Una finestra aperta sulla «grande époque»

Le trompette et sa pipe

Le trompette et sa pipe

Le trompette et sa pipe

Stefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

Le trompette et sa pipe

Tromba del IV Ussari, grande tenue de service post 1806, olio su tela, cm. 30 x 20

Omaggio ad Edouard Detaille ed a Lucien Rousselot:

Il mezzobusto ritrae un trombettiere del Quarto Ussari in gran tenuta di servizio in un periodo presumibilmente databile posteriormente al 1806.

Il Quarto Ussari, un altro dei più celebri reggimenti di questa specialità della cavalleria dell’Imperatore, portava uniformi che, per ufficiali, sottufficiali e cavalleggeri, comprendevano dollman e calzoni indaco, con paramani e pelisse scarlatti.

Tralasciando lunghe disquisizioni sui copricapo, che in molte circostanze ci tramandano gli ussari abbigliati con colbacchi o shakò (entrambi di uso comune), più o meno guarniti e piumettati, è importante ricordare che i loro trombettieri seguivano la tradizione dei “colori invertiti” ed infatti, pur nell’esiguità del mezzobusto, il nostro uomo riesce a mostrarci un dollman scarlatto con paramani indaco e pelisse anch’essa indaco.

Alamari, guarnizioni e passamanerie varie (che abbondavano nelle tenute degli ussari) erano, in questo reggimento, in oro per gli ufficiali ed in giallo ocra per il restante personale.

Generalmente dollman e pelisse recavano 5 file di bottoni (a seconda dei colori delle uniformi, in peltro o lega di rame-ottone) raccordati dai corrispondenti alamari.

Pare, però, che su questi effetti del 2°, 4°, 5°, 9° e 10° ussari, le file di bottoni fossero solo 3.. con frequenti eccezioni per gli ufficiali e di alcuni dei sottufficiali più anziani che, indipendentemente dai regolamenti, tendevano ad adottare dollman e pelisse con 5 file.

Tornando alla tela, ed a ciò che, data la particolarità della figura, non ho potuto rappresentare, ecco un valido ausilio dalla tavole del Rousselot…questo musicante sfoggerebbe calzoni al ginocchio scarlatti, guarniti da fioroni all’ungherese o elemento a bastione, stivali in cuoio nero, sotto il ginocchio, profilati a cuore e guarniti al bordo da sottile gallone giallo-ocra con (ma anche senza) fiocchetto, con gli speroni fissati al tacco.

Fascia a cilindri ventrale in tessuto o lana a 6 elementi (con cilindri alternati giallo-ocra e scarlatti), cinturino con pendagli porta sciabola in cuoio bianco e sabretache in cuoio nero (con patta frontale guarnita di placca a scudo in rame-ottone recante inciso il numero 4), farebbero parte degli effetti di buffetteria.

Oltre alla coppia di pistole, sistemate ai lati dei quartieri della sella ed alloggiate nelle apposite fonde, l’armamento del nostro prevedrebbe una sciabola regolamentare da cavalleria leggera, con elsa a staffa in rame-ottone e fodero nello stesso materiale e con ampio fornimento in cuoio nero.

Lo shakò, abbondante e non privo, pur essendo da truppa, di una certa eleganza (notare la cromia del cono centrale), presenta una placca romboidale in ottone abbastanza ampia ed assai semplice, con il numerale del reparto profondamente inciso e, con l’alta tenuta, è stato ulteriormente abbellito con un pon-pon scarlatto a sostegno di un alto piumetto nero.

L’alto copricapo è guarnito da cordoni, fiocchi e racchetta, tutti in lana compattata in tinta giallo ocra.

Stante che i trombettieri (sia degli ussari che di altre specialità di cavalleria) erano armati con le sole pistole e la sciabola (dunque non necessitavano della rangona reggi-moschetto che equipaggiava i non musicanti, che portavano anche l’arma lunga), è abbastanza curioso il fatto che l’uomo indossi una bandoliera con rangona; evidentemente, nell’azione che certamente ha preceduto questo suo momento di relax, costui ha perduto la propria bandoliera “mono-elemento” e, sapendo di doversi far ritrarre, si sarà arrangiato con quella di qualche sfortunato commilitone, reperita sul campo.

Larghissima parte dell’iconografia che riguarda gli ussari, ce li tramanda, almeno fino a tutto il 1805, con i capelli lunghi in modo che potessero essere raccolti in un codino sul collo ed in treccine ai lati del volto…come mai, allora, questo trombettiere non mostra questo tipo di acconciatura?

Nello splendido film “I duellanti” (meravigliosa trasposizione cinematografica della bellissima novella di Joseph Conrad intitolata “The duel”), il grande regista Ridley Scott fa dire ad un certo punto, alla voce narrante, che intorno al 1806, “la carta d’Europa era cambiata, come pure le usanze militari ”…ed infatti, i due ufficiali degli ussari, protagonisti della singolare e coinvolgente vicenda, che fino all’inquadratura precedente sfoggiavano codino e treccine, ora hanno i capelli più corti e le summenzionate treccine hanno lasciato il posto ad abbondanti “favoriti” a manico di pistola; conseguenza dell’influenza delle usanze e mode civili.

Nulla di variato per i datatissimi mustacchi, così cari a tutti gli effettivi della Grande Armèe…arricciati all’insù per le specialità della cavalleria leggera (ussari, cacciatori e lancieri), abbondanti e tendenti allo spiovente per quelle della cavalleria pesante (corazzieri, carabinieri e, ancorchè un po’ più di rado, dragoni).

(Come curioso inciso, desidero sottolineare che, mentre il Tenente Feraud, sia per Conrad scrittore che per Scott regista conserva l’appartenenza al 7° Ussari, il Tenente d’Hubert, che nella fantasia di Conrad è effettivo proprio al 4° Ussari, nell’adattamento cinematografico di Scott, indossa l’uniforme del 3° Ussari).

Il nostro si sta concedendo un meritato momento di relax fumando la sua elaborata pipa, ma va detto che, durante l’impetuosa Epopea Napoleonica, il fumare la pipa era divenuto quasi un vero e proprio rito e spessissimo gli effettivi della “Vecchia Guardia” la fumavano anche durante le più cruente fasi dei combattimenti.

A tale proposito, una intensa tela del Maestro Jean Baptiste Edouard Detaille, ritrae il Generale Lasalle (l’archetipo dell’ussaro) mentre carica alla testa di un reparto di corazzieri brandendo, con la destra, non una scintillante sciabola, ma una pipa.

La pipa è stata, nei tumultuosi ed intensi anni in cui le armate del Grande Corso hanno calcato l’Europa, talmente un tutt’uno con i soldati che marciavano all’ombra delle Aquile Imperiali,  che ancor oggi, nell’Esercito Francese, il modo di dire “c’est cassè la pipe” sta a significare che un soldato è morto, immaginando che, nel cadere ucciso sul campo (sia che la stesse fumando, piuttosto che la stesse portando dentro lo zaino), ne abbia, comunque, provocato la rottura.

Il reggimento assunse la denominazione di Quarto Ussari nel 1793, a seguito dell’emigrazione dell’originario “4e Hussards” ( i vecchi Ussari di Sassonia) e prese attiva parte, con la Grande Armèe, ai seguenti fatti d’armi:

  • Austerlitz (1805);
  • Campagna d’Inverno (distinguendosi, tra l’altro, a Jena e Lubecca);
  • Guerra Peninsulare (Spagna) dal 1808 al 1813 (tra i tanti episodi, Sagonte e Passo Ordal);
  • Al rientro in Patria combattè a Lipsia;
  • Nel 1814 prese parte alla Campagna di Francia con il 6° Corpo di Cavalleria;
  • Cambiò nome e titolo durante il breve esilio dell’Imperatore all’Elba;
  • Al rientro di Napoleone, ridenominato 4e Hussards, galoppò a Ligny e Waterloo.
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Una Risposta

  1. Arnaldo Vanini

    Caro Colonnello, felice di averLa conosciuta ieri a Villa Litta; sto scoprendo la bellezza della Sua intellettualità. Mi auguro un prossimo contatto. Cordialità, A. Vanini

    15 luglio 2013 alle 07:53

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