Una finestra aperta sulla «grande époque»

Lasalle, la sabre et la pipe

Lasalle, la sabre et la pipe
Lasalle, la sabre et la pipe

Stefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

Lasalle, la sabre et la pipe

Olio su tela, cm. 40 x 30, collezione dell’autore

Come già per il Generale Colbert, ho voluto dedicare questa mia nuova tela alla figura dell’ “ussaro degli ussari”, ad uno dei più capaci e poliedrici comandanti di cavalleria leggera che servirono l’Imperatore, il Generale Antoine Charles Louis de Lasalle (Metz 10 maggio 1775 – Wagram 6 luglio 1809).

Ne ho ricavato le presumibili sembianze dalle più popolari immagini che si hanno di questo personaggio particolare, dalle sue abitudini di vita e dalla sua indole, ispirandomi poi ad un particolare di una bella tela di Alphonse Lalauze, e ritraendolo a tre quarti di busto, a cavallo, con le insegne del grado di generale di divisione, sulla pittoresca e personalissima uniforme (i cui colori erano i medesimi di quella del 7° Ussari) con cui la più popolare tradizione iconografica ce lo ha tramandato.

Antoine Charles Louis de Lasalle vide la luce a Metz, il 10 maggio 1775, figlio di Pierre Nicolas de Lasalle d’Augny, un rappresentante della piccola nobiltà di provincia, Cavaliere dell’Ordine di San Luigi e ufficiale dell’Esercito Reale Francese.

Sua madre, Suzanne Depuy de la Gaule, era discendente di un Maresciallo di Francia, tale Abraham de Fabert.

Pare che fin dalla fanciullezza, il piccolo Antoine Charles palesasse una particolare passione per il mondo militare e, grazie anche ai propri natali, il padre poté facilmente garantirgli, alla verde età di soli undici anni, l’ingresso nel reggimento di fanteria straniera (tedesca) dell’Alsazia, in qualità di vice-sottotenente.

In breve, il precoce e motivato ragazzino, appena quattordicenne, era già stato promosso sottotenente effettivo.

Studio preparatorio
Studio preparatorio

Allo scoppio della rivoluzione, il giovanissimo Lasalle ne sposò la causa e, il 25 maggio 1791, fu assegnato al 24° reggimento di cavalleria di linea…ma non aveva fatto i conti col suo grado e col suo rango.

Rivestire il grado di ufficiale dell’Esercito Francese era stato, fino ad allora, un privilegio riservato agli appartenenti all’Aristocrazia, ma un decreto del governo, del 1792, cancellò tutto questo vietando, inoltre, a chi aveva nobili origini, qualunque funzione di comando militare.

Anche Antoine Charles fu colpito da questa giacobina epurazione ma, se i sanguinari seguaci di Robespierre e Saint just poterono privarlo del grado e delle attribuzioni, nulla poterono contro il suo desiderio di vestire l’uniforme e di fedeltà al suo Paese; il motivatissimo giovinetto, si arruolò di nuovo come semplice soldato e fu inviato a Parigi.

Lo ritroviamo nel 1793, ancora semplice soldato volontario, nell’Armata del Nord e, in particolare, nel 23° Reggimento Cacciatori a Cavallo dove però, ben presto, si guadagnò i galloni di sergente e, con questo grado, con un pugno di ardimentosi, nel corso di un fatto d’arme, attaccò e catturò una intera batteria di artiglieria nemica.

Il suo comandante, ammirato dalla coraggiosa animosità del giovane sottufficiale, vergò subito la proposta per la sua nomina ad ufficiale ed è facile immaginare la sua sorpresa quando Lasalle, pur ringraziandolo con deferenza, rifiutò la promozione perché ciò avrebbe di certo comportato il separarsi dai suoi uomini.

Nell’Armata d’Italia

I suoi incontestabili meriti e la buona amicizia di suo padre con Francois Christophe de Kellermann, alla fine gli ottennero la “riconquista” del grado di luogotenente e il posto tra gli ufficiali di staff dello stesso Kellermann (siamo nel marzo del 1795).

Al seguito di Kellermann, Lasalle fa il suo ingresso nell’Armata d’Italia, come assistente del di lui figlio, Francois Etienne e, il 7 novembre dello stesso anno, viene promosso capitano.

Una delle prime, memorabili azioni che imposero Lasalle all’attenzione dell’emergente Generale Napoleone Buonaparte, avvenne alla Battaglia di Rivoli quando, grazie alla sua eccezionale capacità e acume tattico nel condurre la cavalleria, risolse praticamente la giornata, catturando poi, personalmente, cinque delle undici bandiere che il nemico dovette lasciare in mano francese.

Quando i clamori dei combattimenti si spensero, sul terreno restavano circa 5000 Caduti Francesi e pressoché il triplo con l’uniforme austriaca.

Si narra che, la sera, Napoleone e Lasalle sedessero a pochi metri l’uno dall’altro, sfiniti, sui drappi nemici catturati ed ammucchiati e che il futuro Imperatore abbia detto al suo indomito comandante di cavalleria: “Vai pure a dormire sulle tue bandiere, Lasalle…te lo sei ben meritato”.

Il nostro uomo fu poi il primo, inseguendo e caricando gli ulani nemici, dopo averli evacuati dall’abitato, ad attraversare il Tagliamento, contribuendo fattivamente alla decisiva vittoria francese.

La Campagna d’Egitto

Fu il Generale Buonaparte a chiedere, personalmente, a Lasalle, di prendere parte alla Campagna d’Egitto; superfluo aggiungere che ottenne una più che entusiastica adesione dal suo brillante e intrepido cavaliere, che non perse assolutamente tempo per mettersi in luce anche tra le infuocate sabbie del deserto.

Durante la Battaglia delle Piramidi, un nutrito contingente nemico si era asserragliato nel villaggio di Embabeh, dove stava resistendo efficacemente agli assalti francesi.

Resosi conto del pasticcio, Lasalle, alla testa di soli sessanta ardimentosi, caricò decisamente il villaggio mettendo in fuga gli occupanti, inseguendoli con pervicacia e liberando importanti direttrici di movimento, che consentirono a Napoleone di schiacciare gli avversari.

Per questa azione, Buonaparte vergò la promozione di Lasalle al grado di tenente colonnello della brigata mista di cavalleria, la cui unità di punta era il glorioso 7° Ussari.

Nella Battaglia di Salahieh (11 agosto), mentre si trovava nel mezzo di un violento scontro con dei mamelucchi, la dragona con cui si era assicurato al polso la sciabola, si spezzò e l’arma cadde a terra.

Il coraggiosissimo Antoine Charles non si perse d’animo; smontò con calma da cavallo, ancorché attorno a lui la mischia infuriasse, raccolse la sciabola, rimontò a cavallo e riprese a combattere, tra lo stupore dei suoi uomini e, certamente, anche dei nemici a lui più fisicamente vicini in quell’occasione.

Due settimane dopo, nello scontro di Remedieh, con un deciso fendente, recise ambo le mani a un mamelucco che stava per uccidere il Generale Davout, salvandogli la vita…riuscì anche a rompere il suo paio di pistole, nel difendersi e, raccattata la sciabola di un dragone ferito, continuò a battersi con foga.

Mai pago di gloria, con altre brillanti azioni, efficaci presidi e fragorose cariche della sua cavalleria, continuò a rendersi protagonista di fatti e avvenimenti che comportarono ingenti perdite per il nemico e favorirono, in modo determinante, la conquista dell’Alto Egitto, da parte del Generale Desaix, a cui invano si opposero Murad Bey e Ibrahim Bey.

Alla firma della Convenzione di El-Arish (24 gennaio 1800), Antoine Charles fece rientro in Francia e, da ussaro vanesio ed eccentrico, acciocché nessuno dimenticasse le sue prodezze in terra egiziana, adottò, da allora e per sempre sull’uniforme, gli abbondantissimi pantaloni rossi dei mamelucchi (saroual), rinforzati, alla base, da falsi stivali in pelle e, quasi certamente, anche la sua caratteristica sciabola “all’orientale”.

Il 5 agosto, Napoleone gli fece dono di una coppia di pistole e di una Sciabola d’Onore e, il 25 dello stesso mese, gli fece avere il grado di colonnello e il comando del 10° Ussari.

Intermezzo francese

Lasalle era, indubbiamente, uno dei migliori comandanti di cavalleria leggera che la Francia abbia mai avuto e, nonostante l’ottima educazione ricevuta, la brillante e poliedrica intelligenza e tante altre doti che avrebbero potuto farne un autentico damerino, tuttavia si atteggiava volutamente a ribaldo.

In ossequio alla più popolare fama che da sempre aleggiava attorno al nome della specialità “ussari” della cavalleria, non disdegnava mai di mostrarsi libertino, bizzarro, attaccabrighe, fumatore e bevitore inveterato.

Pare anche sia stata sua l’idea di fondare, a Parigi, la “Società di Alcolismo” che scioccò gli azzimati membri dell’Alta Società della Capitale, ma non certo Napoleone.

Quando una sera Lasalle fece contare a Paul Thiebault, suo amico, i vuoti delle bottiglie che si era scolato, questi gli chiese, attonito, se avesse intenzione di uccidersi, al che Antoine Charles rispose con una frase rimasta celebre: “Amico mio, ogni ussaro che a trent’anni non è ancora morto, è un mascalzone”.

Tra gesti teatrali ed eroici, il nostro trovò anche il modo di intraprendere una relazione sentimentale con Josèphine (allora consorte del Generale Victor Leopold Berthier e cognata del Maresciallo Louis Alexandre Berthier).

Quando la sua amata e il marito divorziarono, Lasalle le propose il matrimonio e Napoleone (allora già Imperatore), saputolo, fece dono ad Antoine Charles della somma di 200.000 franchi.

Quando qualche giorno dopo i due si incontrarono alle Tuileries, l’Imperatore domandò: “Lasalle, per quando è fissato il matrimonio?” ribattè: “Sire, non appena avrò il denaro sufficiente per comperare i regali di nozze e la mobilia”.

Napoleone gli ricordò di avergli dato ben 200.000 franchi solo la settimana prima e chiese che ne avesse fatto, ottenendo, come risposta, che parte della generosa donazione imperiale era stata utilizzata per pagare debiti, mentre il resto era andato perduto al tavolo da giuoco.

Una simile ammissione, fatta oltretutto con schietta franchezza, avrebbe forse determinato la “caduta in disgrazia” di qualunque altro militare ma, dalla bocca di Lasalle, suscitò un sornione sorriso su quella dell’Imperatore che disse a Duroc, suo Gran Maresciallo di Palazzo e Aiutante, di provvedere affinché altri 200.000 franchi fossero elargiti al Generale Lasalle.

Alla scena, sembra abbia assistito anche un prefetto che, con timido sussiego, ardì chiedere all’Imperatore, come mai non avesse preso seri provvedimenti disciplinari a carico dello sfrontato ufficiale…Napoleone lo gelò con queste parole: “Basta un solo frego di penna per creare un prefetto, ma ci vogliono vent’anni per fare un Lasalle”.

Antoine Charles era, indubbiamente, tutto questo, ma non si può dire che, verso la sua nuova famiglia, non mostrasse sollecitudine e senso di responsabilità…si prendeva amorevolmente cura dei tre figli di primo letto della consorte (Almeric-Alexandre, Oscar e Alexandre-Joseph, anche se, si dice, i primi due fossero suoi figli carnali e illegittimi.

Lui e Josephine misero, comunque, al mondo una loro bambina, Charlotte Josephine, che vide la luce domenica 18 maggio 1806.

Tra i “trastulli” di Antoine Charles, specie nei momenti di “noia”, c’era anche il tirare di spada e non si sottrasse mai, quando non le avesse lui stesso create, alle occasioni di battersi in duello.

E’ mia opinione personale che Joseph Conrad, nello scrivere il suo splendido romanzo intitolato “I duellanti”, per tratteggiare la figura di Gabriel Florian Feraud (spiritata ed immortale icona del 7° Ussari), possa essersi ispirato a quella di Lasalle.

Campagna del 1806 – 1807

Preoccupato per nuove pressioni prussiane, austriache e russe in area mitteleuropea, l’Imperatore aveva necessità che la sua potente macchina da guerra si mettesse ancora in moto…e Lasalle e i suoi uomini ne erano uno degli ingranaggi meglio oliati e funzionanti.

Antoine Charles fu subito impiegato con la Prima Divisione Dragoni del Generale Louis Klein (riserva di cavalleria del Maresciallo Murat) e, per i clamorosi successi mietuti sul Campo dell’Onore, gli fu affidato il comando di una brigata di cavalleria leggera (sempre alle dipendenze del Maresciallo Murat), composta da due reggimenti ussari di assoluta eccellenza: il 5° e il 7°.

Lasalle rifulse durante tutta la Campagna del 1806 e i suoi ussari divennero noti con l’eloquente appellativo di “Brigata Infernale”.

La lucente lama ricurva della sciabola di Lasalle, scintillò anche a Shleiz e Jena-Auerstadt, dove mise in scacco la guardia personale del Re di Prussia e costrinse a una frettolosa ritirata il Principe di Hohenlohe.

Dopo la disastrosa disfatta subita a Jena-Auerstadt (14 ottobre 1806), il morale delle truppe prussiane e dei loro comandanti era, per essere generosi, ai minimi termini e, forse, fu proprio questa ghiotta occasione che indusse Lasalle a tentare, con la coraggiosa sfrontatezza che gli era sempre inseparabile compagna e ispiratrice, un “bluff” rimasto famoso e divenuto quasi leggenda tra le imprese militari dell’800: la capitolazione della città fortificata di Stettino.

Lasalle e i suoi “ussari infernali” (che assieme ai cavalieri di Edouard Jean Baptiste Milhaud, già la mattina del 29 ottobre avevano costretto alla capitolazione 4200 prussiani a Pasewalk), mentre il grosso dell’Esercito Francese era ancora ben lungi e indietro, giunsero, quel pomeriggio, ai bastioni della città di Stettino, presidiata da 5300 uomini, con 281 bocche da fuoco, agli ordini del Tenente Generale Friedrich Gisbert Wihlelm von Romberg.

La Brigata Infernale, nonostante l’estrema stanchezza e logoramento degli effettivi, si stava preparando comunque ad attaccare, quando Lasalle decise, giuocando davvero a dadi con la sorte, di tentare un piano di inganno.

Fingendo che l’intera Armata Francese fosse dietro la sua “avanguardia”, intimò al difensore di Stettino la resa, ricevendone questa risposta: “Riferite al vostro padrone che ho ricevuto l’ordine di difendere la città di Stettino e lo eseguirò fino a che mi resterà anche un solo uomo”.

Lasalle replicò che, ove la città non si fosse spontaneamente consegnata, sarebbe stata martellata dal bombardamento dell’artiglieria pesante francese, assaltata da un contingente forte di 50.000 uomini, che gli eventuali superstiti, tra i difensori, sarebbero stati tutti passati a fil di spada e che le abitazioni sarebbero state saccheggiate per 24 ore.

Romberg ci cascò come una mosca nella melassa e, ritenendo di trovarsi veramente di fronte 50.000 francesi animati dalle poco amichevoli intenzioni che gli erano state elencate, diede immediatamente inizio ai negoziati, che si svolsero tra la sera del 29 e il 30 ottobre 1806, e che si conclusero con la resa incondizionata della città e dell’intera guarnigione a sua difesa, con tutti i 281 cannoni.

La popolarità dell’eccentrico Lasalle, a seguito di questa impresa, salì alle stelle ed egli assurse ad autentico eroe nazionale ma, altra faccia della splendente medaglia della gloria, la sua Brigata Infernale era provatissima, esausta…davvero a pezzi.

Scrisse egli, in seguito, a commento dei fatti di quei giorni:

“Chi avrebbe potuto riconoscere, a distanza di quattordici mesi, i baldi ussari del 5° reggimento, con le loro pelisse bianche, gli alamari giallo limone e le brache celesti, e quelli del 7°, con le loro pelisse verdi, gli alamari gialli e le brache scarlatte? Oggi, tutta la mia brigata, uomini e cavalli, ha il solo ornamento del fango…non ha più forma, né colore…la loro uniforme è miseria”.

Ed eccoci, ora, sul Campo di Battaglia di Golmina, dove Lasalle guidò la sua Brigata Infernale direttamente contro una batteria di artiglieria russa forte di 15 pezzi…i bravi ussari caricarono con impeto ma, evidentemente poteva accadere anche agli uomini di Lasalle, presi quasi certamente dal panico, ripiegarono disordinatamente; la sola compagnia di elite del 7° Ussari aveva tenuto saldamente la posizione, galvanizzata da Antoine Charles, in prima linea, come sempre.

Il generale, furibondo, spronò il cavallo all’inseguimento dei suoi uomini fuggiaschi e, raggiuntili, riuscì a fermarli e a farli tornare indietro.

Per punirli della loro seppur momentanea codardia, li tenne in linea a poca distanza dalle bocche da fuoco nemiche, mentre lui stava addirittura 20 passi avanti a loro, calmo ma con uno sguardo che è facile immaginare, se si ha presente la fisionomia di questa leggendaria figura di Soldato.

Quando vide i suoi squadroni nuovamente in assetto, ordinò la carica sul fianco della formazione avversaria e, col supporto dei dragoni di Klein, i russi furono messi in rotta, mentre quella loro batteria tentava in qualche modo di coprire un ripiegamento che somigliava sempre più a una fuga, incalzata da un urlante Lasalle e dai suoi ussari.

Il 30 dicembre 1806, promosso generale di divisione, assunse il comando della divisione di cavalleria leggera, inquadrata nella riserva di cavalleria del Maresciallo Murat.

Trascorso un breve lasso di tempo da questo evento, l’Imperatore dispose (marzo 1807), la formazione del primo reggimento di cavalleria straniera (polacco) della Guardia Imperiale e a Lasalle fu affidata la formazione equestre, militare e disciplinare degli effettivi a questa particolare unità.

A tal proposito ci è giunta una nota di un ufficiale polacco che si esprimeva in questi termini:

“E’ stato alla scuola del Generale Lasalle, che abbiamo appreso tutto quanto ci compete come unità di cavalleria leggera, anche nella tenuta di avamposti. Abbiamo tutti un prezioso ricordo di questo generale, che aveva tutte le qualità amabili e imponenti di un maresciallo nato…Avrebbe dovuto sostituire Murat, a cui era di gran lunga superiore…”.

Nel corso della Battaglia di Heilsberg (10 giugno 1807), mentre Lasalle era al comando della sua formidabile divisione, si accorse che, durante una concitata mischia, il Maresciallo Murat era stato circondato da ben dodici dragoni russi, tra cui un ufficiale, che stavano per farlo a pezzi a sciabolate.

Resosi in un istante conto che per Murat si stava mettendo davvero male, Lasalle caricò il drappello nemico, uccise l’ufficiale e mise in fuga gli undici dragoni del “de cuius”, salvando la vita al suo superiore.

Pressochè una manciata di minuti più tardi, fu Lasalle a trovarsi nelle peste e Murat in persona, assieme ad alcuni ussari della Brigata Infernale, accorse in suo aiuto e gli restituì il favore, salvandolo da morte certa.

Mentre si stringevano la mano, Murat avrebbe detto a Lasalle: “Ebbene, generale, adesso siamo pari”.

Nel seguente mese di luglio, l’Imperatore nominò Lasalle Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona di Ferro.

Poco dopo, il nostro Antoine Charles fu inviato nella Penisola Iberica, agli ordini di Jean Baptiste Bessieres.

Alla Campagna di Spagna (Guerra Peninsulare, nelle fonti anglosassoni).

Al suo arrivo in terra spagnola, il 15 febbraio 1808, Lasalle assunse il comando della Prima Divisione di Cavalleria Leggera (composta dall’8° Ussari e dal 13°, 16° e 24° Cacciatori a Cavallo di Linea) ed ebbe, quale Aiutante di Campo, suo cugino (Pierre Louis Adolphe George du Prel).

Non si tardò a capire che Lasalle non ci sarebbe andato per il sottile con la resistenza locale; la sua brutalità, nel reprimere le azioni di ostilità del locale partigianato, divenne cupa leggenda.

Mise a ferro e fuoco il villaggio di Torquemada e la città di Palencia e, ricevuti rinforzi, mise in rotta le truppe del Generale Cuesta ed occupò Valladolid la notte dell’11 giugno 1808.

Il 14 luglio, negli scontri di Medina e Rioseco, con 14.000 effettivi, tenne testa a oltre 20.000 spagnoli e marciò verso Vitoria dirigendo magistralmente le azioni della retroguardia.

Per questi meriti, l’Imperatore lo nominò Grande Ufficiale della Legion d’Onore e Conte dell’Impero.

Nella Battaglia di Burgos (7 novembre), la sua compatta e disciplinatissima cavalleria ebbe facile giuoco sulle inesperte ed impacciate formazioni di fanteria spagnola, che non trovarono nulla di meglio da fare che disperdersi di fronte al muro di zoccoli, sciabole e pistole degli arrabbiati uomini di Lasalle.

Alcuni giorni più tardi, nella Battaglia di Villa Viejo, catturò sette bocche da fuoco e quattro bandiere…proseguì con questo impeto per mesi giungendo, nella seconda metà di marzo, a Meza de Ibor, dove costrinse gli spagnoli ad abbandonare le loro posizioni sul fiume Tago.

Nel fatto d’arme di Medellin, l’infaticabile Lasalle si trovò in una posizione tatticamente svantaggiosa, con il fiume Guadiana ad un miglio dietro i suoi ranghi, un solo stretto ponte per attraversarlo in caso di ritirata e in rapporto di decisa inferiorità numerica rispetto agli spagnoli.

Aveva, però, ricevuto alcuni rinforzi e, con l’audacia che gli era d’uso, avendo percepito una certa titubanza nelle pur ben più numerose file spagnole, guidò senza indugi una delle sue leggendarie cariche, mentre i dragoni francesi, vista l’assoluta superiorità psicologica determinatasi grazie a Lasalle, irruppero sul centro dello schieramento spagnolo; il disastro, per i colori iberici, fu totale.

Medellin rappresentò l’ultima impresa bellica di Antoine Charles in terra di Spagna, dove per questa, come per le precedenti, si guadagnò l’appellagtivo di “Picaro” che, nella lingua di Cervantes, significa ladro, avventuriero.

Non si era ancora spento il clamore per queste imprese, che l’Imperatore fece saper a Lasalle di aver bisogno dei suoi collaudatissimi servigi in Germania ed egli, raccattate le sue cose, partì immediatamente non prima di aver confidato all’amico Thiebault, incontrato a Burgos assieme ad altro collega, di sperare di fare a tempo, prima di prendere il suo posto a cavallo sul nuovo fronte, ad ordinare un buon paio di stivali nuovi e ad abbracciare con passione la consorte.

La Campagna del 1809

Ed eccolo al comando della divisione di cavalleria leggera del IV Corpo d’Armata, agli ordini di Masséna.

Lasalle giunse nell’area di operazioni danubiana, in tempo per prendere parte alla Battaglia di Aspern-Essling, nelle cui frenetiche e difficili fasi, portò il suo determinante aiuto al Generale Jacob Francois Marulaz che, nonostante la perizia, il valore e il coraggio suo e dei suoi uomini, pressato da soverchianti forze nemiche, si era trovato in notevoli difficoltà.

Anche se le sorti non sembravano favorire le armi francesi, il carisma e l’impeto di Antoine Charles Louis de Lasalle, che fu in grado di guidare i suoi in una serie di abili e spregiudicate manovre anche nella nebbia, furono determinanti nel contenimento e nel rallentamento dei progressi austriaci e consentirono, al Generale Jean Boudet, le sue brillanti azioni a difesa e tenuta del villaggio di Essling.

La cavalleria di Lasalle e quella di Marulaz, caricarono poi non meno di tre volte, per sostenere l’attacco del Maresciallo Jean Lannes (che verrà ferito mortalmente) e, ancorchè la fanteria francese sia stata costretta ad un ripiegamento, tuttavia Lasalle e Marulaz fecero sì che il ripiegamento restasse tale e non si trasformasse in una ritirata o, peggio, in una rotta.

Morte nella Battaglia di Wagram

Il 5 luglio 1809, Lasalle era al suo posto di comandante la divisione di cavalleria leggera del IV Corpo di Masséna ma sembra avesse, almeno dalla sera precedente, il tragico presentimento della sua morte.

La vigilia dello scontro, infatti, mentre sistemava i bagagli e preparava le sue cose, avendo rinvenuto una delle sue pipe spezzata e un bicchiere rotto, disse al suo aiutante di campo: “Oggi non sopravviverò”.

Imperturbabile e sereno, scrisse una nota per l’Imperatore, nella quale lo pregava di prendersi cura dei suoi figli, poi scrisse un biglietto alla moglie con queste lapidarie parole: “Il mio cuore appartiene a Te, il mio sangue all’Imperatore e la mia vita all’Onore”.

Tutta la giornata del 5 luglio, la divisione di Lasalle non aveva ancora ricevuto alcun ordine di impiego e così, nella notte, egli andò dal Maresciallo Masséna a chiedere di poter entrare in azione, ricevendo l’ordine di recarsi in aiuto di McDonald.

Il giorno seguente (6 luglio), mentre era ancora fisicamente separato dai suoi ragazzi, presumibilmente mentre si era mosso per raggiungerli, vide un battaglione di fanteria nemica in posizione…si voltò e si accorse che, alle sue spalle, aveva a disposizione la compatta, superba e luccicante massa di uomini e cavalli del Primo Reggimento Corazzieri.

Certo, non erano i suoi, non dipendevano da lui, ma l’occasione era golosa e, certo conscio del fascino e del carisma che la sua persona ispirava ad ogni cavaliere dell’esercito (ussaro, corazziere, lanciere, dragone, carabiniere, granatiere o cacciatore che fosse), si mise alla testa dei corazzieri e li condusse alla carica.

Colpito una prima volta al petto, continuò a far galoppare il suo cavallo ma, quando un tiratore nemico (sembra si sia trattato di un granatiere ungherese) lo prese tra gli occhi, fu disarcionato e stramazzò al suolo morto.

L’amico Generale Marulaz, accorse subito con l’VIII Ussari, dopo aver galvanizzato gli uomini ricordando loro che, per vendicare il grande Lasalle, sarebbero stati guidati non dall’attuale Generale Marulaz, ma dal loro vecchio colonnello comandante di reggimento.

Anche Marulaz, colpito a un braccio, continuò a caricare, ma dovette essere riportato indietro quando una cannonata gli uccise il cavallo ferendo lui ancora più gravemente.

Note uniformologiche

Dal punto di vista uniformologico, nella mia tela, oltre al dolman, alla pelisse (con “fourrure” color marmotta) ed alla sabretache (su questi due ultimi effetti sono visibili passamanerie indicanti il grado di generale di divisione, come pure ne è segno la fascia ventrale oro e rossa), interessante il bicorno senza “fourrure”, la gualdrappa in pelle di tigre, gli ampi pantaloni e la sciabola alla mamelucca (con corta dragona dorata fuoriuscente da apposito foro praticato alla fine dell’impugnatura) con il semplice e funzionale fodero in ferro.

Bibliografia:

Chisholm, Hugh, ed. (1911). “Lasalle, Antoine Chevalier Louis Collinet, Conte”. Encyclopædia Britannica. 16 (11 ° ed.). Cambridge University Press. p. 230;
Philip Haythornthwaite, “I comandanti di Napoleone”;
Soldatini dell’epoca napoleonica – Osprey Publishing Edizioni “Del Prado” – Dispensa n. 65;
Marcel Dupont, “Le Général Lasalle”, Éditions Berger-Levrault (1929), ristampato dalla Librairie des Deux Empires (2001);
François Guy Hourtoulle, “Le Général Comte Charles Lasalle, 1775-1809”, Copernic;
Reginald George Burton (2010), “Le campagne di Napoleone in Italia 1796–1797 e 1800”;
Oman, Charles (1911), “Una storia della Guerra Peninsulare”. IV. Oxford: Clarendon Press. p. 141.
Ringraziamenti: all’amico e Artista Eugenio Ferraù.

Una Risposta

  1. Johanne Pelletier

    Stefano, please contact me. It’s been a long time since we talked.

    Johanne
    Une amica di Canada

    10 maggio 2021 alle 13:49

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