Una finestra aperta sulla «grande époque»

Le Roland de l’Armée

Le Roland de l'Armée

Le Roland de l’Armée

Stefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

Le Roland de l’Armée

Portrait, en Grand Bicorne, de Jean Lannes, Prince de Siewierz, Duc de Montebello et Marechal de l’Empire – Lectoure, 10 avril 1769 – Ebersdorf, 31 mai 1809, inspiré par une peinture signé Julie Volpeliere (d’après Gérard).

“L’Orlando dell’Armata”- Ritratto, in Grande Bicorno, di Jean Lannes, Principe di Siewierz, Duca di Montebello e Maresciallo dell’Impero – Lectoure 10 aprile 1769 – Ebersdorf, 31 maggio 1809, ispirato al ritratto del maresciallo firmato Julie Volpeliere (da Gérard).
Omaggio a Francois Gérard, Julie Volpeliere, Ernest Meissonier, Jean Baptiste Edouard Detaille e Lucien Rousselot – ossequio a David G. Chandler ed al Professor Donald D. Horward – olio su tela cm. 30 x 24, collezione dell’autore.

Ho dipinto quest’altra piccola tela, con grande emozione, nell’ammirato e deferente ricordo di una delle più emblematiche e sfolgoranti figure, nella numerosa compagine di Uomini e Soldati, che servirono l’Imperatore.

Jean Lannes vide la luce, secondogenito dei 4 maschi ed una femmina di un contadino guascone, il 10 aprile 1769 a Lectoure (Gers) e, sebbene le condizioni della sua famiglia non potessero definirsi misere (ancorchè non certo agiate), tuttavia non beneficiò di un’istruzione e di un’educazione di prim’ordine.
Imparò a leggere e scrivere grazie agli amorevoli sforzi del fratello maggiore (sacerdote) che, come fratello carnale e precettore, gli trasmise il poco che la sua condizione di “curato di campagna” gli consentiva di insegnare.
Una volta completata la sua formazione (per così dire), il giovane Jean fu messo a bottega da un tintore del luogo e sono molto frammentarie ed incerte le notizie circa la sua infanzia e adolescenza nel natio paesello.

La cronaca ce lo restituisce nell’aprile del 1792, già ventitreenne, quando si arruola nel 2° Battaglione Volontari del Dipartimento di Gers.
Evidentemente il fascino, le doti ed il carisma del giovane, devono aver fatto molta presa sui suoi commilitoni, dato che, pare da loro stessi, o pressochè “a furor di popolo in armi”, sia stato promosso al grado di sottotenente.

Quando i battaglioni di Gers furono inviati al campo di Mirail (non lontano da Tolosa), per ricevere il loro primo, vero addestramento militare, Jean fece il fortunato incontro con Pierre Charles Pouzet , Uomo d’Armi già esperto, che esercitò su di lui una straordinaria e benefica influenza e che lo iniziò ai fondamentali della tattica (ne nacque una solida amicizia che non subì mai alcuna incrinatura).

Il nostro, mosse i suoi primi passi di soldato nel desolante contesto delle operazioni affidate all’Armata dei Pirenei (cui i battaglioni del Gers erano stati aggregati all’atto dell’adesione di Spagna e Portogallo alla Prima Coalizione in funzione anti-francese).

L’Armata, tendenzialmente male in arnese e parimenti equipaggiata, era composta da reparti al comando di ufficiali nella migliore delle ipotesi inesperti, quando non addirittura incompetenti e soggetta alle petulanti e fastidiose interferenze dei “commissari politici” (i rappresentanti del popolo)…del tutto naturale che, in una tale congiuntura, i successi fossero piuttosto scarsi.

A dispetto delle succitate, sconfortanti circostanze, il giovane subalterno ebbe modo di imparare molto e di mettersi in luce piuttosto alla svelta meritando, nel giro di soli tre mesi, la promozione al grado di tenente…quella al grado di capitano (dei Granatieri, dopo la partecipazione agli scontri di Port Vendres e Collioure), arrivò il 21 ottobre 1793, cinque giorni dopo che, a Parigi, la nobile testa dell’ultima Regina di Francia, Maria Antonietta d’Asburgo Lorena, era rotolata nel cesto, sotto la ghigliottina.

Qualche giorno più tardi, a Banyuls, fu ferito al braccio sinistro e, ancora fasciato e convalescente, lasciò il nosocomio per guidare un ardito assalto contro gli spagnoli a Villelongue, che gli valse un’ulteriore promozione a colonnello.

Ferite e promozioni, possono anche talvolta “fare bene al cuore”; fu questo il caso del Colonnello Lannes che, rientrato all’ospedale di Perpignano per proseguire la convalescenza, interrotta dal fatto d’arme di Villelongue, lì conobbe la graziosa Paulette Merìc, figlia di un banchiere locale, che divenne sua moglie il 9 marzo 1795.

In seguito, venne assegnato alla divisione al comando del Generale Dominique Perignon e, nel corso della Battaglia di Boulou, il suo comportamento sul campo, alla testa dei 2 battaglioni ai suoi ordini, gli valse una menzione speciale da parte del Generale Jaques Dugommier (allora comandante in capo dell’esercito).

Il futuro maresciallo, continuò ad eccellere in tutte le altre situazioni che lo videro alla testa degli uomini i quali, da lui galvanizzati e motivati, gli consentivano di dare ripetute prove delle sue non comuni doti di comandante e di tattico.

Dopo aver agito anche alle dipendenze del Generale Augereau, alla cui divisione era stato nel frattempo assegnato, il 26 giugno 1795, il Generale Lamer, Capo di Stao Maggiore dell’Esercito, scriveva a suo riguardo : “Grazie alle dimostrazioni di eccezionale valore che ha coerentemente dato fin dall’inizio della guerra, questo colonnello è stato, per i suoi compagni d’armi, un fulgido esempio di coraggio e di sagacia. Tutto ciò che (di buono ndr) si può dire di lui, è di gran lunga inferiore ai suoi meriti”.

Più tardi, la Convenzione di Parigi dispose la fusione dei battaglioni di volontari con le truppe della linea e i due battaglioni del Gers furono uniti al 53° di linea per formare la 105^ Demi Brigade, al cui comando fu posto Lannes e che venne, quasi subito dopo, a far parte della divisione agli ordini di Augereau (a quel tempo, senz’altro la migliore dell’intero esercito).

Alla cessazione delle ostilità tra Francia e Spagna, la divisione Augereau fu assegnata all’Armata d’Italia, dove Lannes ebbe il comando in seconda di un reparto formato dalla sua demi brigade e da un’altra con la quale si era fusa.

All’arrivo in teatro operativo del Generale Napoleone Buonaparte, nel marzo 1796 (fresco sposo di Giuseppina che, come viaggio di nozze, si era “regalato” una campagna per riprendere l’Italia agli austriaci), Lannes ebbe il comando di due battaglioni in forza alla brigata agli ordini del Generale Jean Baptiste Cervoni, inquadrata nell’avanguardia del contingente del Generale Massena.

Napoleone cominciò a notare, con compiaciuto interesse, l’indomito Lannes, a partire dalla metà di aprile 1796 ed il nostro colonnello, subito affascinato dal carisma e dalla personalità del generale Còrso, non si fece sfuggire l’opportunità di distinguersi a Dego, Piacenza, Fombio e Lodi.

A seguito dell’occupazione francese di Milano, moti insurrezionali scoppiarono nelle città vicine ed il futuro Imperatore dei Francesi e Re d’Italia, si servì del fidatissimo Lannes, assegnandogli compiti e risorse, che egli impiegò con successo, tesi al ripristino dell’ordine pubblico nei centri dove le manifestazioni anti-francesi erano più accese, come a Pavia.
A Lannes vennero poi affidate anche missioni di ordine diplomatico a Tortona, Arquata Scrivia e Massa Carrara.

Il richiamo del fumo acre e della polvere dei campi di battaglia era, però, fortissimo e Jean si affrettò a concludere i suoi adempimenti da improvvisato diplomatico, per ritornare a calcare il terreno alla testa dei suoi ragazzi, mettendosi in luce all’assedio di Mantova e negli scontri di Bassano dove, pur ferito, si mosse in maniera tale da indurre Augereau a chiedere con forza , per lui, la promozione.

Napoleone sottoscrisse la richiesta, aggiungendo un vivo encomio e inviò il carteggio al Direttorio (tuttavia i gradi non arrivarono fino al 17 marzo 1797).

Dopo Bassano, l’inarrestabile Colonnello Lannes fu nuovamente ferito a Governolo ed inviato a Milano per un periodo di convalescenza di alcune settimane.
Informato del fatto che ai suoi compatrioti era andata male a Caldiero (12 novembre), Lannes abbandonò il letto e le cure e raggiunse l’armata, che Napoleone aveva radunato nei pressi dell’abitato di Arcole.
Nei violenti scontri che seguirono con gli austriaci, Lannes, sempre incontenibile e in prima linea, riportò altre due ferite.

Trasferito a Ronco, per le “riparazioni del caso”, mordeva il freno e quando ricevette cattive notizie sull’andamento delle operazioni, saltò di nuovo dal letto a cavallo e, benchè ancora assai dolorante, raggiunse al galoppo i suoi al ponte di Arcole dove, alla testa di una provvidenziale colonna, praticamente salvò la vita a Napoleone (questi e la sua cavalcatura, infatti, travolti dalla disordinata ritirata francese, erano scivolati in un acquitrino e, nonostante gli sforzi degli aiutanti di campo, il Grande Còrso stava per essere ucciso o catturato…Lannes sopraggiunse appena in tempo e, con i suoi, mise in fuga gli austriaci inseguendoli anche per un breve tratto. Da quel momento, tra Napoleone e Lannes, nacque una solida e bellissima amicizia, che li legò intimamente per sempre e che passò sopra ogni cosa, compresi gli innegabili difetti di carattere che, assieme alle luminose doti e virtù, il grande Jean aveva spesso palesato).

Lannes fu poi inviato in missione nello Stato Pontificio e a Genova (dove ricevette una “tirata d’orecchi” da Napoleone, per la sua riottosità a seguire le direttive, probabilmente dettata da una personale, epidermica antipatia verso il ministro Flaypoult. A questo proposito, va notato che Lannes si sforzò di tenere a bada la propria emotività, specie dopo aver udito Buonaparte dire che, “fino a quando non avesse imparato a controllarsi, non avrebbe mai potuto essere un buon generale”. Forse Napoleone disse questo parlando da un punto di vista squisitamente umano e amicale, in quanto sulle doti militari dell’amico Jean, penso di poter ritenere che non nutrisse dubbio alcuno).

Jean aveva praticamente appena fatto rientro in Francia, che i Direttori decisero di intervenire contro l’Inghilterra, con lo scopo di inficiarne le attività commerciali in Medio Oriente.

Mentre si preparavano i piani per operazioni militari offensive in Egitto, Lannes, con in tasca la piena e totale fiducia di Napoleone, fu inviato a Lione con non facili e vitali compiti di gestione e coordinamento.
Compiuta con successo la sua missione, Lannes si aspettava di essere subito assegnato ad unità combattenti e il suo disappunto fu certo grande, allorquando apprese di essere stato destinato ad un ruolo di “staff” presso il quartier generale.

Approdate in Egitto dopo aver conquistato Malta (dove i Cavalieri praticamente non opposero resistenza in forza della regola che impediva loro di prendere le armi contro altri Cristiani), le colonne francesi si trovarono ben presto in condizioni davvero molto problematiche, sia dal punto di vista logistico che, soprattutto, climatico (al riguardo, si tenga presente, ad esempio, che la materia prima per la confezione delle uniformi, certamente in molti casi anche piuttosto vistose e sgargianti, era, comunque, il panno).

Il malcontento era diffuso e palpabile, il caldo infernale, le malattie fiaccavano il fisico e il morale, i nervi erano a fior di pelle ed il tradizionale mugugno dei veterani, assumeva spesso toni non esattamente assimilabili a quelli di un accondiscendente brontolio…la truppa non lesinava di mostrarsi, in molti casi, apertamente ostile e insubordinata verso gli ufficiali in comando e, in diverse circostanze, si sfiorò la vera e propria ribellione.

La situazione doveva essere realmente al limite del sostenibile, se persino Gioacchino Murat, pare, avesse non proprio velatamente criticato le scelte operative di Napoleone.
Buonaparte, che certamente avvertiva il radicato disagio degli uomini, venne a sapere anche delle esternazioni del suo futuro cognato e questi si convinse che fosse stato proprio Lannes a parlagli al riguardo. Vero o no, ciò determinò una viscerale, accesissima e permanente inimicizia e rivalità tra Murat e Lannes, che mai ebbe tregua.

Con l’usuale coraggioso impeto, Jean prese parte ai combattimenti, particolarmente cruenti, di Giaffa e San Giovanni d’Acri; in quest’ultimo Campo dell’Onore, poi, rischiò seriamente la vita: stava guidando un assalto alle mura della città, quando una pallottola lo sbrecciò nella zona del collo. Privo di sensi e copiosamente sanguinante, cadde riverso in un fossato e sarebbe di sicuro stato fatto a pezzi dal nemico, se non fosse accorso un coraggioso capitano che, con una manciata di uomini che rimasero quasi subito isolati, raggiuse il suo generale, lo afferrò per una gamba e lo trascinò di peso fino alla prima trincea francese.

Questa ferita, dalla quale non guarì mai più in modo totale, segnò Lannes per il resto dei suoi giorni, rendendolo balbuziente ed imponendogli una postura del collo non perfettamente diritta (anche se gli sforzi del bravissimo Chirurgo Capo dell’Armata, Barone Dottor Larrey per salvargli la vita, nelle assai critiche condizioni in cui giunse sotto i suoi ferri, furono coronati da successo).

Dopo i fatti di San Giovanni d’Acri, Lannes e i suoi, con una sfiancante marcia nel deserto, rientrarono al Cairo, dove il generale fu posto in convalescenza…fino a quando il dovere lo pose a fianco del commilitone (ma odiato avversario personale) Murat, per muovere contro un contingente turco, che gli inglesi avevano sbarcato ad Abukir.

Nonostante i pessimi rapporti personali tra i due comandanti francesi, le operazioni furono condotte con grande coordinamento ed unicità di intenti; la fanteria di Lannes e la cavalleria di Murat si rivelarono una macchina da guerra efficientissima (anche se l’enfasi data alla travolgente carica dei cavalieri di Murat, fece passare un po’ in secondo piano il fulgore di Lannes che, comunque, fu il primo ad attaccare la cittadella, restando per l’ennesima volta ferito).

Jean Lannes giaceva dunque, ancora una volta, in un letto d’ospedale e, mentre lottava con il dolore fisico e lo smacco morale subìto a vantaggio del suo riccioluto e carismatico antagonista Murat, lo raggiunse anche l’infausta notizia che sua moglie avava partorito un figlio…illegittimo.
Tutto questo era troppo anche per il coriaceo generale, che cadde in uno stato di grande sconforto e depressione.
Assalito sovente da insofferenza, mordeva il freno sperando si verificassero le condizioni per un suo rapido rientro in Patria, cosa che avvenne nell’agosto del 1799, assieme a Napoleone.

Una volta sul suolo patrio, Lannes e gli altri che erano rientrati assieme al Grande Còrso, appoggiarono a vario titolo il colpo di stato del 18 Brumaio e Jean, nel corso degli incarichi in quel periodo disimpegnati, trovò tempo e modo di passare dal paese natale per sbrigare le pratiche di divorzio dalla fedifraga Paulette.

Rientrato nella Capitale, ottenne il comando della 4^ Divisione dell’Armata di Riserva e, poco dopo, la carica di Comandante e Ispettore della Guardia Consolare.

Sopraggiungeva, intanto, l’anno 1800 con la seconda Campagna d’Italia, che vide Lannes distinguersi in una serie di operazioni che necessitavano proprio di iniziativa, coraggio e acume tattico come quelli da lui posseduti.

Il generale austriaco Michael Melas, fu il primo a prendere una sonora batosta da Lannes, che lo cacciò da Chatillon, catturando circa 300 prigionieri, 2 bocche da fuoco e 4 cassoni di munizioni; inarrestabile, il generale francese si diresse verso il munitissimo ed inespugnabile Forte di Bard, contro il quale, però, si infransero alcuni assalti diciamo “tradizionali”. La scoperta di un sentiero che consentiva l’aggiramento del forte, si rivelò provvidenziale. Il nostro scelse di lasciare carriaggi, artiglieria e il grosso della cavalleria e, velocemente dispersa la compagine austriaca a difesa del sentiero, lanciò i suoi furibondi fanti e pochi cavalleggeri verso Ivrea, riuscendo ad avere ragione della guarnigione austriaca che, a Chiusella, gli oppose una fiera quanto vana resistenza.

Quando il grosso delle truppe Francesi raggiunse la pianura piemontese, si costituì una nuova formazione d’avanguardia massicciamente rinforzata dalla cavalleria di Murat.
Frattanto Lannes, per non smentire mai il suo spirito d’iniziativa (ma forse anche per evitare il più possibile contatti personali con Murat), si era spinto fino alle porte di Pavia, facendo ricco bottino di numerose bocche da fuoco nemiche, battendo, nonostante le pesanti perdite, il generale austriaco O’Reilly e prendendo l’abitato di Stradella.

Ancora in avanzata, affrontò durissimi scontri a Casteggio opponendosi, con soli 5.000 uomini, a soverchianti forze avversarie. I violentissimi combattimenti, videro l’abitato passare di mano parecchie volte e, in questo contesto, il 12° Ussari Francese, scrisse una bella pagina di storia della cavalleria, con una fragorosa carica contro barricate austriache.
Alla fine Lannes, con il sostegno del Generale Victor, riuscì ad impadronirsi stabilmente di Casteggio (contando 500 perdite tra morti e feriti gravi, quando il nemico aveva, per contro, lasciato sul terreno 4.700 corpi circa).

Anche se il fatto d’armi avvenne realmente a Casteggio, la Storia lo riporta come Battaglia di Montebello (dal 1808, infatti, a Lannes verrà concesso il titolo di Duca di Montebello).

La mancanza di notizie sulle reali intenzioni del nemico, aveva determinato una certa dispersione delle forze francesi tanto che, nella sera del 13 giugno 1800, soltanto tre divisioni di fanteria (compresa quella al comando di Lannes) e due di cavalleria, per circa 14.000 effettivi, si preparavano a bivaccare, per la notte, nella piana di Marengo (nelle cui adiacenze, invece, gli austriaci stavano facendo convergere oltre 35.000 uomini).

Il giorno successivo, quella piana risuonò dei tumulti dell’ acerrimo e celebre scontro, che si rivelò subito molto duro per i francesi (Lannes e Victor rischiarono il doppio avvolgimento da parte del nemico e a stento riuscirono ad evitarlo, mentre ottanta bocche da fuoco facevano a pezzi i loro ragazzi).
L’arrivo, di lì a poco, di Napoleone, con gli effettivi di Monnier e la Guardia Consolare, sembrò dare un po’ di respiro, riuscendo ad arginare, per qualche momento, l’impeto dei soldati dell’austriaco Melas (certamente desideroso di rivincita, soprattutto su Lannes)…ma nel giro di una manciata di ore, il disastro, per i francesi, sembrava essersi compiuto tanto che Melas, ceduto il comando al Generale Zach, lasciò il campo diretto ad Alessandria, da dove, con la necessaria tranquillità, avrebbe potuto annunciare alle sue Superiori Autorità, la completa vittoria.
Napoleone, senza perdersi d’animo, indisse allora un fulmineo Consiglio di Guerra sul campo, nel quale si decise per un disperato contrattacco (probabilmente il suo genio aveva saputo cogliere, a dispetto di ciò che all’occhio si presentava, un eccessivo trionfalismo tra i comandanti austriaci e il fatto che i francesi, seppur assai mal ridotti, non erano ancora dell’idea di darsi per vinti).
Una ferrea volontà di resurrezione, ed una prorompente carica di cavalleria, magnificamente guidata da Francois Etienne Kellermann, sloggiarono incredibilmente gli austriaci dal campo di cui si credevano già padroni ed è facile figurarsi la faccia di Melas quando fu raggiunto dalla notizia e che, anzichè dedicarsi al piacevole sforzo di trovare parole sufficientemente enfatiche per celebrare la vittoria che aveva ritenuto di avere già in tasca, fu costretto a firmare un gravoso armistizio che lo impegnava a sgombrare la zona ad ovest del fiume Mincio.
Napoleone aveva perso 6.000 uomini, mentre il nemico ebbe 6.500 caduti, 3.000 prigionieri, 6 bandiere e 4 bocche da fuoco catturate.

Dopo i fatti di Marengo, Napoleone e i suoi più prossimi fecero una sosta a Milano al termine della quale rientrarono a Parigi.
Del ridotto gruppetto di alti ufficiali, facevano parte anche Lannes e Murat i quali, con la loro accesa rivalità (acuita dal fatto che, pare, aspirassero entrambi a sposare Carolina Buonaparte), non contribuirono di certo a far si che il viaggio si svolgesse in un clima di sereno e gioioso cameratismo.
Come noto, dal punto di vista dell’agone sentimentale, ebbe la meglio Murat e Lannes, il 15 settembre 1800, impalmò, in seconde nozze, tale Louise-Antoinette Guéhenéuc (figlia di un membro del Senato), che lo rese padre per cinque volte (il primogenito, cui venne imposto il mone di Napoleone, ebbe, per Padrino e Madrina, il Primo Console e la consorte Giuseppina).

Nonostante il loro granitico sodalizio amicale, ci fu una circostanza nella quale Napoleone e Lannes si scontrarono con una certa durezza; nella sua posizione di comandante ed ispettore della Guardia Consolare, Lannes ne aveva prelevato dalle casse, senza specifico “placet”, 300.000 franchi, destinandoli al benessere degli uomini.
Nulla da dire sulla nobiltà dell’intento, ma la modalità fece infuriare Buonaparte, che impose al suo subordinato la restituzione della somma entro un termine di otto giorni, pena la comparsa dinnanzi a una Corte Marziale.
Lannes, come tutti i generosi, se non era “al verde”, ben poco vi mancava e si trovò in seria difficoltà; fu il buon Augereau, suo vecchio camerata, ad estrarlo dal fango, prestandogli la somma (naturalmente, le “dimissioni spontanee” dalla carica di comandante ed ispettore della Guardia Consolare, seguirono a stretto giro epistolare).

Immediatamente dopo, egli dovette rispolverare i suoi vecchi trascorsi da diplomatico essendo stato destinato (anche per …sottrarlo ai pettegolezzi di palazzo parigini), quale ambasciatore, presso la corte della Corona Portoghese.
Con questa nomina, Buonaparte aveva pensato sia di giovare all’amico che agli interessi nazionali, essendo ben nota l’avversione di Lannes per gli inglesi ed il fatto che il Portogallo fosse una delle “location” dove maggiormente erano attivi gli intrighi britannici in Europa.
Le maniere spicce, franche e trasparenti di Lannes, si trovarono ben presto a cozzare contro i modi, di certo assai più melliflui, dell’ambasciatore inglese Robert Fitzgerald (il quale, peraltro, sembra fosse riuscito a ridurre il primo ministro portoghese Almeida, ad una sorta di patetico fantoccio nel suo pieno controllo psicologico).
Jean Lannes fece del suo meglio per onorare i propri doveri di ambasciatore ma, ad un certo punto, quella che noi oggi chiameremmo “incompatibilità ambientale”, ebbe il sopravvento ed egli lasciò il Portogallo di punto in bianco.
Era di già giunto ad Orleans, quando Napoleone apprese del fatto e, non volendo incrinare i rapporti con la nazione iberica, affidò al suo ministro degli esteri Talleyrand (uomo di grande acume ed intelligenza ma le cui “virtù morali”, avrebbero certamente provocato l’orticaria, nella migliore delle ipotesi, a un individuo coraggioso, schietto e leale come Lannes), il compito di farsi latore di un severo rimbrotto a Lannes per il suo comportamento, con l’ordine di rientrare subito a Lisbona .
Lannes eseguì e, seppure in quel periodo, come era ovvio accadesse, si pose in contrasto con Talleyrand, tuttavia riuscì a muoversi in modo da determinare una crescente influenza francese, che corrispose ad un progressivo calo di quella inglese, con grande soddisfazione di Napoleone, che gli inviò una missiva traboccante di lodi per il suo operato.

Lannes, dessin etude preparatoire

Lannes, dessin etude preparatoire

Impiegato, dunque, fuori dei confini nazionali fin verso la fine del 1804 (verrà richiamato a novembre onde assistere all’incoronazione di Napoleone ad Imperatore dei Francesi), il 19 maggio di quell’anno fu promosso al grado e al rango di maresciallo.

Quando l’Imperatore cominciò a concepire una possibile invasione del suolo inglese, si preoccupò di creare lo strumento militare all’uopo dedicato: l’Armata d’Inghilterra.
Il 4° Corpo di questa nuova, formidabile macchina bellica, fu affidato a Lannes, ma quando fu chiaro che la vitale componente navale per l’impresa, non avrebbe potuto conseguire e mantenere il controllo e la superiorità nel Canale della Manica, l’Imperatore impose un repentino cambio di rotta e programma: da quel momento, l’imponente massa di uomini in armi al suo servizio, avrebbero assunto la denominazione di “Grande Armata”, la quale avrebbe subito rivolto la sua attenzione all’Austria (che, frattanto, si era aggregata all’Inghilterra e alla Russia, dando vita alla Terza Coalizione anti-francese).

Gli uomini agli ordini del Maresciallo Lannes, andarono a costituire il 5° Corpo, che avrebbe ben presto scritto gloriose ed epiche pagine di Storia Militare sui Campi dell’Onore.
Esigenze strategiche, vollero che i contingenti di fanteria di Lannes e quelli di cavalleria di Murat, si trovassero di nuovo, per un tratto, a marciare congiunti come avanguardia, ma fu assieme agli uomini di Michel Ney, che quelli di Lannes giunsero, il 15 ottobre 1805, in vista delle mura della città di Ulm, difesa dagli spauriti subordinati del Generale Karl Mack von Leiberich che, invitato quasi bonariamente ad arrendersi, probabilmente per salvare un briciolo di dignità, scelse quella che era l’unica opzione praticabile e, arrendendosi con l’intera guarnigione (30.000 uomini, 60 cannoni e 40 bandiere), si presentò a porgere la sciabola a Napoleone, esordendo con queste parole, che profferì facendo un rispettoso e lieve inchino : “Io sono lo sfortunato Generale Mack”.

60.000 soldati russi, guidati da Michael Kutuzov, stavano intanto cercando di andare in aiuto agli austriaci di Mack ma, giunta la notizia della resa di questi, tentarono di congiungersi con un secondo grosso contingente russo, agli ordini di Friedrich Buxhowden, per affrontare uniti i francesi.
Lannes, allora, attraversò fulmineamente la Baviera e puntò sull’Austria, scatenando la sua fanteria dietro la cavalleria di Murat…avevano ricevuto precise disposizioni di impadronirsi, assieme, dei ponti sul Danubio a Vienna.
In questa circostanza, i due marescialli seppero mettere in scena un autentico capolavoro di spregiudicata e teatrale guerra psicologica: riuscirono infatti, non si sa come, a persuadere l’austriaco Auersperg, posto con i suoi uomini a presidio dei succitati ponti, che si era pervenuti alla firma di un armistizio, il che, naturalmente, era ben lungi dalla verità (e non è difficile immaginare quali rischi abbiano corso, in termini di incolumità e libertà personale, sostenendo questo “bluff”).

Nella seconda metà del mese di novembre del 1805, Lannes e Murat impiegarono i loro effettivi nei fatti d’arme (scontri, manovre e rabbiose scaramucce) che avrebbero portato all’epico scontro di Austerlitz (2 dicembre 1805, noto anche come “Battaglia dei tre imperatori”), la più emblematica, luminosa e sfolgorante vittoria di Napoleone (e non certamente soltanto per la particolare contingenza meteorologica che si verificò e che, da allora, fece parlare tutti del “sole di Austerlitz”).

Senza addentrarsi, in questa sede, sui prodromi e sulle complesse dinamiche operative di questo epico combattimento, è opportuno ricordare che, in estrema sintesi, la battaglia fu decisa dalle azioni del Maresciallo Nicholas Jean de Dieu Soult (sulle alture del Pratzen) e del Maresciallo Louis Nicholas Davout a Telnitz e che Napoleone, con 73.000 uomini e 139 cannoni, affrontò e mise in rotta gli 85.700 effettivi e 278 cannoni, delle forze coalizzate di Russia e Sacro Romano Impero.
Le perdite francesi ammontarono a 1.305 caduti, 6.940 feriti (tra lievi e gravi) e 573 prigionieri, i coalizzati ebbero, per contro, 15.000 tra morti e feriti, 25.000 prigionieri, inclusi 8 generali e 300 ufficiali di vario grado e 180 cannoni perduti.
La pace di Presburgo che seguì, imposta da Napoleone e firmata il 26 dicembre, pose fine alle ostilità ed alle guerre della Terza Coalizione e Francesco II d’Asburgo-Lorena, che era giunto a vedere l’altopiano del Pratzen come Sacro Romano Imperatore, si vide costretto, il 6 agosto del 1806, a cambiare il suo titolo, autoriducendosi alla più tiepida poszione di Francesco I d’Austria, dopo che Napoleone, avendo ritenuto che 844 anni di storia avevano ormai ridotto il Sacro Romano Impero a qualcosa che non era per nulla romano e tantomeno sacro, ne aveva decretato la formale dissoluzione.
Lannes non assistette alla firma del trattato e, pare a causa di non meglio specificati motivi di attrito con l’Imperatore, fece ritorno a Parigi prima dell’evento.

Tornò alla ribalta nel settembre dell’anno successivo, al formarsi della Quarta Coalizione e quando appariva sempre più imminente una guerra con la Prussia.
Assunto il comando del 5° Corpo, il Maresciallo si unì ai suoi soldati il 7 ottobre e subito si impose sulla scena operativa delle scaramucce, schermaglie e scontri che precedettero la Battaglia di Jena (14 ottobre 1806), nella quale lui, Augereau e Ney furono grandi protagonisti (per dar man forte agli effettivi di Ney, che si erano cacciati in un brutto pasticcio, Lannes non esitò a mettersi alla testa della sua cavalleria, uscendo dalla mischia con l’uniforme completamente sbrindellata e dopo aver rischiato di essere falciato quasi a bruciapelo, dalla mitraglia).
La vittoria di Jena fu totale anche se le unità di Lannes ne uscirono davvero a pezzi (delle 5.000 perdite francesi complessive, fra morti e feriti, oltre 2.500 appartenevano alle divisioni agli ordini di Lannes), ma Prussiani e Sassoni ebbero 10.000 caduti senza contare i 15.000 prigionieri, i 200 cannoni e le 100 bandiere che lasciarono in mani francesi.
Il pesantissimo tributo di sangue dato dagli uomini di Lannes, ricevette giustissima menzione nel bollettino che seguì la battaglia, anche se il sanguigno maresciallo, ebbe subito modo di lagnarsi per l’eccessivo, a suo dire, risalto dato all’azione della cavalleria del “rivale” Murat (e non va dimenticato che anche a Davout, che poco distante ad Auerstadt, aveva riportato una bellissima vittoria sul grosso dell’armata russa, l’Imperatore riservò inizialmente non più che un generico e tiepido encomio).

Dopo il disastro di Jena, non tutti i Prussiani erano rimasti sul terreno o prigionieri dei Francesi e l’Imperatore diede disposizione che i fanti di Lannes collaborassero con i cavalieri di Murat per snidarli; si trattava di un compito non certo facile dovendo uomini appiedati e affardellati, stare al passo con gente a cavallo ed era ovvio che Murat non avrebbe certo rallentato l’andatura dei suoi cavalieri per aspettare i fantaccini del collega.
Naturalmente Murat si lamentò a più riprese del fatto che il contingente di Lannes non fosse in grado di “tenere il ritmo”, ma ciò era falso in quanto, anche a costo di non riuscire ad assicurare agli uomini il vettovagliamento e le necessarie soste, Lannes impose ritmi incredibili per dei fanti, giocando un ruolo fondamentale nella cattura di altri 16.000 prigionieri, 64 bocche da fuoco e 45 bandiere (Prenzlau, 28 ottobre).
Fonti accreditate riferiscono che quegli uomini percorsero oltre 100 chilometri in poco più di 48 ore, senza mangiare e riposarsi, ma questo non appagò ancora Murat, come era logico attendersi, e non è fantasia supporre che ci siano stati momenti di accesa tensione tra i due.
Lannes scrisse all’Imperatore, lagnandosi apertamente di quanto sopra e Napoleone gli rispose con una lettera nella quale gli riconosceva pienamente l’altissimo valore e merito suoi e del suo 5° Corpo.

Dopo una quanto mai necessaria sosta per approvvigionamenti vari presso un rifornito deposito di Stettino, il 5° di Lannes riprese la marcia diretto a Varsavia.
L’avanzata assunse ben presto, per le proibitive condizioni meteorologiche, la connotazione di una durissima marcia forzata senza contare il fatto che, raggiunta la località di Pultusk, gli uomini, già pesantemente provati, dovettero affrontare, in circa 18.000, un corpo russo forte di 45.000 moschetti, 5.000 sciabole e un numero imprecisato di feroci cosacchi.
Nonostante i numerosi atti di quell’eroismo che, per i soldati dell’Imperatore, era pressochè la “routine”, ed un brillante attacco che scompaginò per un po’ le linee nemiche, il Corpo d’Armata di Lannes cominciò presto a trovarsi in serissime difficoltà e fortuna volle che l’arrivo di una delle divisioni di Davout, contribuisse non poco a salvare la giornata.
L’oscurità pose fine ai tumulti e clamori della lotta ed entrambi i contendenti, nei rispettivi resoconti, sostennero di aver riportato vittoria. Sul terreno giacevano, comunque, i corpi di 7.000 Francesi e di 5.000 Russi.
Lannes, sempre in prima linea, era stato per l’ennesima volta ferito e fece ritorno a Varsavia per la convalescenza, ove lo raggiunse la consorte, decisa, con amorevole sollecitudine, a prendersi cura personalmente del pieno recupero dell’amato marito.

Queste circostanze, sottrassero il maresciallo all’immane carneficina della battaglia di Eylau (8 febbraio 1807), una delle più cruente e terribili (se non addirittura la più cruenta e terribile) dell’intera epopea Napoleonica (nella quale, tra l’altro, restò mortalmente ferito uno dei principali eroi di Austerlitz: il Generale Jean Joseph Ange d’Hautpoul, pianto con corale, composto e virile dolore, da tutti i suoi corazzieri).

Malelingue invidiose e frustrate, misero in quel tempo in giro la voce che Lannes, durante la sua permanenza a Stettino, si sarebbe arricchito riempiendosi le tasche di danari, per un importo quantificabile in circa 600.000 franchi.
Le cose, invece, proprio per l’onestà dell’uomo, erano andate ben diversamente; Lannes, infatti, aveva si incamerato fondi, ma se ne era servito per provvedere alle paghe dei suoi uomini, consegnando il residuo al suo capo di stato maggiore, per far fronte alle spese del contingente.
Malauguratamente, ed anche inspiegabilmente, l’Imperatore diede credito alle summenzionate illazioni e nuovamente, per questioni finanziarie, ci fu tensione nei loro rapporti (e per una somma pari al doppio di quei 300.000 franchi che già in precedenza erano stati causa di dissapori tra i due amici).
L’Imperatore lo obbligò al versamento di una mensilità del suo appannaggio, a parziale indennizzo, e il collega Berthier gli fece pervenire svariate lettere nelle quali lo riempiva di contumelie.
Queste cose addolorarono alquanto Lannes, che non trovò di meglio che sfogare tutto il suo dispiacere e la sua rabbia, nello scrivere alla moglie di questo inqualificabile e scandaloso trattamento, frutto di macchinazioni e intrighi artatamente concepiti per screditarlo.

Archiviata anche questa faccenda, nel mese di maggio, L’Imperatore mise Lannes al comando di un corpo di riserva, che avrebbe dovuto dar man forte al Maresciallo Lefebvre nel chiudere con l’assedio della città di Danzica, che da lungo tempo sfiancava le forze francesi.
Lannes ebbe ruolo chiave nell’infrangere gli sforzi offensivi di russi e prussiani, ma dovette restare inattivo durante il trionfo di Lefebvre, come da ordini ricevuti da Napoleone.
Il sacrificio e la determinazione degli uomini del maresciallo, assieme a quello degli effettivi agli ordini di Ney, Oudinot e Grouchy, furono poi fondamentali per il conseguimento della bella vittoria di Friedland, che costò ai russi 20.000 caduti, fiaccandone il morale a tal punto che, nel successivo Trattato di Tilsit, lo Zar Alessandro accettò, più o meno spontaneamente, di stipulare un’alleanza con la Francia.

In seguito a questi eventi, la buona stella di Lannes tornò a dare bagliori di luce e gli furono concessi il titolo di Principe di Siewierz (per il suo contributo al successo nella Campagna di Polonia), il 19 marzo 1808, come già detto, quello di Duca di Montebello e una somma complessiva di 150.000 franchi, prelevati dalla Westfalia e dall’Hannover.
Dopo questi avvenimenti, Lannes potè trascorrere diversi mesi nella confortevole e corroborante pace del suo nucleo familiare.

Il fuoco, però, covava sotto la cenere e, nel 1808, scoppiò in Spagna, contro le forze francesi, una vasta insurrezione generale che le travolse e obbligò l’Imperatore all’invio di diversi corpi d’armata e della Guardia Imperiale, pena la seria possibilità di perdere quei territori.
Tra i più fidati luogotenenti che l’Imperatore destinò in Spagna, naturalmente figurava Lannes il quale, dato il ridottissimo preavviso che ricevette, non ebbe neppure il tempo materiale di preparare i suoi bagagli, ma solo quello di mettersi in sella e di galoppare, a spron battuto, verso il teatro di operazioni.
Mentre spingeva la sua cavalcatura sulle alture, non lontano da Tolosa, fu disarcionato e cadde restando gravemente ferito.
Ancora malconcio, Lannes assunse il comando di una forza di 30.000 uomini, con l’ordine di affrontare, a Tuleda, 45.000 Spagnoli, costituenti le armate di Aragona e Andalusia, schierate lungo un fronte di 17 chilometri.
Con un’abile manovra di incuneamento, Lannes con i suoi, si aprì un ampio varco nel dispositivo avversario e battè l’Armata d’Aragona (che lasciò in mano francese, 1.000 prigionieri, 26 cannoni e 7 bandiere e sul terreno 3.000 tra morti e feriti), mentre quella di Andalusia era rimasta pressochè inattiva.

Non molto dopo, l’Imperatore diede ordine a Lannes di risolvere l’assedio di Saragozza che, da due mesi, impegnava forze francesi.
Il maresciallo giunse colà il 9 maggio 1809; ad attenderlo, il Generale Palafoix con la sua guarnigione di 40.000 uomini.
Dato che pressochè tutte le fortificazioni esterne erano già state prese, l’artiglieria francese iniziò un massiccio cannoneggiamento alle mura, che si protrasse per ben cinque giorni riuscendo, alfine, ad aprire tre brecce attraverso le quali gli uomini di Lannes poterono trafilare, entrare in città e impadronirsi di posizioni importanti.
Per le polverose contrade della città, si accesero sangunosi e cruenti combattimenti che durarono poco meno di un mese e, onde evitare macelli, Jean Lannes snidò i rivoltosi casa per casa e barricata dopo barricata, impiegando cannoni ed esplosivo, anzichè sacrificare risorse umane preziose, in onerose cariche alla baionetta.
Malgrado un’epidemia di tifo avesse colpito i ribelli, la lotta si protrasse violentissima, per terminare solo il 19 febbraio, con la resa dei superstiti rivoltosi, arsi dalla febbre e solo dopo che il centro della città era stato raso al suolo e la periferia ridotta a cumuli di fumanti e annerite macerie.
Il pesante bilancio di questa operazione, vide 54.000 caduti (anche se, pare, all’incirca solo 7.000 a causa dei cannoni francesi) tra gli spagnoli e 10.000 nelle fila francesi.

L’assedio di Saragozza aveva, ancora una volta, messo in vivida luce il consumato tatticismo di Lannes ma, al contempo, consacrò ad imperitura memoria il grande valore degli Spagnoli che, resistendo strenuamente e in condizioni davvero terribili, assursero a meritata leggenda nazionale.
Lannes abbandonò le rovine di Saragozza il 26 marzo, sperando di poter trascorrere qualche tempo in famiglia, ma il destino e una certa parte d’Europa, che non voleva concedere tregua all’Imperatore dei Francesi, avevano deciso diversamente: la Quinta Coalizione anti-francese si era formata e l’Austria aveva, in aprile, invaso la Baviera.

Napoleone costituì, allora, immediatamente l’Armata di Germania e, in procinto di lasciare la Capitale Francese per raggiugere i suoi uomini, fece notificare a Lannes il suo ordine di raggiungerlo subito, per assumere il comando di un corpo d’armata.

Il seguito del maresciallo, con i suoi bagagli, viaggiava più lentamente di lui ed egli, in sella ad uno dei cavalli dell’Imperatore, lo raggiunse nei pressi di Ratisbona, dove si stavano concentrando i contingenti francesi.

Con il decisivo contributo di Lannes, l’ala sinistra del dispositivo austriaco, forte di 40.000 effettivi (dei 160.000 totali) fu sbaragliata e messa in fuga a Landshut, dopo averne lasciati sul terreno 10.000 tra morti e feriti e perso 52 bocche da fuoco, ma adesso era Davout, a trovarsi in acque agitate proprio in quel di Ratisbona.
L’Imperatore accorse in aiuto del “Maresciallo di Ferro” (come venne chiamato Davout) con 40.000 uomini di Lannes e unità del Wurttemberg che, con un’abile aggiramento, ebbero ragione del nemico a Eckmul, imponendo all’Arciduca Carlo, una nuova, rapida ritirata ed il peso di 6.000 tra morti e feriti, 1.500 prigionieri, 12 bandiere e 16 cannoni in mano francese.

Ma i pensieri dell’Imperatore erano funestati dal fatto che una residua retroguardia di 6.000 austriaci, tenesse ancora saldamente Ratisbona e situazione e tempo, non avrebbero consentito l’organizzazione e la condotta di un assedio.
Ancora una volta, ci si affidò all’estro ed al coraggio di Lannes che ricevette, pertanto, l’ordine di attaccare direttamente la città.
Fu aperta una piccola breccia nelle mura e Lannes chiese a gran voce cinquanta volontari che avrebbero dovuto raggiungre il più velocemente possibile il passaggio, poggiare le scale e arrampicarsi.
Si offrirono subito cinquanta valorosi che, però, furono tutti uccisi o gravemente feriti. Lannes ne reperì rapidamente altrettanti che subirono la stessa sorte.
La terza richiesta cadde nel vuoto e si narra che allora l’indomito maresciallo, afferrando una scala, abbia gridato: “Soldati, io vi mostrerò che prima di essere un Maresciallo di Francia, ero un granatiere e che ancora lo sono !”
A quel punto, diversi suoi aiutanti di campo brandirono la scala e, correndo e passandosela a coppie per eludere il fuoco nemico, riuscirono nell’intento, raggiungendo le mura e penetrandovi assieme a numerosi granatieri e soldati della Divisione Morand, mentre Lannes, seguito da altri uomini di Morand, irruppe nella città dall’ingresso principale, mentre anche le altre porte saltavano, scoraggiando gli ultimi focolai di resistenza e il dissolversi del fumo e della polvere, svelò gli austriaci con le mani alzate.
In soli cinque giorni, con Lannes sempre coraggiosamente esposto al fuoco nemico, i Francesi avevano sostenuto tre dure battaglie, catturando 50.000 prigionieri, 5 cannoni, 49 bandiere e 3.000 carriaggi di munizioni.

Non ci fu tregua per Lannes che, dopo Ratisbona, lasciò i suoi uomini guadando il Danubio dalle parti di Vienna, per assumere il comando delle colonne francesi ad Essling, dove venne messo al comando del ricostituito 2° Corpo, immediatamente impegnato nell’inseguimento degli Austriaci.
Ricacciati i nemici fino al limite dei sobborghi di Vienna, la situazione sembrò stagnare anche perchè ci si trovò nella necessità di attraversare il Danubio, per costringere l’avversario ad accettar battaglia.
Incaricato di trovare un punto favorevole alla bisogna, Lannes lo individuò nei pressi di Nussdorf e, d’iniziativa personale, senza specifico ordine dell’Imperatore, diede ordine di traghettare 500 “voltigeurs” (volteggiatori) ma, forse a causa di una errata interpretazione delle disposizioni ricevute, questi occuparono l’isolotto di Swarzenlaken, senza però che il nemico se ne avvedesse.
Quando, poi, altri due battaglioni li seguirono, le sonnecchianti vedette austriache se ne accorsero e diedero l’allarme.
Un soverchiante contingente di giubbe bianche, inviato alla chetichella, ebbe facilmente ragione dei circa 1.000 Francesi sbarcati, 400 soltanto dei quali riuscirono a mettersi in salvo, mentre Lannes, nel frattempo raggiunto dall’Imperatore, altro non potè fare che assistere impotente al dipanarsi di questa incresciosa vicenda.

Dopo un consulto, che presumibilmente dovette essere piuttosto concitato, si decise di puntare alla riva nord del Danubio partendo da Kaiser-Ebersdorf, con punto di approdo intermedio all’isola di Lobau.
I genieri del 4° Corpo di Massena, diedero incredibile ed encomiabile prova di tecnica ed eroismo costruendo, con materiali vari, a tempo di record e in territorio ostile, un poderoso ponte in 4 tronconi di differente lunghezza, che consentì il passaggio dei contingenti francesi i quali, con le succesive e coordinate manovre, presero le posizioni loro assegnate in fase di pianificazione…i reparti di cavalleria agli ordini diretti di quello straordinario personaggio che fu Antoine-Charles-Louis de Lasalle (“il generale ussaro”), assicuravano il collegamento tra gli abitati di Aspern ed Essling.

A Lannes fu affidata la responsabilità dell’ala destra e della difesa di quest’ultima località, mentre il nemico, con l’Arciduca Carlo, faceva convergere un contingente forte di quasi 84.000 moschetti, 14.250 sciabole e 292 cannoni, per attaccare l’odiato Francese.
All’alba del 21 maggio, si diffuse, tra i Francesi, il sentore che di lì a poco gli Austriaci avrebbero attaccato in forze; Napoleone prese in considerazione, ancorchè forse senza troppa convinzione, anche l’ipotesi di un ripiegamento, ma all’ultimo decise per il combattimento, affidando a Massena la responsabilità di Aspern e dell’ala sinistra…e fu proprio Massena, a ricevere il primo urto dell’assalto nemico.

Gli eroici soldati di Massena, per tutto il pomeriggio respinsero i furiosi attacchi di quattro colonne nemiche ma, verso le ore 17.00, un massiccio contrattacco condotto dall’Arciduca Carlo, portò gli Austriaci alla parziale conquista dell’abitato che più tardi, nel corso di violentissimi combattimenti casa per casa, passò di mano per ben sei volte.
Mentre gli effettivi di Massena combattevano con le unghie e coi denti già da diverse ore, quelli di Lannes dovettero attendere fino alle ore 18.00, prima che una colonna nemica, agli ordini del Generale Dedowich, li impegnasse.
Forse il Dedowich pensava che sbarazzarsi di Lannes sarebbe stato affare da poco, ma non aveva fatto i conti con la sorpresa che gli riservò l’Imperatore il quale, giocando sul fattore sorpresa, gli fece parare davanti un nutrito reparto di poderosi corazzieri, che fermò decisamente la colonna austriaca, lasciando ai ragazzi di Jean Lannes, molto ben appostati e strategicamente dislocati nell’abitato di Essling e nel granaio, tutta la tranquillità necessaria per respingere Rosemburg che, in testa al suo corpo, si era frattanto affacciato all’ingresso di Essling.

Le tenebre della notte tra il 21 e il 22 maggio, non fermarono la lotta e Lannes riuscì a respingere tutti gli altri assalti che, anche in piena oscurità, vennero lanciati contro di lui.
Durante i combattimenti, i ponti sul Danubio vennero resi inutilizzabili in varie occasioni e, ogni volta, i valorosi ed infaticabili genieri francesi, li riattarono e questo consentì all’Imperatore di poter continuare ad inviare rifornimenti sia a Lannes che a Massena.
L’Imperatore decise, poi, di dare una spallata decisiva al nemico all’alba del giorno 22 e, a questo scopo, furono effettuati movimenti e spostamenti di truppe che portarono i contingenti su Aspern ed Essling, a circa 75.000 effettivi.

Gli ordini imperiali prevedevano che Lannes attaccasse, supportato dai cavalieri di Bessières, per ricacciare gli Austriaci verso Aspern, dove Massena li avrebbe aggirati e colpiti sulla destra, per poi accorrere in aiuto di Lannes.
Gli accesissimi scontri iniziarono intorno alle ore 03.30 e, poco prima delle ore 07.00 Massena, con tre divisioni, aveva ripreso saldamente possesso di Aspern.
All’occhio vigile ed espertissimo di Napoleone, non sfuggì il fatto che, nelle fila austriache, si era creato un vuoto e, in ossequio alla sua peculiarità di sapersi incuneare nel dispositivo avversario per produrne una scissione, ordinò a Lannes di convergere e infilarsi in quel settore con tre delle sue divisioni, appoggiate da cavalleria pesante…naturalmente le giubbe bianche furono fermate e solo l’Arciduca Carlo in persona, riuscì ad evitare che i Francesi sfondassero brutalmente.
Ciononostante, Lannes riuscì a catturare un intero battaglione austriaco, oltrte a cinque cannoni e una bandiera.

Una scena di particolare impatto, si verificò a mattina inoltrata, verso le ore 09.00, quando i genieri austriaci riuscirono a calare nel fiume, dopo averlo incendiato, un mastodontico mulino galleggiante, che si diresse verso il ponte, andandovi ad impattare con forza.
La struttura non resse all’urto e si spezzò, provocando numerose vittime tra i soldati che, in quel tragico momento, stavano attraversando.
Molti di coloro che non morirono bruciati o annegati, furono trascinati via dalla corrente, assieme al troncone di ponte cui erano rimasti attaccati.
Sembra che il vedere tanti suoi ragazzi così barbaramente e vigliaccamente uccisi, abbia impressionato e scosso alquanto anche l’Imperatore il quale, riavutosi, valutata l’ampiezza dei danni al ponte e stabilito che l’efficacia dell’azione offensiva era ormai compromessa, ordinò a Lannes prima di attestarsi e consolidarsi sulle posizioni raggiunte, poi di ripiegare su quelle iniziali di partenza.
Solo la perizia e il carisma del coraggioso Lannes, consentirono di eseguire al meglio la difficilissima manovra in ritirata, sotto una martellante e micidiale azione di fuoco dell’artiglieria austriaca.

Queste circostanze, sembrarono dare nuova linfa alle bellicose intenzioni dell’Arciduca Carlo che, pertanto, ordinò nuovi attacchi contro Aspern ed Essling.
La situazione tornò a farsi confusa e concitata; gli austriaci entrarono ad Aspern, ma ne furono respinti dagli uomini di Massena, che effettuarono un rabbioso contrattacco.
In tarda mattinata, il nemico riuscì a conquistare Essling anche se le truppe del Generale Boudet, che la tenevano, continuarono a battersi strenuamente, pur ripiegando.
Sempre nel settore di Essling, l’Arciduca Carlo, alla testa di due massicce colonne, supportate da nutrito fuoco di artiglieria, sferrò un attacco al centro del dispositivo francese, contro Lannes…il generosissimo e grande Bessières, immolò di nuovo la sua superba cavalleria per ritardare la progressione avversaria, mentre i tiratori di Lannes riuscivano a fermare l’attacco.
Un nutrito contingente di granatieri austriaci, entrati poco dopo nell’abitato, attaccò pervicacemente il granaio e l’Imperatore inviò, in aiuto di Boudet che vi si era attestato a difesa, due colonne della Giovane Guardia.
Altri rinforzi nemici giunsero ben presto, così come altre due robuste colonne della Vecchia Guardia e gli Austriaci furono fermati e respinti…il combattimento, allora, prese la connotazione di un convulso quanto impari duello di artiglieria.

Le palle austriache falciarono svariate centinaia di Francesi ed anche gli aiutanti di campo di Lannes, finirono per essere tutti uccisi o gravemente feriti e mutilati, circostanza che portò Lannes, seppure storcendo il naso, ad accettare il suggerimento di spostare il suo quartier generale fuori gittata dei cannoni nemici.
In questa polverosa e infuocata baraonda, Lannes stava conversando con il vecchio Generale Pouzet (cui era, come detto all’inizio di queste note, legatissimo avendo questo bravo e anziano soldato, favorito il suo ingresso nell’esercito, nel 1792), quando un colpo austriaco fracassò il cranio all’attempato veterano, che stramazzò al suolo sotto gli occhi sbarrati dell’amico e camerata.

In preda alla costernazione che ben si può immaginare, Lannes continuò il movimento, per sottrarre al fuoco il suo posto comando, verso Enzersdorf e, in attesa di ulteriori disposizioni, sedette a gambe incrociate, sconfortato e reprimendo le lacrime per la perdita di Pouzet, in una insenatura del terreno…lì una palla austriaca di rimbalzo lo centrò, rompendogli la rotula sinistra e straziando nervi, muscoli e legamenti della gamba destra.

Immediatamente si chinò su di lui uno dei suoi aiutanti di campo superstiti al quale il maresciallo, con ammirevole stoicismo, disse semplicemente di essere ferito e di necessitare di un piccolo aiuto per rialzarsi…nel frattempo, si spegnevano, a poco a poco, i tumulti della terribile battaglia che fu una “vittoria morale” per l’Aquila Napoleonica, ma che costò ai Francesi 19.000 uomini e 20.000 agli Austriaci (l’amaro e acre sapore della sconfitta che, al pari di quella di Eylau, ebbe, per l’Imperatore, questa vittoria, fu poi cancellato dal successivo trionfo di Wagram).

Con il ginocchio sinistro fracassato e la gamba destra ridotta a un sanguinante spezzatino di carne, l’Orlando dell’Armata rovinò di nuovo a terra ed il suo subordinato lo fece immediatamente trasportare all’infermeria da campo, nei pressi del ponte, dove il grandissimo Chirurgo Capo dell’Esercito, Barone Dottor Dominique-Jean Larrey, al termine di un consulto con altri medici, decise di amputargli la gamba sinistra, salvo poi cambiare quasi subito parere e amputare la destra, per il sopraggiungere di una altissima febbre.
L’Imperatore, sconvolto e in lacrime, accorse al capezzale del suo più fraterno e fidato amico (che affettuosamente chiamava “orso Lannes”; l’unico, oltre all’Imperatrice Giuseppina, a cui era consentito di rivolgersi a lui con il “tu”, in privato sempre e anche in qualche occasione ufficiale…privilegio negato persino ai membri consanguinei dell sua famiglia).
La scena, straziante, con l’Imperatore inginocchiato a tenere la mano dell’amico ferito, commosse profondamente gli astanti, tra cui Bessières, e solo Berthier riuscì, con delicata fermezza, a trascinare via Napoleone.

Poco dopo, anche l’altra gamba gli fu amputata e venne trasportato ad Ebersdorf dove il Grande Còrso si recava ogni giorno a fargli visita, avendo preteso che si prodigassero, per lui, i migliori specialisti di Vienna, tra cui il Dottor Frank, uno dei più accreditati medici d’Europa.
Se in un primo momento le condizioni del maresciallo parvero migliorare, la situazione subì un brusco tracollo al verificarsi di una grave forma di setticemia, che fece chiudere per sempre gli occhi a questo grande Eroe, alle ore 05.00 del 31 maggio 1809.

L’Imperatore scrisse una commuovente lettera alla vedova del suo amico più vero e amato…e quanto sia costata la Battaglia di Aspern-Essling, lo diranno per sempre, finchè ci sarà il mondo, il grande “Leone di Aspern” (che troneggia davanti alla chiesa della cittadina), la “Sala 1809”, nel Museo Storico della Capitale austriaca e la scritta sul sarcofago che raccoglie le spoglie mortali di Jean Lannes, nella austera e sacra Cripta del Pantheon: “Blessé à mort à la bataille d’Essling, le 22 mai 1809″.

Dal punto di vista uniformologico, rimando alla mia precedente tela su Michel Ney ,”Le Lion Rouge” (Lannes indossa, infatti, la “demi tenue”), con un paio di osservazioni : pur ispirandomi grandemente al bel ritratto a firma di Julie Volpeliere :

– mi sono preso licenza, come già per Ney, di far calzare al nostro l’ampio e vistoso bicorno, riccamente guarnito e con piumaggio bianco, previsto per il suo grado e rango (i marescialli, venivano infatti affettuosamente chiamati “Grosbonnets”), indossato, però, di taglio e leggermente decentrato rispetto alla immaginaria mezzeria del volto ;

– diversamente dalle più note immagini di Jean Lannes in montura da maresciallo (dove, al contrario degli altri suoi colleghi, ne risulta privo), ho voluto ritrarlo, con la regolamentare fascia trasversale di raso scarlatto chiaro (sempre prevista con la “Grande Tenue”, praticamente quasi sempre sfoggiata con la “Demi Tenue” e non di rado anche in campagna con la “Petit Tenue”) sotto la vistosa bandoliera bianca, riccamente guarnita ed istoriata in oro, da lui portata, quale “General en Chef” all’assedio di Saragozza.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Bibliografia : “Superbur Saggi – David G. Chandler – I Marescialli di Napoleone” – parte sul Maresciallo Jean Lannes, a cura di Donald D. Horward, professore presso il Department of History della “Florida State University”;
Osprey Publishing – Edizioni Del Prado : “Soldatini dell’epoca napoleonica” – Dispensa n. 56, “I marescialli di Napoleone”.

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