Una finestra aperta sulla «grande époque»

Galopant entre les bouleaux

Galopant entre les bouleaux

Galopant entre les bouleaux

Stefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

Galopant entre les bouleaux

Sous Chef d’Escadron du 9me Hussards, Tenue de service, vers 1809) Omaggio ad Edouard Detaille, Lucien Rousselot ed Alphonse Lalauze- Olio su tela cm. 50 x 40.

Un coriaceo ed attempato maggiore del IX Ussari francesi, con funzioni di vice comandante di squadrone, sta contenendo il galoppo della propria cavalcatura, che procede su un tratto di terreno breve quanto impegnativo, probabilmente per riunirsi ad un drappello dal quale si era staccato per una breve avanscoperta.

In termine equestre, si direbbe che questo sensibile declivio, è parente prossimo di quello che sarebbe un più ripido “scivolo”…e l’assetto fluido, ma rilevato, del cavaliere (che sgrava gli anteriori del cavallo, favorendo la maggiore aderenza dei posteriori), nonché il contatto leggero, ma con redini tese e lunghe, con la bocca dell’animale, ne sono l’evidente segno “tecnico”, per così dire.

La giornata non è certamente radiosa ed un cielo grigiastro impedisce il formarsi delle ombre tra le slanciate betulle, cui l’autunno ha già largamente mutato il verde delle foglie, nelle varie tonalità dell’ocra.

L’uomo indossa l’uniforme standard della specialità, con i colori distintivi del reggimento, nella versione utilizzata per il servizio (ma non di rado anche in campagna).

Al regolamentare shakò, il nostro ha preferito l’altro copricapo tradizionale di specialità : l’abbondante e vistoso colbacco in pelo d’orso (che, parimenti a quanto avrebbe potuto fare anche con lo shakò, ha guarnito con cordoni, fiocchi e racchette in tessuto dorato e pennacchio e fiamma scarlatti…quest’ultima profilata e gallonata con passamaneria dorata, terminante in un piccolo fiocchetto).

Interessante la tulipe reggi-pennacchio in ottone a foggia di granata.

Galopant entre les bouleaux, disegno preparatorio

Galopant entre les bouleaux, disegno preparatorio

Il dolman scarlatto (con colletto e paramani celesti) e la pelisse celeste (con forrure bianca e tradizionalmente fissata al busto tramite cordoncino ed olivetta in modo da risultare flottante sulla spalla sinistra), entrambi con alamari, passamanerie e bottoni dorati, sono effetti d’ordinanza, come la fascia ventrale a cilindri (ad elementi in tessuto e stoffa oro e scarlatto).

Numerosi dipinti e disegni ci tramandano questa particolare e caratteristica maniera di portare la pelisse in modo che l’effetto risulti più o meno “lento” (in talune circostanze anche esageratamente lento), ma è certamente assai plausibile che, per le attività od i servizi montati, il cordoncino di fissaggio fosse stretto anziché no, in modo che lo sbandierare del capo di corredo in parola, non risultasse di eccessivo intralcio.

Sul quarto alamaro a partire dall’alto della pelisse, è cucito un piccolo nastrino scarlatto che, usanza moto frequente in campagna, sostituiva la versione completa della Legion d’Onore (che il maggiore ha certamente appuntata su altra pelisse, identica, ma evidentemente riservata a meno rustiche occasioni).

Effetti normalmente riservati all’alta tenuta, sono la bandoliera scarlatta, con fornimenti e galloncino in oro, cui è unita la prevista giberna che, in questo caso, possiamo supporre sia in cuoio tinto scarlatto, con fregi e decorazioni in oro (in campagna, la bandoliera sarebbe stata più frequentemente protetta da una fodera di marocchino rosso e la giberna sarebbe stata di assai meno elegante fattura…quasi certamente in cuoio naturale nero con patta frontale profilata in rame-ottone e fregio dello stesso materiale) ed i calzoni celesti all’ungherese, di pregevole fattura, elegantemente guarniti dai distintivi di grado a bastione e raffinati, piccoli ricami in argento.

Un sottile gallone d’oro, corre lungo il lato esterno dei calzoni.

In merito ai distintivi di grado, quelli da maggiore, negli ussari, erano abbastanza caratteristici…presentavano, infatti, la stessa foggia e numero di galloni del colonnello, ma con spessori differenti ed alternanza di argento e oro.

I guanti sono dotati di parapolso (ancorchè non abbondante come in quelli detti “alla moschettiera”, in uso presso la Cavalleria Pesante e Media).

Cinturino porta-sciabola, pendagli e sabretache, sembrano essere quelli per la tenuta ordinaria e/o di campagna (anche se i pendagli sono guarniti da un sottilissimo galloncino dorato).

L’armamento è costituito da una coppia di pistole alloggiate nelle fonde ai lati del pomo della sella (di cui si intravede la parte finale con puntale in rame-ottone) e dalla sciabola a lama ricurva da cavalleria leggera, con elsa a staffa ed impugnatura costolata in rame dorato), con fodero in rame-ottone provvisto di fornimento in cuoio nero.

Nella parte finale, il fodero della sciabola presenta delle lievi ammaccature, dovute agli urti con gli speroni.

Gli stivali sono del tipo all’ungherese, profilati a cuore, gallonati in oro al profilo di calzata e guarniti da un fiocchettino sempre in tessuto dorato (come la dragona fissata all’elsa).

Degno di menzione il fatto che questo gentiluomo, pur avendo dismesso le treccine ai lati del volto, popolarissime tra gli ussari fino al 1806, porta ancora i capelli raccolti in un codino sulla nuca.

La bardatura del focoso cavallo, dal mantello direi baio-ciliegia e che pare ferrato di fresco, è rappresentata da una bella sabraque in fine panno celeste profilata nella stessa tinta e guarnita da spesso gallone in oro.

Fissato all’arcione posteriore della sella, tramite sottili cinghiette in cuoio, la valigia porta-mantello cilindrica, foderata in panno celeste, profilata e gallonata in oro sui dischi esterni.

Pettorale e testiera, con l’articolato leverismo della briglia (morso, filetto, e barbozzale), sembrano essere quelli da alta tenuta mentre il “croissant de cavalerie legere”, pur in ottone lucidato, non presenta la stelletta a raccordo delle due estremità della mezzaluna, abbastanza frequente tra gli ufficiali della cavalleria leggera (in una delle sue splendide e precisissime tavole, Lucien Rousselot raffigura un ufficiale del IV Ussari, pur in alta tenuta, con un croissant analogo).

Da notarsi le lunghe frange in cuoio che ornano il pettorale (segno del rango del nostro uomo)…soprattutto presso i gradi più elevati, si ha notizia anche di testiere abbondantemente (per non dire esageratamente) corredate di tali fronzoli.

Le staffe in ottone, dal tipico profilo da cavalleria leggera, pendono da staffili in cuoio tinto rosso (effetto assai comune tra gli ufficiali di tutte la armi e specialità).

Per concludere, qualche nota storica sulle vicende militari del IX Ussari:

  • nasce il 25 marzo del 1793, in uno dei periodi più sanguinosi e concitati della Storia Francese, con gli effettivi del 2me Corps des Hussards de la Libertè (“Secondo Corpo degli Ussari della Libertà”) e rinumerato poco dopo;
  • nel 1805 è al seguito della Grande Armée nei principali fatti d’arme, tra cui Wischau ed Austerlitz;
  • nel 1806 – 1807 è in azione durante la “Campagna d’Inverno”, caricando a Saalfeld, Jena, Poltosk, Stettino, Danzica, Heilsberg e Friedland;
  • nel 1809 è con l’Armée d’Allemagne ad Eckmuhl, Essling, Raab e Wagram;
  • tra il 1810 ed il 1812 partecipa alla Guerra Peninsulare, facendo a tempo a caricare a Barbastro e Valencia, prima di essere richiamato per aggregarsi al Secondo Corpo di Cavalleria di Riserva per l’avventura in Russia (dove è tra le unità impegnate nell’inferno di Borodino);
  • l’anno successivo è ancora nei ranghi del Secondo Corpo di Cavalleria e sguaina le lame a Bautzen, Reichenbach, Wachau, Lipsia ed Hanau;
  • il suo colpo di coda è l’azione a difesa di Shlestadt, durante la campagna del 1814…la prima abdicazione dell’Imperatore comporta lo scioglimento del reparto.

Bibliografia per le note didascaliche : Tavole illustrate di Lucien Rousselot e Collana “Soldatini dell’epoca Napoleonica” (Edizioni Del Prado – Osprey Publishing – Dispense n. 16 e n. 69)

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