Una finestra aperta sulla «grande époque»

Le trompette au Calvaire

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAStefano Manni  (dell’Isola di Torre Maìna)

Le trompette au Calvaire

Tromba del XIII Dragoni di Linea in uniforme di servizio e campagna 1808 – 1812 olio su tela cm. 40 x 30

Un piccolo drappello di dragoni francesi del 13° reggimento è di rientro al termine di un servizio di pattuglia o, più probabilmente, di ricognizione.

Li precede, di qualche lunghezza, il loro trombettiere che, nei suggestivi cromatismi e nella calma atmosfera di un tardo pomeriggio (dove il sole, ormai prossimo al tramonto, si ritaglia qualche spazio colorando di rosa cirri e qualche cumulo), ha arrestato la sua cavalcatura dinnanzi ad una stele sormontata da una vecchia Croce in ferro battuto, sulla strada che, in leggera salita, conduce ad un borgo ed ad altri abitati visibili sullo sfondo.

L’uomo approfitta di questa breve sosta per farsi raggiungere dai commilitoni, che certamente si intuiscono dietro di lui, concedendo tregua anche al suo cavallo…il tutto nella coincidenza di poter rivolgere uno sguardo, e forse un riverente pensiero, al Sacro Simbolo che sovrasta la piccola colonna in pietra.

Le campagne cui il reggimento prese parte, nonché il periodo di riferimento, possono autorizzare chi guarda a collocare la scena nella Penisola Iberica (nel corso della cosiddetta “Guerra Peninsulare”).

Il nostro indossa un vistoso surtout rosa con mostre al colletto verde medio, profilate in argento (anche i paramani, non visibili dati i guanti “alla moschettiera” indossati, sono profilati nello stesso colore).

L’indumento è ad un solo petto, chiuso, sul davanti, da nove bottoni in peltro e presenta falde medio-lunghe con risvolti verde medio, guarniti dal fregio a granata in panno bianco (tipico delle truppe pesanti)…le false tasche, appena sotto la linea delle reni, in corrispondenza delle due falde, sono ad andamento orizzontale, a tre punte con bottoni in peltro e filettate in verde medio..

Due bottoni, della stessa grandezza dei nove più sopra menzionati, sono fissati all’altezza delle reni e due spalline frangiate in lana bianca guarniscono ulteriormente la giubba.

Secondo una tradizione generalmente consolidata, anche i trombettieri dei dragoni erano usi sfoggiare i cosiddetti “colori contrari”, vale a dire che (fermo restando il tono verde medio delle tuniche della specialità) distinguendosi i vari reggimenti per i colori alle mostre, ai risvolti, alle patte ed alle filettature ed avendo il 13° tunica verde medio con mostre e risvolti rosa, ecco che i suoi trombettieri indossavano surtout rosa con mostre e risvolti verde medio.

Il cinturone (non visibile per questioni prospettiche e portato sotto il surtout), è in cuoio tinto bianco, chiuso da una robusta fibbia rettangolare in ottone, recante stampigliato il fregio di granata.

L’elmo (d’ordinanza ed identico a quello dei commilitoni, con la sola eccezione del crine bianco (nero per i dragoni) che orna il cimiero istoriato) è composto da un coppo in lega di rame ed ottone e da un turbante di pelliccia rasa e pettinata.

Anche se il nostro uomo ostenta questo effetto nella sua configurazione più tradizionale, durante la Guerra Peninsulare, più di una fonte ci tramanda l’usanza di ricoprire, talvolta, gli elmi con foderine in tela grezza o, come nel caso di qualche dragone particolarmente affezionato alla specialità, anche con tessuto di colore verde (nel corso delle mie ricerche uniformologico-iconografiche, mi sono imbattuto in un interessante acquarello, probabilmente attribuibile al Marckolsheim, raffigurante proprio un trombettiere del 13° Dragoni che, oltre ad aver ricoperto l’elmo con la succitata foderina in tessuto verde medio, ha protetto con un’incerata nera anche la gualdrappa e la sella).

Orecchioni a fiore, soggolo e cimiero, sono fatti dello stesso materiale (anche se non mancano testimonianze di soggoli in cuoio naturale privi delle scaglie di rame ad ornamento e protezione).

Anche il bulbo che contiene l’eccedenza del crine, è bianco anche se alcuni elmi, soprattutto dei trombettieri dei corazzieri, presentavano un bulbo in rame-ottone.

La tromba, in ottone, ha cordellatura e fiocchi in lana scarlatta e, in campagna, non è stata abbellita con la drappella, normalmente riservata alle parate (anche se verso la fine dell’Impero, l’uso delle drappelle subì una drastica riduzione in ogni occasione, dato il loro costo).

I calzoni sono in tessuto grezzo color pelle di daino chiaro e vengono indossati assieme alle ghette in tessuto bianco che, migliorando la calzata degli stivali (da cavalleria pesante), consentono il fissaggio degli stessi, grazie ad un piccolo bottone cui si assicura la linguetta in cuoio che fuoriesce dal lato esterno del paraginocchio della calzatura.

Gli speroni, in ferro, sono fissati agli stivali tramite cinghietta in cuoio nero munita di sottoscarpa (modalità comune a tutta la cavalleria pesante).

La bardatura del cavallo comprende gualdrappa, valigia e copri-fonde verde medio gallonati con passamaneria bianca.

La sella, in cuoio naturale, presenta, nel quartiere posteriore, il curioso dettaglio dell’ alloggiamento per i ferri di ricambio.

Gli staffili sono in cuoio ungherese bianco, le staffe in ferro ed il sottopancia in tessuto grezzo grigiastro con rinforzi.

Testiera, briglia e redini sono in cuoio nero con fibbie in metallo chiaro…il pettorale del cavallo, come per la cavalleria pesante, è orizzontale.

Anche questo trombettiere dei dragoni è in linea con l’usanza, divenuta quasi una regola fin quando vi fu la possibilità di adeguarvisi, che voleva i musicanti di tutte le specialità a cavallo, in sella ad animali dal mantello grigio (pur nelle sue varie tonalità…nel nostro caso un elegante “grigio pomellato”).

L’armamento di questo militare comprende una coppia di pistole, alloggiate nelle apposite fonde ai lati dell’arcione della sella (sotto i copri-fonde) ed una sciabola a lama diritta, con elsa in rame ottonato e fodero in cuoio nero con fornimenti in lega di rame ed ottone.

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