Una finestra aperta sulla «grande époque»

Le cheval triste

m-059-20151223-c1-cont-fortStefano Manni (dell’Isola di Torre Maìna)

Le cheval triste

Carabinier a cheval del II Reggimento, uniforme da campagna e combattimento a partire dal 1813. Olio su tela cm 30 x 20

In questa mia piccola tela, dalle finalità squisitamente iconografico-uniformologiche e classificabile come “mezzo-busto equestre sfumato al basso”, lo sguardo fiero, marziale e, se vogliamo, accigliato del carabiniere, collide con la triste espressione della sua cavalcatura (un bel baio classico, con lunga lista bianca frontale che scende sino al bevente superiore).
Non è raro vedere, sul volto di questo nobile animale, un’espressione tendenzialmente melanconica…ma qui, e la cosa è voluta e non casuale, la situazione è particolarmente percepibile.
Dal punto di vista uniformologico, rimando, per notizie e dettagli, agli altri miei precedenti lavori dedicati alla specialità (cronologicamente, dal più datato al meno, “Vieux moustache”, “Avant-Garde en patrouille” e “Route en hiver”). Per il presente lavoro, con il conforto storico della Osprey Publishing, basterà notare che, agli inizi del 1813, il guardaroba dei carabiniers si arricchì di questa

nuova tunica azzurra da utilizzare in campagna ed in combattimento.
La tunica bianca, con risvolti e profilature celesti-azzurre, che aveva caratterizzato i carabinieri a cavallo dal 1810 (in corrispondenza con l’adozione di elmi e corazze), restò ovviamente in uso…ma venne riservata, con ogni probabilità, agli impegni meno “dinamici” ed all’alta tenuta (invariate le spalline in lana scarlatta delle truppe d’elite).
Tra i nomi celebri dei comandanti di questa unità, non può essere taciuto il Colonnello Guy Aimable Blancard (cui ho dedicato un mio precedente lavoro), che galoppò alla testa del II Carabiniers dal 1807 al 1813, sopravvivendo all’immane tragedia della ritirata di Russia.
A proposito di questa campagna, il bellissimo volume Osprey – Men at Arms – Napoleon’s Carabiniers, riferisce che, nel corso di quei tragici eventi, a seguito dell’enorme ecatombe equina che le operazioni comportarono, carabinieri e corazzieri furono spesso costretti a far ricorso a piccole cavalcature reperite in loco (quali i “konias”, cavallini davvero poco più grandi di ponies, dalle lunghissime criniere e code, catturati dallo stato brado nel quale vivevano nelle foreste russe).
Più di un disegno di contemporanei, mostra carabinieri e corazzieri in una situazione equestre al limite del grottesco, con estremità dei foderi delle sciabole e staffe molto vicini al livello del suolo, in sella, appunto, a questi minuscoli ma resistenti animali.
Concludo, in ossequio al II Carabiniers, con i fatti d’arme che lo riguardano e che lo videro operare sempre accanto al I:

  • 1805: con la cavalleria dell’Imperatore in azione a Norimberga ed Austerlitz;
  • 1806–7: Campagna d’Inverno – presente ai maggiori fatti d’arme tra cui Friedland;
  • 1809: combatte ad Eckmul, Ratisbona, Essling e Wagram;
  • 1812: al galoppo negli spazi russi a Vinkovo e Viasma, oltre a Borodino;
  • 1813: in azione a Dresda, Lipsia ed Hanau;
  • 1814: le sciabole dei carabiniers agiscono a Montmirail, La Guillotiere, Troyes, Craonne, Laon e Reims;
  • 1815: le ultime, commoventi cariche a Quatre Bras e Waterloo.
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