Una finestra aperta sulla «grande époque»

Au petit trot

Au petit trot

Stefano Manni  (dell’Isola di Torre Maìna)

Au petit trot

Ufficiali del Terzo Corazzieri – ufficiale del Settimo Ussari

Omaggio a Edouard Detaille 

Questo lavoro, come la grande  maggioranza dei miei, si ispira ad una tela del grande Jean Baptiste Edouard Detaille cui, nella mia, ho cambiato alcuni soggetti, eliminato altri e modificato il paesaggio. L’ originale del grande Maestro Francese, è incentrata su un generale di cavalleria pesante con la sua scorta, e su di un reparto di Grenadiers a Cheval, che si avvia sulla sua sinistra. La mia tela, mostra, invece, due ufficiali del III Corazzieri in uniforme di servizio, accompagnati stranamente (ma non troppo se si pensa ad una eventuale funzione di collegamento), da un loro collega appartenente ad uno squadrone del VII Ussari. Il terzetto sta percorrendo una carrareccia in leggero dominio di quota, caratterizzata da terreno apparentemente argilloso, dalla tipica tonalità ocra. I due ufficiali dei corazzieri (inferiori in quanto la sola spallina sinistra risulta frangiata in canutiglia argento), vestono l’uniforme standard per il loro rango in uso tra il 1806 ed il 1809. L’elmo, con cimiero istoriato ed inciso in rame ottonato, soprattutto nella bombatura del coppo, richiama già il modello che verrà distribuito agli ufficiali a partire dal 1810, il “Minerve”, dalla esasperata foggia neoclassico-grecizzante. La corazza è quella primo modello da truppa (modificata per ufficiali), in distribuzione ai ranghi dal 1804 al 1809, con incisione lungo il perimetro interno e parte inferiore sagomata a punta. L’attacco degli spallacci è elegantemente istoriato ed inciso mentre, verso l’alto, la parte in cuoio tinto rosso è guarnita da due catenelle di rame ottonato (generalmente 3 per gli ufficiali superiori). Quella di sostituire le scaglie di rame, previste per sottufficiali e truppa, con catenelle, era una pratica abbastanza frequente tra gli ufficiali, che sembrò divenire quasi la norma, a partire dal 1809 (ci sono, tuttavia, pervenuti anche modelli di armatura da ufficiale recanti spallacci ricoperti in scaglie di rame). La sotto-pannatura della corazza, in tessuto scarlatto, è gallonata in argento, mentre il cinturino chiudi-panciotto, è in cuoio rosso ricamato argento (per sottufficiali e truppa, era in cuoio naturale scuro, mentre il gallone della sottopannatura, era bianco). La tunica, blu scuro con risvolti alle falde scarlatti (falde piuttosto corte in quel periodo, anche se il nostro, proprio per via delle falde che paiono di media lunghezza, sembra aver indossato, probabilmente per non sgualcire quella d’ordinanza, il modello a un solo petto in uso fino alla fine del 1805) e guarniti da un fregio a granata argento, reca al colletto i colori delle mostre del reggimento, scarlatto con profilatura in blu. Le false tasche alle falde sono orizzontali (diverranno verticali per il reggimento solo con l’ultimo modello di tunica a falde cortissime, in distribuzione dal 1813 al 1815) a tre punte profilate in scarlatto ed i paramani sono blu con patta scarlatta a tre bottoni. I calzoni sono in tessuto chiaro e vengono portati con ghette che servono a migliorare la calzata degli stivali alti, con paraginocchio (qui pare del tipo morbido), tipici della cavalleria pesante. La bardatura del cavallo è quella ordinaria per servizio, con coperta e copri fonde in tessuto blu scuro, gallonati in argento e profilati nel colore reggimentale (anche se non di rado, in campagna, anche gli ufficiali adottavano un copri gualdrappa in vello di pecora nero, profilato a dentelli nel colore reggimentale). I due vertici posteriori della gualdrappa, sono guarniti da un fregio di granata in argento e le staffe sono in ferro brunito con gli staffili in cuoio rosso. La sciabola, per il poco che si suppone dalla parte inferiore del fodero, sembra essere quella a lama leggermente ricurva (alla “Montmorency”) che agli ufficiali dei corazzieri era data facoltà di montare sull’elsa d’ordinanza, in luogo della lama diritta. Il collega del VII Ussari che accompagna i due, o che vi si è unito tragitto durante, mostra i tipici colori reggimentali (pelisse, indossata, e dolman verde scuro (con mostre al colletto e paramani scarlatti), entrambi recanti cinque file di diciotto bottoni semisferici di rame ottonato, uniti dai corrispondenti alamari in tessuto dorato). Per questioni prospettiche e di architettura dell’immagine, possiamo supporre che indossi i sovra-pantaloni in tessuto verde rinforzati all’interno in pelle e chiusi, lungo le cuciture laterali esterne, da diciotto bottoni dorati su gallone scarlatto (con l’alta tenuta, ma frequentemente anche in altre occasioni, i calzoni da indossare con stivali corti “all’ungherese” sarebbero stati anch’essi scarlatti). La bandoliera, scarlatta, elegante e bordata in oro all’esterno, sembra essere quella dell’alta tenuta. Il fatto che i due corazzieri, essendo in attività di campagna, non sfoggino l’alto pennacchio scarlatto (da fissare al reggi-piumetto posto davanti all’orecchione sinistro dell’elmo), ha probabilmente indotto il nostro a rinunciare ai cordoni ed alle racchette in tessuto dorato, che avrebbero guarnito il colbacco di pelo d’orso in altre occasioni…tuttavia non ha omesso di indossare, fissandolo alla tulippa ottonata ed a forma di granata, il pennacchio che, nel colore scarlatto con sommità nella tinta reggimentale verde scuro, ci evidenzia il fatto che non si tratta di un ufficiale appartenente ad uno squadrone d’elite (altrimenti il suo pennacchio sarebbe stato interamente scarlatto). L’uso del colbacco in pelo d’orso (in questo particolare caso caratterizzato dalla vistosa “fiamma” in tessuto scarlatto gallonata in oro), fu inizialmente autorizzato, assieme al regolamentare e mai tramontato shakò, solo per gli ufficiali degli squadroni d’elite, degli ussari…quasi superfluo aggiungere che, data la proverbiale, guascona indisciplina di questa coraggiosa specialità della cavalleria leggera, la prassi divenne ben presto assai comune anche ai quadri dei reparti non elitari; sottufficiali e truppa, non indugiarono nel seguire tale esempio. Larga parte della letteratura iconografica sugli ussari, infatti, non di rado ci tramanda elementi di ogni rango, con il proprio colbacco calzato, anche in stagioni e climi non certo rigidi. L’elegante ed elaborata bardatura del suo cavallo (priva, però delle numerose frange in pelle e ciondoli  con cui frequentemente alti ufficiali degli ussari la guarnivano, ad imitazione del Generale Lasalle, probabilmente), sembra comunque essere quella delle “occasioni buone”. Il nostro “ussero” ha adottato una bardatura che, nell’elemento frontale ed in quello chiudi-bocca della testiera, non presenta, quale soluzione di continuità del motivo ornamentale a borchie, una placchetta di rame ottonato, differentemente da quanto appare dalla più condivisa iconografia. La prospettiva dell’immagine non consente una visione della sabretache che, ancorchè magari foderata a riparo di possibili avverse condimeteo, avrebbe la patta frontale nel colore reggimentale verde scuro, profilatura in oro ed aquila imperiale in oro sovrastante il numerale reggimentale. La sciabola, anch’essa visibile solo nella parte finale del fodero della stessa, è a lama ricurva (come previsto per la cavalleria leggera) con fodero in rame ottonato con possibile forni mento in cuoio, ed impugnatura a staffa con elsa costolata a fili di rame.

Olio su tela

Cm 50 x 40

Collezione dell’Autore

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