Una finestra aperta sulla «grande époque»

The last opponent of the Emperor

The last opponent of the Emperor

The last opponent of the Emperor

Stefano Manni (di Torre Maina)

The last opponent of the Emperor

Olio su tela cm. 30 x 20

Ho dipinto questa piccola tela, ispirata al bellissimo quadro, opera di Sir Thomas Lawrence, dipinto nel 1814, nell’anno in cui ricorre il bicentenario della Battaglia di Waterloo e non è certamente inesatto affermare che, al pari dell’ammiraglio Horatio Nelson, anche Arthur Wellesley (primo Duca di Wellington e comandante militare sul campo della coalizione che in quell’epica battaglia sconfisse l’Imperatore), rappresenti un’icona della storiografia inglese del XIX Secolo.

Alcune brevi e sintetiche note biografiche su quello che sarà il soldato, il Maresciallo di Campo e lo statista Arthur Wellesley (tra i contemporanei compatrioti più tardi noto come “il duca di ferro”); vede la luce il primo maggio 1769 (giusto 3 mesi e ½ prima dell’Imperatore Napoleone Primo) in Irlanda, esattamente al civico 6 di Merrion Street, nella città di Dublino, da genitori devoti nella fede della Chiesa d’Irlanda.

Inizia la carriera militare, nell’Esercito Britannico, a 18 anni, nel 1787 (ne farà parte sino alla morte, avvenuta a Walmer, nel Kent, Regno Unito, il 14 settembre 1852, dopo aver disimpegnato anche l’incarico di comandante in capo dell’Esercito di Sua Maestà), nella sua terra natale, servendo in qualità di aiutante di campo sotto due Lord Luogotenenti per l’Irlanda, ma trova anche il tempo di occuparsi di politica (sosterrà il partito dei Tory fino al 1834 e quello Conservatore da quell’anno fino alla fine dei suoi giorni) facendosi eleggere al Parlamento Irlandese, nella Camera dei Comuni.

E’ probabile che possedesse doti notevoli se, già nel 1796 (9 anni dopo aver vestito l’uniforme ed essendosi anche interessato della Cosa Pubblica), lo si trova promosso colonnello…in questo grado sguaina la sciabola in Olanda e in India ed in quest’ultima nazione, conseguito frattanto il grado di maggior generale, ottiene quella che i suoi estimatori definiscono una luminosa vittoria nella battaglia di Assaye, nel 1803 (chi ne celebra anche le qualità di uomo politico, non potrà non ricordare che egli fu anche governatore di Serigapatam e di Mysore).

Prosegue nella sua inarrestabile ascesa militare, nel corso della lunga Guerra Peninsulare contro le truppe Napoleoniche e, a seguito del successo nella Battaglia di Vitoria, viene ricompensato con le insegne di maresciallo di campo.

Durante il breve esilio dell’Imperatore all’Elba, serve la Corona Inglese quale ambasciatore alla Corte di Luigi XVIII ed è di quel periodo l’ulteriore gratificazione con il titolo di primo duca di Wellington.

Questo “uomo d’armi e di tribuna”, ha preso parte a qualcosa come 60 scontri ed è ancor oggi ricordato come uno dei comandanti che guardava con estrema riluttanza all’eventualità di sprecare anche solo una vita, tra quelle degli uomini al suo servizio. Nel corso della sua esistenza, fu nominato Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Bagno, di Gran Croce dell’Ordine Reale Guelfo, di Gran Croce dell’Ordine delle Spade, Cavaliere del Vello d’Oro e Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Militare di Re Guglielmo.

Colui che nella comune conoscenza (certo grazie alla sua abilità, ma in egual misura anche all’imperizia del Maresciallo Grouchy, che non riuscì ad intercettare e bloccare i prussiani ed al fortunato, tardivo arrivo di questi ultimi, con Blucher in testa), vinse la Battaglia di Waterloo, fu due volte Primo Ministro, figura di riferimento presso la Camera dei Lords e mantenne la carica di Comandante in Capo dell’Esercito Britannico fino alla sua morte.

Secondo un suo celebre aforisma, “nulla, eccetto una battaglia perduta, può essere più triste di una battaglia vinta” e, in una nota del 3 novembre 1831, facendo sue le parole che furono già di Giulio Cesare, asseriva: “l’unica cosa di cui ho paura, è la paura”.

I suoi resti si trovano a Londra, nella Cattedrale di St. Paul.

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