Una finestra aperta sulla «grande époque»

01 Guardia Imperiale

Lancier polonais

Lancier polonais

Lancier polonais

Stefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

Lancier polonais

Lanciere polacco della Guardia, grande tenuta 1809 – 1814

I lancieri polacchi furono il primo dei reggimenti di cavalleria leggera, interamente stranieri, ammessi all’onore della Guardia Imperiale. L’unità fu costituita nel 1807 con effettivi la cui età poteva variare tra i 18 ai 45 anni, che provenivano dalla classe agiata della società polacca, generalmente dalla casta dei latifondisti; dovevano, infatti, essere in grado di provvedere in proprio a munirsi di cavalcatura, esserne esperti nella monta e sostenere le spese relative all’acquisto del costoso equipaggiamento ed armamento. Il reggimento si distinse particolarmente in quella che è passata alla storia come “Guerra Peninsulare” spagnola, mettendosi  in particolare luce con l’ incontenibile carica di (altro…)

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Action morale en reconnaissance sur le rivage

Action morale en reconnaissance sur le rivage

Action morale en reconnaissance sur le rivage

Stefano Manni

Action morale en reconnaissance sur le rivage

Dragoni dell’Imperatrice, ufficiale subalterno in grande tenue e dragone uniforme da campagna 1806-1810

Un giovane ufficiale subalterno (a destra sul cavallo dal manto sauro e “balzano da tre piccolo calzato”) che, apparentemente, rimbrotta o, comunque, muove appunti al dragone che lo affianca e che monta una cavalcatura dal mantello baio scuro.

La coppia ha, probabilmente, appena compiuto una ricognizione lungo l’ampio litorale, sorvolato da candidi gabbiani, e sta rientrando in accampamento. L’uomo sembra essere molto toccato, dato l’atteggiamento apparentemente “contrito”, dalle parole del suo superiore.

Dettagli uniformologici:

L’ufficiale in grande tenue completa di cordelline in oro (distintive della membri della Guardia) e dell’alto pennacchio scarlatto fissato al reggipiumetto posto sul davanti dell’orecchione sinistro del suo elegante elmo “a la Minerve” (caratteristico del Reggimento), con turbante interamente guarnito in pelle di leopardo. Anche la bardatura del suo splendido cavallo, la cui attenzione sembra attirata da qualcosa, è quella da grande tenue.

Il dragone in uniforme da campagna, con il mantello avvolto diagonalmente al busto anziché ripiegato sulla valigia posta dietro la seduta della sella, ed il moschetto (modello 1777 modificato An IX) portato a tracolla, anziché riposto e fissato nell’apposita fondina che si scorge, libera, sotto la parte anteriore destra della sella. L’uomo, indossando l’uniforme da campagna, ha probabilmente riposto nella valigia le sue cordelline color aurore che normalmente avrebbe anch’egli fissato, come il suo superiore, alla spallina destra. Ovviamente anche il pennacchio scarlatto è stato riposto nella valigia o lasciato in alloggio.

La scena è databile tra il 1806 ed il 1810 in quanto l’ordine dei copri fonde (avanti sulle selle e rispettivamente gallonati in oro per l’ufficiale ed in aurore per la truppa) è duplice: dopo il 1810, diviene assai frequente, nel Reggimento, l’utilizzo di copri fonde a triplice ordine di copertura. ll dragone, con la postura del busto e l’apparente movimento retrogrado del braccio destro, sembra volersi in qualche modo aggiustare l’ingombrante fardello che, tra mantello, bandoliera con giberna e tracolla del moschetto, ne condiziona certo il movimento.

Olio su tela, 30 x 40, collezione privata


Lancier rouge

Lancier rouge

Lancier rouge

Stefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

Lancier rouge

Lanciere olandese del 2° Reggimento Cavalleggeri Lancieri della Guardia Imperiale, uniforme di servizio 1810-1814

La piccola tela che ho dipinto, raffigura, a mezzobusto, un Lanciere Olandese della Guardia Imperiale (i celebri “Lancieri Rossi”), che indossa la più nota e tipica delle varianti alla loro uniforme con cui la tradizione iconografica ce li ha (altro…)


L’arret du trompette

L’arret de la trompette

L’arret de la trompette

Stefano Manni   (dell’Isola di Torre Maìna)

L’arret de la trompette

Tromba dei Cacciatori a Cavallo della Guardia in grande tenue de service 1804 – 1805

Omaggio a Edouard Detaille 

Il lavoro si ispira, nel suo aspetto situazionale come frequente consuetudine, ad una tela di Jean Baptiste Edouard Detaille e rappresenta un trombettiere della celebre unità della Cavalleria Leggera Francese della Guardia Imperiale (legata all’Imperatore da un fortissimo vincolo di fedeltà, tanto che Egli, onde ripagare una così incondizionata dedizione alla sua persona, vestiva spesso la loro uniforme), nell’atto di fermare la sua cavalcatura, lanciata al galoppo. (L’originale del grandissimo Maestro Francese, raffigura un cavalleggero, suo connazionale, all’epoca della Guerra Franco- Prussiana del 1870). I particolari uniformologici del mio dipinto, sono (altro…)


L’Etendard

L'Etendard

L’Etendard

Stefano Manni  

L’Etendard

Gruppo stendardo del Reggimento  Artiglieria a Cavallo della Guardia  –  grande tenue de service 1804-1808

Omaggio alle piemontesi Batterie a Cavallo “Voloire” nel 180° anniversario della loro costituzione (8 aprile 1831).

Il lavoro è una rivisitazione, soprattutto in termini di ambientazione, di un acquarello del grande Maestro Francese Lucien Rousselot, dalle cui tavole uniformologiche dell’Età Napoleonica, ho ricavato i particolari necessari ad equipaggiare uomini e cavalcature di questo Gruppo Stendardo dell’Artiglieria a Cavallo della Guardia Imperiale, che sta effettuando una fermata (probabilmente per riaggiustare l’assetto in vista di un successivo riposizionamento). Una luminosità “cupa” ma romantica, fa da sfondo all’azione di questo marziale terzetto. Sia l’ufficiale “Porta-Aquila” (al centro del gruppo), che i 2 sottufficiali di scorta, indossano calzoni, dolman e pelisse regolamentari in panno blu scuro, con passamanerie, alamari e guarniture rispettivamente in oro e scarlatto punteggiato in ocra chiara. I dolman e le pelisse (quest’ultimo capo per l’ufficiale guarnito con bordi di elegante pelo bianco e marmotta per la scorta), sono provvisti di 5 file di 18 bottoni semisferici in rame dorato, collegati dai corrispondenti alamari. Le pelisse sono portate flottanti sulla spalla sinistra (fissate grazie a cordicelle in tinta congrua), alla maniera degli ussari. I paramani sono scarlatti con i distintivi di grado in oro (l’ufficiale) e ocra gialla (i sottufficiali di scorta). I colletti, blu scuro, sono profilati nelle tinte relative al grado. L’ufficiale indossa un’elegante bandoliera scarlatta profilata in oro, mentre la scorta ne mostra una in cuoio tinto bianco…ad entrambi i tipi di buffetteria, sono fissate le rispettive giberne (qui non visibili, come le fasce ventrali a cilindri, portate sul dolman). I colbacchi in pelo d’orso, piuttosto abbondanti e provvisti della fiamma scarlatta, con fiocchetto e guarniture in oro per l’ufficiale, ed in ocra e scarlatto per la scorta, sono impreziositi dagli alti e voluminosi pennacchi, sistemati sulla sinistra (bianco per l’ufficiale e scarlatto per sottufficiali e truppa), il cui fissaggio è celato dalla coccardina tricolore…cordoni e racchette, normalmente non utilizzati in campagna, rendono ancor più vistosi i copricapo. I guanti, per tutti e tre, sono del tipo corto, bianco, da parata. I calzoni sono guarniti da gallone che corre lungo la cucitura esterna (oro per l’ufficiale e scarlatto punteggiato ocra per i sottufficiali) e sono portati con stivali in cuoio nero all’ungherese, sotto il ginocchio (come previsto per la cavalleria leggera, profilati a cuore e gallonati in oro (l’ufficiale) e scarlatto-ocra gialla (la scorta)). Un fiocchetto nei cromatismi previsti per il rango, è posizionato al vertice basso della profilatura a cuore delle suddette calzature. Gli speroni sono in ottone per il Porta Aquila ed in ferro brunito per i suoi sottoposti. Le sabretache dei 2 sottufficiali, hanno la patta anteriore blu scuro, gallonata in scarlatto e recante il fregio con l’aquila imperiale ed i cannoni incrociati, il tutto attorniato da sottile ramo d’alloro…quella dell’ufficiale è pressoché analoga ma gallonata in oro. I pendagli di questo effetto, sono in cuoio bianco per i sottufficiali e la truppa ed in cuoio rosso ricamato in oro per gli ufficiali (così come i cinturini cui sono fissati). Le sciabole sono analoghe, per i diversi ranghi, a quelle dai Cacciatori a Cavallo della Guardia (da cavalleria leggera, a lama ricurva e con elsa a staffa in ottone ed impugnatura costolata in fili di rame). I foderi, in ottone, recano un fornimento in cuoi nero e, sul fondo, un rinforzo in ferro. Testiera, capezza, redini, false redini e capezzina dei cavall, sono quelli previsti in queste occasioni, in cuoio nero rispettivamente con elementi in oro e scarlatto per l’ufficiale e scarlatto per la scorta…il fibbiame è per tutti dorato. L’elegantissima gualdrappa del Porta Aquila è in pelle di leopardo, profilata in oro e scarlatto e frangiata in tessuto blu scuro. Per la scorta la gualdrappa è blu scuro gallonata in scarlatto e recante fregio a granata sul vertice posteriore, pure scarlatto. Lo Stendardo è un piccolo e maneggevole drappo “a guidone” con il lato flottante a coda di rondine, con le corte punte arrotondate, nei colori imperiali…laddove il rosso ed il blu si alternano agli angoli, mentre al centro un rombo bianco, profilato e ricamato in oro, reca, anch’essa in lettere oro, la dedica del drappo da parte dell’Imperatore al Reggimento. Alla sommità dell’asta è posta l’Aquila Imperiale (inizialmente in bronzo dorato…ed in legno dipinto più tardi… quando le casse imperiali cominciarono a lamentare larghi vuoti).

Olio su tela

Cm 30 x 24

Collezione privata


Le General Jean Jacques Desvaux de Saint Maurice, Baron de l’Empire

Le General Jean Jacques Desvaux de Saint Maurice, Baron de l’Empire

Le General Jean Jacques Desvaux de Saint Maurice, Baron de l’Empire

Stefano Manni

Le General Jean Jacques Desvaux de Saint Maurice, Baron de l’Empire

La tela che ho dipinto, ancorché di contenute dimensioni, ritrae, nell’uniforme con la quale maggiormente l’iconografia ce lo tramanda, il Generale Jean Jacques Desvaux de Saint Maurice. Si tratta di una delle figure di spicco sulle quali il “Grande Corso” poté sempre contare. Il nostro protagonista, nasce a Parigi il 26 giugno 1775. Ad 11 anni, nel 1786, entra nel collegio di Juilly, dove resta fino al 1790. Poco più tardi, nel 1792, lo troviamo Allievo Sottotenente presso la Scuola di Artiglieria di Chalons ed il 1° settembre di quell’anno è nominato Sottotenente in Seconda presso il 4° Reggimento Artiglieria a Piedi. Si distingue per comportamento, capacità e resa in servizio e, solo 3 mesi dopo, il 1° dicembre, viene promosso Sottotenente in Prima. Tra il 1792 e il 1793, assegnato all’ “Armèe des Alpes”, serve sotto Kellermann (altro nome destinato a fulgida memoria agli ordini di Napoleone). Il 31 luglio 1793, è nominato Aiutante Maggiore ed il 22 settembre consegue il grado di Capitano… in quello stesso anno prende parte all’assedio di Lione ed al fatto d’arme di Boulon. Il 23 maggio 1794 lo troviamo tra (altro…)


Apres le feu et le galop

Apres le feu et le galop

Apres le feu et le galop

Stefano Manni

Apres le feu et le galop

Cannoniere del Reggimento Artiglieria a Cavallo della Guardia Imperiale

Questo mio lavoro – tratto da una tela di Edouard Detaille, ritrae un artigliere a cavallo della Guardia che, se nella postura replica quello raffigurato dal grande Maestro, per i dettagli iconografico-uniformologici si richiama all’indiscussa autorità di Lucien Rousselot, anch’egli eccelso artista e fedelissimo “cronista-illustratore” della Grande Armèe. L’immagine raffigura, dunque, un cannonier a cheval (artigliere a cavallo) della Guardia, appoggiato alla sua cavalcatura. L’uomo indossa il dolman ed i calzoni blu scuro d’ordinanza. Il dolman, come la pelisse pure blu scuro, reca paramani scarlatti ed è guarnito da 3 file di 18 bottoni semisferici uniti dai corrispondenti alamari in lana scarlatta (i cannonieri dell’artiglieria a cavallo della Guardia Consolare – e dal 1804 della Guardia Imperiale – hanno portato, fino al 1806, dolman e pelisse guarniti da 3 file di 18 bottoni in rame dorato, unite da alamari in lana scarlatta, mentre, a partire dalla fine del 1806, tale numero è sceso a 15… per ufficiali e sottufficiali, invece, le file di bottoni sono sempre state e restate 5 con alamari rispettivamente dorati ed in lana gialla e scarlatta). Il colletto è in tinta, profilato in scarlatto e la pelisse è ornata con pelo fulvo scuro (bianco per le pelisse da ufficiale e marmotta per quelle da sottufficiale e quartiermastro). Questo effetto di abbigliamento aveva solo i primi quattro o cinque alamari lunghi a sufficienza per poter essere utilizzati a chiusura del capo; gli altri, più corti, avevano esclusivamente scopo ornamentale lasciando che la pelisse, quando indossata, ricadesse per più di tre quarti aperta sul davanti. Normalmente la pelisse veniva portata drappeggiata e flottante sulla spalla sinistra e fissata, attorno al collo, sulla spalla destra, da un doppio o singolo cordoncino con olivetta che, nel caso specifico, è in lana scarlatta. I calzoni indossati con l’alta tenuta, e spesso anche in servizio attivo, erano blu scuro guarniti, sul davanti delle cosce, da fioroni all’ungherese scarlatti (ufficiali e sottufficiali vi portavano cuciti i distintivi di grado) e lungo le cuciture esterne da una banda di gallone anch’essa scarlatta. Questi pantaloni prevedevano l’utilizzo di stivali in cuoio nero all’ungherese (sotto il ginocchio), profilati da galloncino scarlatto a cuore con vertice verso il basso da cui pendeva un fiocchetto della stessa tinta. L’uniforme del nostro comprende l’abbondante colbacco in pelo d’orso, con pennacchio, fiamma e racchette scarlatti. Gli speroni, in ferro, come per il resto delle unità di cavalleria leggera, sono fissati al tacco. La fascia a cilindri è formata da cordoncini e cilindretti aurore e scarlatti, con funicelle di fissaggio e riscontro con fiocchetti aurore. Il suo fissaggio richiedeva una manovra piuttosto complicata ed una certa manualità. Gli artiglieri a cavallo montavano cavalli di taglia piccola o, comunque, non poderosa se si trattava di serventi o capi pezzo, mentre i conducenti delle pariglie di traino, potevano montare cavalli appartenenti a pariglie di prestanza fisica decrescente dal “timone” verso la “volata”. Portamantello e gualdrappa erano, con l’alta tenuta ed anche frequentemente in campagna, in panno blu scuro gallonati scarlatto. Alle estremità posteriori della gualdrappa, vediamo ricamato un fregio di granata in lana scarlatta. Finimenti del cavallo e testiera da alta tenuta sono in cuoio nero con fibbiame ottonato ed una capezzina profilata in scarlatto. La patta anteriore della sabretache, (agganciata a cinturino portasciabola con pendagli in cuoio tinto bianco) è, con la presente tenuta, blu scuro, gallonata in scarlatto e profilata in grigio argento e reca una placca dorata in latta o rame sagomata con il fregio dell’aquila imperiale coronata e sovrastante una coppia di cannoni incrociati (qui è visibile la patta posteriore in cuoio naturale scuro). La sciabola è praticamente identica a quella dei Cacciatori a Cavallo della Guardia ed è a lama ricurva, con elsa “a staffa” in ottone con impugnatura in cuoio nero “costolata” con sottili avvolgimenti in filo di rame. Il fodero, pure in ottone, presenta un fornimento in cuoio nero. Anche il nostro non sfugge alla pratica assai comune di infilare i guanti nella dragona della sciabola che, anch’essa in cuoio tinto bianco ma con nappa scarlatta (come quelle dei carabiniers a cheval), risulta assai appariscente. Infine, in cuoio tinto bianco anche bandoliera per la giberna.

Olio su tela

Cm 35 x 25

Collezione privata


Avec son trompette

Avec son trompette

Avec son trompette

Stefano Manni  

Avec son trompette

Ufficiale e tromba dei Dragoni dell’Imperatrice, uniforme da campagna 1811-14

Omaggio ad Edouard Detaille e a Lucien Rousselot

Il soggetto è tratto – con l’opportuno adattamento al Primo Impero – da una tela di Detaille raffigurante un gruppo di corazzieri nelle uniformi del Secondo Impero. Nel mio lavoro, invece, sotto lo stesso cielo decisamente minaccioso di quello impresso sulla tela dall’insigne Maestro francese, ecco apparire un ufficiale ed un trombettiere dei Dragoni dell’Imperatrice, nelle rispettive uniformi da campagna previste nel periodo tra il 1811 ed il 1814. L’ufficiale, inferiore in quanto la sola spallina sinistra risulta frangiata in canutiglia dorata, indossa il surtout verde scuro, con lunghe falde a risvolti scarlatti, guarniti dal fregio a granata dorato, ad un solo petto ed abbottonato da un’unica fila di 9 bottoni dorati (si noti la caratteristica cordellatura dorata, distintiva degli ufficiali della Guardia). I calzoni sono in tessuto grigio ed indossati senza ghette, utilizzate con altri tipi di pantaloni per una migliore calzata degli stivali da cavalleria pesante, alti e con paraginocchio (questi ultimi sembrano essere del tipo semi-rigido, con paraginocchio leggermente mobile). Gli speroni, per tutti i ranghi di questo prestigioso reggimento della Guardia, sono in ferro brunito, fissati al piede dello stivale mediante cinghietta in cuoio nero. Tra gli accessori, i guanti bianchi con parapolso (d’ordinanza per tutta la cavalleria pesante ma utilizzati anche dai lancieri) cosiddetti “alla moschettiera” che, per la particolare situazione prospettica del braccio destro, lasciano scorgere la profilatura scarlatta dei paramani del surtout, guarniti da 3 bottoni dorati. Il cinturone, con fibbia rettangolare in rame dorato ed i pendagli reggi sciabola, sono in cuoio tinto bianco. La sciabola, a lama leggermente ricurva e con fodero in rame con fornimenti in cuoio nero, ha l’elsa ornata da un fregio a granata e dragona dorata (particolari qui non visibili). L’elmo, dalla elegante, slanciata e caratteristica foggia neoclassica, ha crine di cavallo nero fissato all’alto ed istoriato cimiero in rame dorato, con l’eccedenza del crine stesso che fuoriesce a ciuffo da un bulbo dorato posto alla sommità del cimiero. Il turbante è guarnito in pelle di leopardo (elemento condiviso anche con sottufficiali e truppa in questo reggimento) ed il profilo della visiera ha un sottile rinforzo in rame dorato. Nonostante la tenuta di campagna, l’uomo non ha rinunciato a guarnire l’elmo con il vistoso pennacchio scarlatto, comunque d’ordinanza anche se di non frequentissimo utilizzo in operazioni, fissato al reggi-piumetto che si trova davanti all’orecchione sinistro. La bardatura del cavallo è quella regolamentare per quel periodo e tenuta, con gualdrappa verde scuro profilata in scarlatto e gallonata in oro (gallone più spesso all’esterno) con fregio di corona dorata ai vertici posteriori e copri fonde in tessuto verde scuro a triplice ordine, anch’essi bi-gallonati in oro e profilati in scarlatto. Forse la gualdrappa risulta leggermente più inclinata ed angolata rispetto al previsto ma il cosiddetto “fuori ordinanza” era, per la quasi totalità degli ufficiali di ogni arma e specialità (specialmente per la Cavalleria), praticamente la regola. Il seggio della sella è foderato e cucito in tessuto bianco. La testiera e le redini sono in cuoio naturale con fibbiame dorato e comprendono una capezzina a false redini color aurore-dorato, mentre gli staffili da ufficiale sono in cuoio rossastro. Il pettorale del cavallo è orizzontale (come per la cavalleria pesante e per i reggimenti dragoni di linea). L’apparente torsione forzata, nella postura della caviglia destra dell’ufficiale, è dovuta a quella particolare situazione che unisce la necessità di continuare ad esercitare pressione sulla panca della staffa, allontanando, al contempo, lo sperone dal costato della cavalcatura. Dragoni dell’Imperatrice e Cacciatori a Cavallo della Guardia montavano, ove possibile, cavalli sauri nelle varie tonalità del suddetto mantello. Il giovane trombettiere indossa il surtout celeste ad un solo petto chiuso da 9 bottoni dorati, con colletto e spalline non frangiate, profilati in oro e cordellatura blu ed oro (parimenti a quella della tromba che ha fatto passare diagonalmente attorno al busto). Come tradizione per quasi tutti i musicanti “criniti”, anche il nostro fa garrire al vento una criniera bianca ed ha corredato l’elmo del previsto pennacchio celeste. La bardatura del cavallo (grigio come tradizione per i trombettieri) è analoga a quella dell’ufficiale, salvo che per il color aurore in luogo dell’oro, per il celeste in luogo del verde scuro e per la valigia ed il mantello (con pistagna scarlatta) posti sul retro della sella. I trombettieri, nei Dragoni dell’Imperatrice, erano armati di sciabola come il resto della truppa ma, a differenza, avevano in dotazione una sola pistola in luogo della normale coppia distribuita ai non musicanti. Nota tricolore… E’ interessante ricordare che, tra gli ufficiali che hanno svolto alti incarichi di comando in questa unità della Guardia Imperiale, alcuni avevano nomi dalle curiose sonorità Italiane: nel 1806, ad esempio, il comandante del reggimento era tale Arrighi de Casanova, mentre nel 1813 era il Conte d’Ornano. Ma il più noto, e forse colui che ha per sempre legato il suo nome al reparto, è il Colonnello Letort che, alla sua testa nelle ultime, epiche cariche, troverà la morte sul campo di Waterloo. Bibliografia uniformologica: Lucien Rousselot nonchè Officers et Soldats: LA GARDE IMPERIALE, Tome 2, Les troupes a cheval, par Andrè Jouneau et Jean Marie Mongin, Histoire et Collections.

Olio su tela

Cm 40 x 30

Collezione dell’Autore


Soirée

Soirée

Soirée

Stefano Manni  (dell’Isola di Torre Maìna)

Soirée

Cacciatore a cavallo della Guardia in grande tenue 1804-1808

Omaggio ad Edouard Detaille

Questo lavoro – soggetto liberamente tratto da un lavoro del Maestro, che ritrae un artigliere a cavallo della Guardia – raffigura un cacciatore appoggiato alla sua cavalcatura, sullo sfondo di una giornata non lontana dal suo epilogo. L’uomo, dall’aria assorta e marziale, pur nel tranquillo e quasi romantico tramonto, indossa il dolman verde scuro, guarnito da cinque file di diciotto bottoni in rame dorato, unite dai corrispondenti alamari in lana aurore, con colletto in tinta, profilato aurore e paramani scarlatti gallonati aurore. L’uniforme prevede l’abbondante colbacco in pelo d’orso, con pennacchio (verde con punta scarlatta), fiamma scarlatta guarnita in aurore sulle cuciture principali, recante fiocchetto aurore e racchette (sul lato sinistro) pure aurore. La pelisse è in panno scarlatto e anch’essa reca cinque file di diciotto bottoni in rame dorato ed alamari in lana aurore. Questo effetto di abbigliamento, parimenti a quasi tutte le altre pelisse sfoggiate dai (altro…)


9 Febbraio 1807, il giorno dopo

9 Febbraio 1807, il giorno dopo

9 Febbraio 1807, il giorno dopo

Stefano Manni  (dell’Isola di Torre Maìna)

9 Febbraio 1807, il giorno dopo

Subalterno dei Grenadiers a Cheval della Guardia Imperiale in uniforme di servizio, 1807

Il Nostro ripercorre mestamente il Campo di battaglia di Eylau il giorno dopo i combattimenti. L’8 febbraio 1807, dall’alba a tarda sera, si combattè questa sanguinosissima Battaglia tra Francesi e Russi che l’Imperatore stesso definì “un inutile macello”. La Battaglia, cominciata con un massiccio bombardamento dell’artiglieria russa che quasi annientò il centro dello schieramento francese, rimase dall’esito incerto fino all’ultimo e, in più di un’occasione, per le Armi Imperiali si profilò il disastro, anche per l’enorme ritardo del Maresciallo Ney che giunse, con le sue forze, oltretutto non più freschissime, solo a sera sul campo. L’azione del Corpo del Maresciallo Augereau, inviato dall’Imperatore per alleggerire la pressione sul suo centro, si svolse inoltre contro una tempesta di neve che accecava gli uomini che, sbagliando il loro movimento, si trovarono esposti sul lato ad una nuova azione di fuoco di sbarramento russo. Napoleone, impiegando quasi “in extremis” la sua impareggiabile Cavalleria, agli ordini di Murat, nella più grande carica della storia (oltre 10.000 cavalleggeri di tutte le specialità della Linea e della Guardia, tra cui si distinsero i Grenadiers a Cheval), riuscì ad orientare decisamente a suo favore le sorti di uno scontro che, comunque, costò all’Impero oltre 20.000 morti e più o meno altrettanti allo Zar. L’uomo del dipinto non (altro…)