Una finestra aperta sulla «grande époque»

Artiglieria a cavallo

L’Etendard

L'Etendard

L’Etendard

Stefano Manni  

L’Etendard

Gruppo stendardo del Reggimento  Artiglieria a Cavallo della Guardia  –  grande tenue de service 1804-1808

Omaggio alle piemontesi Batterie a Cavallo “Voloire” nel 180° anniversario della loro costituzione (8 aprile 1831).

Il lavoro è una rivisitazione, soprattutto in termini di ambientazione, di un acquarello del grande Maestro Francese Lucien Rousselot, dalle cui tavole uniformologiche dell’Età Napoleonica, ho ricavato i particolari necessari ad equipaggiare uomini e cavalcature di questo Gruppo Stendardo dell’Artiglieria a Cavallo della Guardia Imperiale, che sta effettuando una fermata (probabilmente per riaggiustare l’assetto in vista di un successivo riposizionamento). Una luminosità “cupa” ma romantica, fa da sfondo all’azione di questo marziale terzetto. Sia l’ufficiale “Porta-Aquila” (al centro del gruppo), che i 2 sottufficiali di scorta, indossano calzoni, dolman e pelisse regolamentari in panno blu scuro, con passamanerie, alamari e guarniture rispettivamente in oro e scarlatto punteggiato in ocra chiara. I dolman e le pelisse (quest’ultimo capo per l’ufficiale guarnito con bordi di elegante pelo bianco e marmotta per la scorta), sono provvisti di 5 file di 18 bottoni semisferici in rame dorato, collegati dai corrispondenti alamari. Le pelisse sono portate flottanti sulla spalla sinistra (fissate grazie a cordicelle in tinta congrua), alla maniera degli ussari. I paramani sono scarlatti con i distintivi di grado in oro (l’ufficiale) e ocra gialla (i sottufficiali di scorta). I colletti, blu scuro, sono profilati nelle tinte relative al grado. L’ufficiale indossa un’elegante bandoliera scarlatta profilata in oro, mentre la scorta ne mostra una in cuoio tinto bianco…ad entrambi i tipi di buffetteria, sono fissate le rispettive giberne (qui non visibili, come le fasce ventrali a cilindri, portate sul dolman). I colbacchi in pelo d’orso, piuttosto abbondanti e provvisti della fiamma scarlatta, con fiocchetto e guarniture in oro per l’ufficiale, ed in ocra e scarlatto per la scorta, sono impreziositi dagli alti e voluminosi pennacchi, sistemati sulla sinistra (bianco per l’ufficiale e scarlatto per sottufficiali e truppa), il cui fissaggio è celato dalla coccardina tricolore…cordoni e racchette, normalmente non utilizzati in campagna, rendono ancor più vistosi i copricapo. I guanti, per tutti e tre, sono del tipo corto, bianco, da parata. I calzoni sono guarniti da gallone che corre lungo la cucitura esterna (oro per l’ufficiale e scarlatto punteggiato ocra per i sottufficiali) e sono portati con stivali in cuoio nero all’ungherese, sotto il ginocchio (come previsto per la cavalleria leggera, profilati a cuore e gallonati in oro (l’ufficiale) e scarlatto-ocra gialla (la scorta)). Un fiocchetto nei cromatismi previsti per il rango, è posizionato al vertice basso della profilatura a cuore delle suddette calzature. Gli speroni sono in ottone per il Porta Aquila ed in ferro brunito per i suoi sottoposti. Le sabretache dei 2 sottufficiali, hanno la patta anteriore blu scuro, gallonata in scarlatto e recante il fregio con l’aquila imperiale ed i cannoni incrociati, il tutto attorniato da sottile ramo d’alloro…quella dell’ufficiale è pressoché analoga ma gallonata in oro. I pendagli di questo effetto, sono in cuoio bianco per i sottufficiali e la truppa ed in cuoio rosso ricamato in oro per gli ufficiali (così come i cinturini cui sono fissati). Le sciabole sono analoghe, per i diversi ranghi, a quelle dai Cacciatori a Cavallo della Guardia (da cavalleria leggera, a lama ricurva e con elsa a staffa in ottone ed impugnatura costolata in fili di rame). I foderi, in ottone, recano un fornimento in cuoi nero e, sul fondo, un rinforzo in ferro. Testiera, capezza, redini, false redini e capezzina dei cavall, sono quelli previsti in queste occasioni, in cuoio nero rispettivamente con elementi in oro e scarlatto per l’ufficiale e scarlatto per la scorta…il fibbiame è per tutti dorato. L’elegantissima gualdrappa del Porta Aquila è in pelle di leopardo, profilata in oro e scarlatto e frangiata in tessuto blu scuro. Per la scorta la gualdrappa è blu scuro gallonata in scarlatto e recante fregio a granata sul vertice posteriore, pure scarlatto. Lo Stendardo è un piccolo e maneggevole drappo “a guidone” con il lato flottante a coda di rondine, con le corte punte arrotondate, nei colori imperiali…laddove il rosso ed il blu si alternano agli angoli, mentre al centro un rombo bianco, profilato e ricamato in oro, reca, anch’essa in lettere oro, la dedica del drappo da parte dell’Imperatore al Reggimento. Alla sommità dell’asta è posta l’Aquila Imperiale (inizialmente in bronzo dorato…ed in legno dipinto più tardi… quando le casse imperiali cominciarono a lamentare larghi vuoti).

Olio su tela

Cm 30 x 24

Collezione privata

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Le General Jean Jacques Desvaux de Saint Maurice, Baron de l’Empire

Le General Jean Jacques Desvaux de Saint Maurice, Baron de l’Empire

Le General Jean Jacques Desvaux de Saint Maurice, Baron de l’Empire

Stefano Manni

Le General Jean Jacques Desvaux de Saint Maurice, Baron de l’Empire

La tela che ho dipinto, ancorché di contenute dimensioni, ritrae, nell’uniforme con la quale maggiormente l’iconografia ce lo tramanda, il Generale Jean Jacques Desvaux de Saint Maurice. Si tratta di una delle figure di spicco sulle quali il “Grande Corso” poté sempre contare. Il nostro protagonista, nasce a Parigi il 26 giugno 1775. Ad 11 anni, nel 1786, entra nel collegio di Juilly, dove resta fino al 1790. Poco più tardi, nel 1792, lo troviamo Allievo Sottotenente presso la Scuola di Artiglieria di Chalons ed il 1° settembre di quell’anno è nominato Sottotenente in Seconda presso il 4° Reggimento Artiglieria a Piedi. Si distingue per comportamento, capacità e resa in servizio e, solo 3 mesi dopo, il 1° dicembre, viene promosso Sottotenente in Prima. Tra il 1792 e il 1793, assegnato all’ “Armèe des Alpes”, serve sotto Kellermann (altro nome destinato a fulgida memoria agli ordini di Napoleone). Il 31 luglio 1793, è nominato Aiutante Maggiore ed il 22 settembre consegue il grado di Capitano… in quello stesso anno prende parte all’assedio di Lione ed al fatto d’arme di Boulon. Il 23 maggio 1794 lo troviamo tra (altro…)


Apres le feu et le galop

Apres le feu et le galop

Apres le feu et le galop

Stefano Manni

Apres le feu et le galop

Cannoniere del Reggimento Artiglieria a Cavallo della Guardia Imperiale

Questo mio lavoro – tratto da una tela di Edouard Detaille, ritrae un artigliere a cavallo della Guardia che, se nella postura replica quello raffigurato dal grande Maestro, per i dettagli iconografico-uniformologici si richiama all’indiscussa autorità di Lucien Rousselot, anch’egli eccelso artista e fedelissimo “cronista-illustratore” della Grande Armèe. L’immagine raffigura, dunque, un cannonier a cheval (artigliere a cavallo) della Guardia, appoggiato alla sua cavalcatura. L’uomo indossa il dolman ed i calzoni blu scuro d’ordinanza. Il dolman, come la pelisse pure blu scuro, reca paramani scarlatti ed è guarnito da 3 file di 18 bottoni semisferici uniti dai corrispondenti alamari in lana scarlatta (i cannonieri dell’artiglieria a cavallo della Guardia Consolare – e dal 1804 della Guardia Imperiale – hanno portato, fino al 1806, dolman e pelisse guarniti da 3 file di 18 bottoni in rame dorato, unite da alamari in lana scarlatta, mentre, a partire dalla fine del 1806, tale numero è sceso a 15… per ufficiali e sottufficiali, invece, le file di bottoni sono sempre state e restate 5 con alamari rispettivamente dorati ed in lana gialla e scarlatta). Il colletto è in tinta, profilato in scarlatto e la pelisse è ornata con pelo fulvo scuro (bianco per le pelisse da ufficiale e marmotta per quelle da sottufficiale e quartiermastro). Questo effetto di abbigliamento aveva solo i primi quattro o cinque alamari lunghi a sufficienza per poter essere utilizzati a chiusura del capo; gli altri, più corti, avevano esclusivamente scopo ornamentale lasciando che la pelisse, quando indossata, ricadesse per più di tre quarti aperta sul davanti. Normalmente la pelisse veniva portata drappeggiata e flottante sulla spalla sinistra e fissata, attorno al collo, sulla spalla destra, da un doppio o singolo cordoncino con olivetta che, nel caso specifico, è in lana scarlatta. I calzoni indossati con l’alta tenuta, e spesso anche in servizio attivo, erano blu scuro guarniti, sul davanti delle cosce, da fioroni all’ungherese scarlatti (ufficiali e sottufficiali vi portavano cuciti i distintivi di grado) e lungo le cuciture esterne da una banda di gallone anch’essa scarlatta. Questi pantaloni prevedevano l’utilizzo di stivali in cuoio nero all’ungherese (sotto il ginocchio), profilati da galloncino scarlatto a cuore con vertice verso il basso da cui pendeva un fiocchetto della stessa tinta. L’uniforme del nostro comprende l’abbondante colbacco in pelo d’orso, con pennacchio, fiamma e racchette scarlatti. Gli speroni, in ferro, come per il resto delle unità di cavalleria leggera, sono fissati al tacco. La fascia a cilindri è formata da cordoncini e cilindretti aurore e scarlatti, con funicelle di fissaggio e riscontro con fiocchetti aurore. Il suo fissaggio richiedeva una manovra piuttosto complicata ed una certa manualità. Gli artiglieri a cavallo montavano cavalli di taglia piccola o, comunque, non poderosa se si trattava di serventi o capi pezzo, mentre i conducenti delle pariglie di traino, potevano montare cavalli appartenenti a pariglie di prestanza fisica decrescente dal “timone” verso la “volata”. Portamantello e gualdrappa erano, con l’alta tenuta ed anche frequentemente in campagna, in panno blu scuro gallonati scarlatto. Alle estremità posteriori della gualdrappa, vediamo ricamato un fregio di granata in lana scarlatta. Finimenti del cavallo e testiera da alta tenuta sono in cuoio nero con fibbiame ottonato ed una capezzina profilata in scarlatto. La patta anteriore della sabretache, (agganciata a cinturino portasciabola con pendagli in cuoio tinto bianco) è, con la presente tenuta, blu scuro, gallonata in scarlatto e profilata in grigio argento e reca una placca dorata in latta o rame sagomata con il fregio dell’aquila imperiale coronata e sovrastante una coppia di cannoni incrociati (qui è visibile la patta posteriore in cuoio naturale scuro). La sciabola è praticamente identica a quella dei Cacciatori a Cavallo della Guardia ed è a lama ricurva, con elsa “a staffa” in ottone con impugnatura in cuoio nero “costolata” con sottili avvolgimenti in filo di rame. Il fodero, pure in ottone, presenta un fornimento in cuoio nero. Anche il nostro non sfugge alla pratica assai comune di infilare i guanti nella dragona della sciabola che, anch’essa in cuoio tinto bianco ma con nappa scarlatta (come quelle dei carabiniers a cheval), risulta assai appariscente. Infine, in cuoio tinto bianco anche bandoliera per la giberna.

Olio su tela

Cm 35 x 25

Collezione privata