Una finestra aperta sulla «grande époque»

Grande tenue pour le duel – Le Capitaine Gabriel Florian Feraud

m-062-20160221-c1-cont-fortStefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

“Grande tenue pour le duel – Le Capitaine Gabriel Florian Feraud”

Capitano del VII Ussari in alta tenuta, 1806 – olio su tela, cm. 50 x 40 – Omaggio a Lucien Rousselot, Jean Baptiste Edouard Detaille e Joseph Conrad.

Questo mio lavoro coniuga, all’intento iconografico di rappresentare un capitano del notissimo 7° reggimento ussari in gran tenuta, quello “letterario-cinematografico” di fare riferimento ad uno dei più avvincenti episodi della splendida novella di Joseph Conrad dal titolo “I duellanti”, da cui il grande regista Ridley Scott ha tratto, nel 1977, un film stupendo, dall’impatto visivo sbalorditivo…un autentico “cult”, che non può mancare nella cineteca di chiunque ami definirsi appassionato dell’Epopea Napoleonica in tutti i suoi aspetti.

La novella (che l’autore stesso presenta come il frutto di quanto il suo genio ha costruito attorno alla notizia, apparentemente vera, riferita in un piccolo trafiletto giornalistico afferente una contesa, iniziata per un futilissimo motivo nel 1800, tra due giovani ufficiali di altrettanti reggimenti ussari francesi e sfociata in una serie di duelli), si snoda, in un crescendo di emozioni, colpi di scena e progressione di carriera dei due uomini, sullo sfondo del concitato ed esaltante periodo delle Campagne Napoleoniche.

I due protagonisti di questa singolare vicenda (che esplora in maniera mirabile temi quali l’ossessione e l’onore e, forse più propriamente, “l’ossessione dell’onore” in un’epoca in cui nell’intera Europa risuonavano le fanfare militari ed il rombo del cannone), sono Armand d’Hubert (che lo scrittore Conrad colloca nei ranghi del IV Ussari e che il regista Scott si “prende licenza” di assegnare, nella sua trasposizione cinematografica, al III Ussari) e Gabriel Florian Feraud (che, sia nella novella che nel film, resta un’icona del VII Ussari).

Il cavaliere che ho dipinto (correggendo qualche minuscolo errore uniformologico della pellicola di Scott, come il colore del colletto del dolman e l’apparente mancanza di bandoliera) è, dunque, il nominato Gabriel Florian Feraud, nel grado di capitano del glorioso VII Ussari.
Conrad ce lo descrive come piccolo di statura, tarchiato, col volto segnato ed il naso leggermente adunco, attaccabrighe e rissoso, ingredienti conditi con un forte desiderio di rivalsa per le sue umili origini familiari di provincia, che contrastano con quelle titolate ed agiate del suo alto e slanciato avversario, dai modi e dal tratto tipici del gentiluomo.

La scena si ispira al duello che i due ingaggiano a cavallo (“in omaggio alla Cavalleria” ed in ossequio al desiderio dell’intera Divisione, nel cui ambito le gesta dei due contendenti, erano sempre e comunque al centro dei discorsi e dell’interesse comune), in alta tenuta, nel novembre del 1806, in un imprecisato luogo appena fuori l’abitato di Lubecca (che Ridley Scott fa coincidere con un suggestivo pioppeto) quando ancora l’Armata è inebriata dalla vittoria di Jena, in una giornata dalla fitta bruma che vedrà, questa volta, d’Hubert vittorioso su Feraud (il quale riceverà un fendente al capo che lo costringerà a sospendere lo scontro).
La giornata è fredda e, come spesso accade in tali congiunture climatiche nelle pianure del Nord, compresa quella Padana, c’è una sorta di piccola e densa coltre di nebbia, poco più che “a pelo” del terreno, da cui escono, con una certa nitidezza, le fattezze superiori del binomio cavallo-cavaliere.
Spira anche un alito di brezza (dalla sinistra di chi guarda il dipinto), che devia leggermente la condensa del fiato dell’animale e dell’uomo.

La tenuta è quella delle grandi occasioni che, per un ufficiale di quel grado del VII Ussari, prevedeva dolman e pelisse (portata drappeggiata sulla spalla sinistra ed assicurata mediante cordoncino con olivetta dorato e guarnito da fiocchi e racchette…e si noti, cucita agli alamari alti di quest’ultima, la “Legion d’Honneur” che, per la situazione temporale di riferimento, dovrebbe essere del 2° modello degli almeno 4 prodotti e distribuiti tra il 1802 ed il 1815) verde medio scuro (con alamari e passamanerie in tessuto dorato e bottoni semisferici in rame-ottone) e calzoni all’ungherese scarlatti (con galloncino laterale e posteriore dorato, come pure i distintivi di grado “a bastione”, cuciti sul davanti delle cosce).
A proposito di quest’ultimo particolare, si noti che abbiamo tre elementi (2 dei quali esterni ed 1 interno di spessore doppio, contrariamente a quanto riferito dalla pubblicazione “Officiers et soldats – La Garde Imperiale – les Troupes a Cheval”…..in merito agli analoghi distintivi di grado a bastione in uso sulle “pelisse” degli ufficiali pari grado degli “Chasseurs a Cheval” della Guardia Imperiale).

A fattor comune, credo sia utile rammentare che, solitamente, soltanto i primi 4 o 5 alamari delle pelisse, per tutti coloro che avessero questo capo nella loro dotazione, erano abbastanza lunghi per poter essere effettivamente allacciati ai corrispondenti bottoni sul lato destro dell’indumento, mentre tutti gli altri erano assai più corti ed avevano scopo unicamente ornamentale.

I guanti, che per la cavalleria leggera erano, in genere, corti (ad eccezione che per la specialità lancieri), sembrano avere un parapolso di lunghezza sufficiente a permettere un risvolto.

La fascia a cilindri ventrale ha gli elementi costituenti in scarlatto ed oro, come pure in tessuto dorato è il doppio cordoncino con cappietti che ad essa si annoda pendendo dal lato destro (nel dipinto si intravvede qualche elemento della fascia, ma la prospettiva non consente la visione del cordoncino).

Sullo stesso lato dell’abbondante colbacco, guarnito da cordone dorato (che per gli ufficiali superiori e/o della Compagnia d’Elite era assai probabilmente doppio) e vistosa fiamma scarlatta gallonata in oro, pende la doppia racchetta in tessuto intrecciato dorato, con fiocchi (qui non visibile per evidenti questioni prospettiche).
Il copricapo è sormontato da un pennacchio scarlatto con punta verde, inserito in una interessante “tulipe” a foggia di granata (per gli ufficiali della compagnia d’elite, questo effetto era interamente scarlatto ed io, dato che Conrad ci descrive Feraud non certo come un modello di disciplina, non ho pensato di collocarlo nelle fila della compagnia d’elite del reggimento).

L’uomo brandisce la sciabola d’ordinanza a lama ricurva e leggermente scanalata, da cavalleria leggera, con elsa a staffa e fodero in rame-ottone (quest’ultimo normalmente dotato di un fornimento in cuoio nero nella parte medio-alta). Dal fianco sinistro, pende l’elegante sabretache, con patta anteriore verde medio-scuro, pesantemente gallonata e ricamata in oro, recante l’aquila imperiale coronata, circondata da sottili foglie d’alloro, sotto cui compare il numerale del reggimento.
Al riguardo di questo caratteristico effetto, numerose ed autorevoli fonti (tra cui la Osprey Publishing) sono concordi nel riferire, per la truppa ed i sottufficiali, circa una sabretache da alta tenuta con patta anteriore in tessuto verde medio-scuro, gallonata in ocra-aurore (o oro) e recante 2 rami di alloro uniti al basso, al cui centro campeggiava il numerale del reggimento…presumibile che, anche per gli ufficiali, potesse essere valido questo tipo di soluzione, ma è altrettanto verosimile che si siano potuti avere esemplari che, ai sempre presenti rametti di lauro, associassero anche l’aquila imperiale con il numerale del reggimento posto al di sotto della presa degli artigli del rapace e, naturalmente, di dimensioni più ridotte.

Sotto la gualdrappa (di taglio spiovente verso il retro, in panno del colore reggimantale, gallonata in oro e profilata in scarlatto), nella parte anteriore della sella, si indovina la fonda sinistra della pistola (probabilmente di foggia personalizzata, magari realizzata in cuoio ammorbidito ovvero in pelle e, forse, leggermente meno ingombrante rispetto all’analogo effetto da truppa).

Cinturino porta-sciabola e pendagli vari, sono neri sottilmente gallonati in oro (probabilmente ne esisteva anche una versione scarlatta, ugualmente gallonata in oro, assai simile, se non identica, al medesimo effetto in uso presso gli ufficiali degli “Chasseurs a Cheval de la Garde” con l’alta tenuta detta “alla ussara”). I pendagli sono fissati, al predetto cinturino, con piccole borchie dorate recanti teste leonine o altro motivo ornamentale (qui non visibili).

Gli stivali sono in cuoio nero, profilati a cuore alla sommità e ivi sottilmente gallonati in oro (dal vertice basso della profilatura, qui non visibile in quanto nascosto dal riscontro della gualdrappa, pende un fiocchetto in tessuto dorato).
Gli speroni, fissati al tacco come uso per la cavalleria leggera, sono in rame ottonato, come le staffe, anch’esse in rame-ottone e nel classico profilo a cuore rovesciato, che pendono da staffili in cuoio tinto rosso.

Il nevrile “morello” (che nella finzione scenica di Scott è tutt’altro che tranquillo e che io ho immaginato in qualche istante di “vigile staticità”) che potrebbe essere un Frisone, è bardato con i finimenti da parata (degna di nota la stelletta che raccorda le due estremità della mezzaluna del cosiddetto “croissant de cavalerie legère”)…le redini, lasciate lentissime, data la postura attenta ma tranquilla del destriero, sono impugnate pressoché “a fine corsa”, mentre la sella è coperta dall’elegante ed ampia gualdrappa in fine panno nel colore reggimentale, bordata da spesso gallone dorato e profilata in scarlatto.
Anche il portamantello (una sorta di “zainetto” di forma cilindrica, assicurato all’arcione posteriore della sella a mezzo cinghiette gallonate come i pendagli di sciabola e sabretache), è gallonato in oro sulle facce laterali
Gli ufficiali superiori degli ussari, ma anche qualche eccentrico capitano, erano spesso soliti guarnire, in aggiunta alle pressoché onnipresenti borchiature, testiera e pettorale del cavallo con lunghe e frastagliate frange in cuoio, pelle o altro materiale (ed il buon Feraud mi pare si conceda più che sufficienti deroghe ai regolamenti per includere anche questa stranezza…dunque, ho immaginato abbia bardato il suo cavallo in modo congruo alla “grande tenue”, ma non distante da quanto la prassi prescriveva) mentre, nelle occasioni importanti, come riferisce la “Osprey Publishing”, sfoggiavano una vistosa gualdrappa in pelle di leopardo riccamente gallonata e profilata.

In merito ai fatti d’arme che videro impegnato questo celeberrimo reparto di ussari, eccone un elenco desunto da una delle pregevoli dispense della “Del Prado”, a sua volta richiamante le dettagliatissime pubblicazioni “Osprey Publishing”:

– 1805 con il III Corpo della “Grande Armée” a Mariazell, Afflenz ed Austerlitz;

– 1806 – 1808 carica a Gera, Zehdenik, Prentzlow, Stettino, Lubecca, Czenstovo, Golymin, Eylau, Heilsberg e Konigsberg;

– 1809 con “l’Armée d’Allemagne” in azione a Peising, Ratisbona, Raab, Wgram e Znaim;

– 1812 anche le verdi pelisse degli uomini del 7° ussari vengono sferzate dal gelo russo e le loro lame scintillano a Vilna, Smolensk, Ostrowno, Borodino, Winkovo e Malojaroslavetz (in quest’ultimo fatto d’armi, a cui Luca Ratti ha dedicato uno splendido libro chiamandolo “la battaglia degli Italiani”, la componente Italiana della “Grande Armée” si comportò magnificamente);

– 1813 sempre con l’Armée in varie occasioni, tra cui Lipsia ed Hanau;

– 1814 continuamente in azione, durante la Campagna di Francia, da Reims a Parigi;

– 1815 le ultime, eroiche cariche a Fleurus e Waterloo prima dello scioglimento, nel novembre dello stesso anno…9 anni dopo il duello a cavallo tra d’Hubert e Feraud.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...