto il ginocchio, detti “all’ungherese”, con lo sperone fissato al tacco (tipici della cavalleria leggera), profilati a cuore e guarniti da sottile galloncino e fiocchetto in oro (ufficiale) ed ocra-aurore (truppa).

L’ussaro, dotato di bandoliera e rangona in cuoio naturale tinto in bianco, è armato con la sciabola d’ordinanza a lama leggermente ricurva, con fodero in ferro ed elsa in rame ottonato “a staffa” (parimenti all’ufficiale che, però, ha il fodero in rame ottonato con fornimenti in cuoio nero nella parte non visibile), con il corto moschetto da ussaro e con una coppia di pistole (poste nelle fonde in cuoio, sotto la gualdrappa in vello di pecora profilata a denti di lupo nel colore reggimentale.

La bardatura del cavallo, in cuoio naturale, è quella tipica della cavalleria leggera, con facciale a “X” e pettorale ad “Y” con placchetta in ottone a cuore recante il numerale del reggimento (cucito in stoffa ocra-aurore anche sui lati del portamantello cilindrico, verde dietro la sella.

Intuibile, nell’ussaro, la sabretache (la cui delicata patta frontale, in campagna, è stata sostituita con una in cuoio recante fregio e numerale del reggimento in ottone), sospesa ai previsti pendagli in cuoio bianco, come la sciabola; entrambi gli effetti, tramite i rispettivi pendagli, sono assicurati all’apposito cinturino (non visibile causa il bordo inferiore della pelisse indossata).

La sabretache dell’ufficiale, con l’alta tenuta, aveva la patta frontale riccamente gallonata e guarnita tra oro e colore reggimentale e recava il fregio dell’aquila imperiale.

L’ufficiale ha utilizzato la tipica bardatura con motivo decorativo a borchiette d’ottone e placca facciale e pettorale nello stesso materiale ed entrambe finemente cesellate.

Come coperta da sella, (anche se i suoi colleghi più anziani dello squadrone d’elite, soprattutto in altre occasioni, avrebbero optato per una “sabrache” in finta o vera pelle di leopardo gallonata in oro e profilata in scarlatto), il nostro subalterno ha adottato una più semplice, ma sempre elegante, coperta in tessuto verde scuro, gallonata in oro e profilata in scarlatto.

Nonostante l’alta tenuta, con tutti i relativi accessori, l’ufficiale ha però pensato di preservare la delicata ed elegantissima bandoliera scarlatta profilata in oro e dotata di fornimenti e borchie in rame ottonato, con una fodera di marocchino rosso (pratica assai usuale tra gli ufficiali della specialità).

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2 Risposte

  1. Valerio de Vargas

    Complimenti vivissimi per i magnifici ritratti.
    Sono alla ricerca di una qualche pubblicazione che presenti l’effigie intera dei personaggi napoleonici più rappresentativi (Marescialli e Generali).
    Mi può aiutare?
    Grazie anticipate e cordiali saluti
    Valerio de Vargas – Padova

    24 aprile 2012 alle 14:37

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