Una finestra aperta sulla «grande époque»

Voloire

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Igne celerrime diruo

Reggimento Artiglieria Celere «Principe Eugenio di Savoia» (1°)
Reggimento Artiglieria Celere «Principe Eugenio di Savoia» (1°)

Reggimento Artiglieria Celere «Principe Eugenio di Savoia» (1°)

Stefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

“Igne celerrime diruo”

Stemma e motto araldici del Reggimento Artiglieria Celere «Principe Eugenio di Savoia» (1°). Pastelli misti su carta spolvero, cm. 35 x 24, collezione privata.

Questo reparto «Volòire» fu uno dei tre reggimenti di artiglieria motorizzata per Divisione Celere gemmati dallo scioglimento del Reggimento Artiglieria a Cavallo nell’ottobre del 1934.

Il «Primo Articelere» ebbe sede a Pordenone. Prese parte dal febbraio 1941 alle operazioni sul Fronte libico con i suoi gruppi motorizzati. Nel giugno del 1941 perse il gruppo a cavallo, che confluì a ricostituire, unitamente ai gruppi a cavallo degli altri «articeleri», il Reggimento Artiglieria a Cavallo (3°) in approntamento per la Campagna di Russia.

Fu ufficialmente disciolto per eventi bellici il 27 novembre 1942. (altro…)


“…la gioia di quella lunga criniera bianca…”

Panoplia di vecchia, argentea Tromba "Voloire"

 

"...la gioia di quella lunga criniera bianca…"

“…la gioia di quella lunga criniera bianca…”

Stefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

“…la gioia di quella lunga criniera bianca…”

Panoplia di vecchia, argentea Tromba “Voloire”

Olio su tela – cm. 40 x 30 – collezione privata.

Ho dipinto questa terza panoplia dedicata al Reggimento Artiglieria a Cavallo (nel quale ho avuto l’onore ed il privilegio di servire per quasi quattro lustri), per celebrare nuovamente i fasti dei leggendari “Artiglieri bianco-criniti”, già  illustrati nella mia tela “Allo squillo del La, Caricat-Voloire!“, nonché rappresentati in modo sontuoso da alcune bellissime tavole del Cenni e la cui indole è tratteggiata, in uno smagliante ed avvincente stile letterario, dall’agilissima penna del Generale Emiliano “Jan” Vialardi di Sandigliano (per gentile concessione del figlio, si propone, più sotto, un suo magnifico pezzo dedicato, per l’appunto, ad una “tromba d’argento” del reggimento).
La composizione pittorica comprende alcuni emblematici elementi che stigmatizzano le “Batterie” ed i loro musicanti :
– le ricurve sciabole (nella foggia richiamanti quelle da truppa per artiglieria a cavallo mod. 1855, che ho voluto, però, corredare di impugnatura in ebano impercettibilmente zigrinato, materiale più nobile rispetto ad altre soluzioni), con elsa a staffa, incrociate;
– il kepì per l’Uniforme Storica mod. 1887, con la passamaneria scarlatta ad indicare il grado di caporale che, a differenza degli analoghi copricapo da artigliere, con criniera nera, ne sfoggia una bianca (nello spirito della datatissima tradizione, che vuole i musicanti contraddistinti da elementi di candore sui propri copricapo, con particolare riguardo a crini e pellicce);
– la tromba, d’argento “vissuto”, ma “tirato a lustro”, con la parte visibile del lungo cordone, ad intreccio elicoidale, con doppia campata scarlatta e singola gialla (la parte nascosta dalla drappella, dovrebbe presentasi in configurazione a treccia);
– la vistosa drappella (che ho volutamente rappresentato nella sua “parte a rovescio”, meno nota, rispetto ad altre cromie, ma non meno affascinante), in uso al reggimento dal 1957. Essa mostra, ricamato in tinta giallo ocra chiaro e bianco, su di un marziale ma delicato sfondo “celeste stinto” (che richiama il colore dei cappotti da artigliere e delle mantelle da ufficiale delle “Voloire”, nonché il colore sabaudo), il fregio tipico, con granata, cannoni e sciabole incrociate. La frangiatura, fissata ai tre lati liberi del profilo in spessa passamaneria color giallo ocra chiaro, è in fine canutiglia dorata.
Invito ora, come poc’anzi accennato, gli estimatori della più autentica Arte del bello scrivere, a gustare, come un confetto di rosolio del buon tempo antico, la sagace, sfavillante, arguta descrizione che il Generale Vialardi di Sandigliano fa di un fiero, fedele e motivatissimo trombettiere delle “Batterie”, non esente da tratti di squisita umanità.

***

IL TROMBA

E’ l’artigliere più “mafioso” in una Batteria a Cavallo. Tutto in lui tende alla perfezione: l’uniforme di esatta ordinanza, la prestanza del suo cavallo, l’argento brillante degli speroni, delle staffe, del morso e della tromba nella quale si specchiano i colori vivaci della drappella, il caldo colore rosso bruno della sella e l’agile scatto del suo volteggio ne fanno veramente un soldato che si guarda volentieri. Egli è l’ombra del suo Comandante e con lui si scapicolla a cavallo per la brughiera, trotta rassegnato nelle interminabili marce e fa il “morbidone” negli sfilamenti in parata, fierissimo di se, invidiato dai compagni e perdutamente ammirato dalle ragazze della periferia.

Neppure il suo mestiere è facile e comodo, specialmente all’arrivo delle tappe, quando scarpina su e giù per il paese a cercare un buon locale per i cavalli del suo ufficiale e deve ingoiarsi dei chilometri per andare a ritirare la biada ed il foraggio, mentre gli altri stan prendendo già il rancio e lo sfottono spietatamente, oppure quando andrebbe tanto volentieri in libera uscita e deve invece partirsene per San Siro o per il campo ostacoli a portare i cavalli all’esercizio!

Ma la gioia di quella lunga criniera bianca – e sei Tu solo a portarla, in batteria! – non basta forse a compensarti di quelle sgobbate, irraggiungibile idolo delle tonde servotte lombarde?

Tomaso Vialardi di Sandigliano, Tommaso Vitale, Batterie a cavallo, Artistica Editrice, Milano, 2007


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Panoplie Volòire

Stefano Manni (dell’Isola di Torre Maina)

Panoplie Volòire

Olio su tela – cm. 30 x 24 e 24 x 30. Collezioni dell’autore e dell’Avv. Yuri Tartari (ogni diritto riservato)

Due panoplie dedicate alle Batterie a Cavallo italiane, le “Volòire“, l’una con kepì da capitano e l’altra con Kepì da caporale.

Queste due piccole tele, scaturiscono da un’idea dell’Avvocato Yuri Tartari (già efficientissimo volontario nel Reggimento Artiglieria a Cavallo e parimenti motivato Caporale Furiere della Prima Batteria, nell’anno 2004), il quale mi ha chiesto la stesura – su suo bozzetto – di un “logo” per il suo blog dedicato all’artiglieria a cavallo, il documentatissimo www.caricatvoloire.it.

Entrambe le panoplie, mostrano due kepì dell’uniforme storica del Reggimento Artiglieria a Cavallo (costituito a Milano il 1° novembre 1887) e richiamano, negli altri elementi, il fregio del reparto, costituito da granata fiammeggiante (qui invece sostituita dal copricapo tipico), sciabole dell’artiglieria sardo-piemontese con impugnatura a staffa e cannoni incrociati.

La prima, ritrae il mio kepì da comandante della Batteria a Cavallo con l’anno di fondazione delle prime “batterie volanti” o “all’inglese”, avvenuta in Venaria Reale l’8 aprile 1831. Ciò, in omaggio personale all’orgoglio e all’onore di aver servito per quasi vent’anni quale ufficiale effettivo delle “Volòire” (dal 3 gennaio 1985 al 2 dicembre 2004), ricoprendovi svariati incarichi di comando e di staff. In particolare, mi pregio essere stato comandante della Batteria a Cavallo, tra il 1990 ed il 1993, e il 78° comandante del Primo Gruppo dal 12 novembre 2003 al 2 dicembre 2004.

La seconda, con il kepì da caporale, è quella scelta dall’Avv. Tartari quale “logo” del suo notissimo blog. Difatti è dotata di cartiglio con all’interno il nome / indirizzo internet del blog.

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Nota bene: tutti i diritti relativi alle due immagini sono integralmente ed esclusivamente riservati all’autore e al proprietario delle opere. In particolare, viene fatto divieto del loro uso, modifica, trasformazione e diffusione senza la previa autorizzazione scritta degli aventi diritto. 


La M.O.V.M. Col. Alberto Li Gobbi, 40° comandante delle Batterie a Cavallo

La M.O.V.M. Col. Alberto Li Gobbi, 40° comandante delle Batterie a Cavallo

La M.O.V.M. Col. Alberto Li Gobbi, 40° comandante delle Batterie a Cavallo

Stefano Manni

La M.O.V.M. Col. Alberto Li Gobbi, 40° comandante delle Batterie a Cavallo

Matite miste su cartoncino – collezione privata


La M.O.V.M. Gen. Alberto Li Gobbi, comandante delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa

La M.O.V.M. Gen. Alberto Li Gobbi, comandante delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa

La M.O.V.M. Gen. Alberto Li Gobbi, comandante delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa

Stefano Manni

La M.O.V.M. Gen. Alberto Li Gobbi, comandante delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa

matite miste su cartoncino – collezione privata


Tranquilla fierezza

Tranquilla fierezza

Tranquilla fierezza

Stefano Manni

Tranquilla fierezza

Caporalmaggiore delle Batterie a Cavallo, uniforme di servizio 1887

Il crinito graduato delle Voloire, probabilmente un capo-pezzo, viene qui raffigurato nell’uniforme in dotazione nel 1887, anno di costituzione del Reggimento Artiglieria a Cavallo e del suo insediamento nella città di Milano (nella caserma “Principe Eugenio di Savoia“, chiamata dai vecchi milanesi “la Vulanta“, che sorgeva in Porta Vittoria, proprio nel perimetro dell’odierno Palazzo di Giustizia).

Il nostro monta una cavalcatura saura (con stella bianca leggermente tendente verso una corta lista) ed indossa l’uniforme regolamentare di servizio (in panno blu scuro profilato al colletto, spalline e bottoniera, in lana gialla), potremmo dire, da “mezza stagione” senza, dunque, il cappotto con mantellina in panno celeste.

Il kepì, dalle profilature in lana gialla, è dotato della lunga criniera nera (bianca per i trombettieri), che si inserisce nello stesso grazie al raccordo tra tulippa in ottone e nappina di lana.

Questo copricapo è anche oggi una delle più ammirate caratteristiche distintive degli artiglieri a cavallo.

Il distintivo di grado è in tessuto rosso, applicato sul bordo alto dello stesso. E’ poi ripetuto immediatamente a seguire la profilatura in lana gialla del paramano, prima dell’elaborata strofoide (sempre in tessuto rosso).

La bandoliera in cuoio naturale tinto in lacca gialla (con fregio a cannoni incrociati e granata raccordati da 2 catenelle in rame ottonato), regge la giberna in cuoio rigido nero con patta frontale ornata da fregio a agranata in ottone (qui non visibile per questioni prospettiche).

La robusta sciabola brunita a lama spessa e ricurva, è fissata al quartiere sinistro della gualdrappa in vello di montone fulvo (sul lato destro, qui non visibile, trova alloggiamento il corto moschetto) e la sella è stata allocata su una copertina in tessuto grezzo.

Interessante (e di uso frequente), la cosiddetta “staffa di cortesia” (incernierata alla panca di quella sinistra e ripiegabile) atta a rendere più agevole l’atto del montare in sella.

Olio su tela cm. 30 x 20, collezione privata


A me lo Stendardo!

A me lo Stendardo!

A me lo Stendardo!

Stefano Manni

A me lo Stendardo!

Ufficiale portastendardo del Reggimento Artiglieria a Cavallo, uniforme 1887

Olio su tela

Collezione privata


L’Etendard

L'Etendard

L’Etendard

Stefano Manni  

L’Etendard

Gruppo stendardo del Reggimento  Artiglieria a Cavallo della Guardia  –  grande tenue de service 1804-1808

Omaggio alle piemontesi Batterie a Cavallo “Voloire” nel 180° anniversario della loro costituzione (8 aprile 1831).

Il lavoro è una rivisitazione, soprattutto in termini di ambientazione, di un acquarello del grande Maestro Francese Lucien Rousselot, dalle cui tavole uniformologiche dell’Età Napoleonica, ho ricavato i particolari necessari ad equipaggiare uomini e cavalcature di questo Gruppo Stendardo dell’Artiglieria a Cavallo della Guardia Imperiale, che sta effettuando una fermata (probabilmente per riaggiustare l’assetto in vista di un successivo riposizionamento). Una luminosità “cupa” ma romantica, fa da sfondo all’azione di questo marziale terzetto. Sia l’ufficiale “Porta-Aquila” (al centro del gruppo), che i 2 sottufficiali di scorta, indossano calzoni, dolman e pelisse regolamentari in panno blu scuro, con passamanerie, alamari e guarniture rispettivamente in oro e scarlatto punteggiato in ocra chiara. I dolman e le pelisse (quest’ultimo capo per l’ufficiale guarnito con bordi di elegante pelo bianco e marmotta per la scorta), sono provvisti di 5 file di 18 bottoni semisferici in rame dorato, collegati dai corrispondenti alamari. Le pelisse sono portate flottanti sulla spalla sinistra (fissate grazie a cordicelle in tinta congrua), alla maniera degli ussari. I paramani sono scarlatti con i distintivi di grado in oro (l’ufficiale) e ocra gialla (i sottufficiali di scorta). I colletti, blu scuro, sono profilati nelle tinte relative al grado. L’ufficiale indossa un’elegante bandoliera scarlatta profilata in oro, mentre la scorta ne mostra una in cuoio tinto bianco…ad entrambi i tipi di buffetteria, sono fissate le rispettive giberne (qui non visibili, come le fasce ventrali a cilindri, portate sul dolman). I colbacchi in pelo d’orso, piuttosto abbondanti e provvisti della fiamma scarlatta, con fiocchetto e guarniture in oro per l’ufficiale, ed in ocra e scarlatto per la scorta, sono impreziositi dagli alti e voluminosi pennacchi, sistemati sulla sinistra (bianco per l’ufficiale e scarlatto per sottufficiali e truppa), il cui fissaggio è celato dalla coccardina tricolore…cordoni e racchette, normalmente non utilizzati in campagna, rendono ancor più vistosi i copricapo. I guanti, per tutti e tre, sono del tipo corto, bianco, da parata. I calzoni sono guarniti da gallone che corre lungo la cucitura esterna (oro per l’ufficiale e scarlatto punteggiato ocra per i sottufficiali) e sono portati con stivali in cuoio nero all’ungherese, sotto il ginocchio (come previsto per la cavalleria leggera, profilati a cuore e gallonati in oro (l’ufficiale) e scarlatto-ocra gialla (la scorta)). Un fiocchetto nei cromatismi previsti per il rango, è posizionato al vertice basso della profilatura a cuore delle suddette calzature. Gli speroni sono in ottone per il Porta Aquila ed in ferro brunito per i suoi sottoposti. Le sabretache dei 2 sottufficiali, hanno la patta anteriore blu scuro, gallonata in scarlatto e recante il fregio con l’aquila imperiale ed i cannoni incrociati, il tutto attorniato da sottile ramo d’alloro…quella dell’ufficiale è pressoché analoga ma gallonata in oro. I pendagli di questo effetto, sono in cuoio bianco per i sottufficiali e la truppa ed in cuoio rosso ricamato in oro per gli ufficiali (così come i cinturini cui sono fissati). Le sciabole sono analoghe, per i diversi ranghi, a quelle dai Cacciatori a Cavallo della Guardia (da cavalleria leggera, a lama ricurva e con elsa a staffa in ottone ed impugnatura costolata in fili di rame). I foderi, in ottone, recano un fornimento in cuoi nero e, sul fondo, un rinforzo in ferro. Testiera, capezza, redini, false redini e capezzina dei cavall, sono quelli previsti in queste occasioni, in cuoio nero rispettivamente con elementi in oro e scarlatto per l’ufficiale e scarlatto per la scorta…il fibbiame è per tutti dorato. L’elegantissima gualdrappa del Porta Aquila è in pelle di leopardo, profilata in oro e scarlatto e frangiata in tessuto blu scuro. Per la scorta la gualdrappa è blu scuro gallonata in scarlatto e recante fregio a granata sul vertice posteriore, pure scarlatto. Lo Stendardo è un piccolo e maneggevole drappo “a guidone” con il lato flottante a coda di rondine, con le corte punte arrotondate, nei colori imperiali…laddove il rosso ed il blu si alternano agli angoli, mentre al centro un rombo bianco, profilato e ricamato in oro, reca, anch’essa in lettere oro, la dedica del drappo da parte dell’Imperatore al Reggimento. Alla sommità dell’asta è posta l’Aquila Imperiale (inizialmente in bronzo dorato…ed in legno dipinto più tardi… quando le casse imperiali cominciarono a lamentare larghi vuoti).

Olio su tela

Cm 30 x 24

Collezione privata


Alla testa delle Batterie

Alla testa delle Batterie

Alla testa delle Batterie

Stefano Manni

Alla testa delle Batterie

Omaggio ad un mio predecessore ed al grande Quinto Cenni, nonchè ovvio tributo a “Mastro Derville”

Colonnello Comandante delle Batterie a Cavallo, grande uniforme mod. 1887, anno di insediamento del Reggimento Artiglieria a Cavallo in Milano

Olio su tela

Cm 30 x 24

Collezione privata

 


Allo squillo del La, CA-RICAT!… VOLOIRE

Allo squillo del La, CA-RICAT!… VOLOIRE

Allo squillo del La, CA-RICAT!… VOLOIRE

Stefano Manni

Allo squillo del La, CA-RICAT!… VOLOIRE

Omaggio a Fernando Carcupino e tributo a “Mastro Derville”

Caporale furiere-trombettiere delle Batterie a Cavallo, uniforme di servizio 1887.

La tela mostra un caporale furiere-trombettiere delle “Batterie” nell’uniforme di servizio in uso certamente fino al 1887, anno di insediamento del Reggimento Artiglieria a Cavallo nella sede di Milano. In quell’anno alle “Batterie” – come in gergo militare vengono chiamate le “Voloire” – venne assegnata come sede la caserma “Principe Eugenio” detta dai milanesi “La Vulanta”, sita in Porta Vittoria nell’area sulla quale oggi sorge il Palazzo di Giustizia. Nel 1931, in occasione del centenario della loro nascita, si trasferirono nella nuova caserma “Principe Eugenio” (oggi “Santa Barbara”) di Piazzale Perrucchetti, dove ancora oggi è stanziato il Reggimento Artiglieria a Cavallo. La postura del “Tromba” e della cavalcatura sono tratte dal celebre quadro del grande Fernando Carcupino intitolato “Il trombettiere” (che riprende magistralmente il monumento bonzeo alle Voloire posto in Piazzale Perrucchetti di fronte alla caserma a Milano e nel cortile della scuola d’applicazione d’arma di Torino) mentre i dettagli uniformologici sono desunti dalle preziose tavole del Cenni. Nella più pura tradizione napoleonica, il crine che orna il kepì del nostro artigliere al galoppo, in quanto trombettiere, è bianco così come “grigio” è il suo cavallo. Interessante, nella fonte del Cenni, la fondina della pistola in cuoio marrone chiaro ed il correggiolo bianco che passa attorno al collo del nostro. Effetti d’ordinanza sono pure la bandoliera in cuoio tinto di giallo e la giberna in cuoio nero con fregio in ottone, che vi è assicurata. La drappella, frangiata in oro ed appesa alla tromba, mostra il lato azzurro chiaro con fregio ricamato di cannoni e sciabole incrociate. La cordellatura della tromba è in lana bianca e scarlatta, come pure sscrlatta è la fettuccia distintivo di grado (caporale), fossata al bordo superiore del copricapo.

Olio su tela

Cm 20 x 30

Collezione privata